Playlist Enzo Jannacci: come nascono i comici (1964-1985)

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Qui devo partire subito con l’aneddoto prendendola alla lontana e cioè partendo dalla mia nascita. I miei mi assegnano al loro medico della mutua, ovviamente, che però non è sotto casa, è a sei fermate di filobus da casa, perché è il dottore di un’amica di mia mamma e quindi c’è un rapporto di fiducia e bla bla bla.

Se ci fossimo invece affidati alla scelta random delle USSL, probabilmente sarei stato assegnato ad uno studio a 100 metri da casa, in una traversa della mia via: lo studio di Jannacci dott. Vincenzo, cardiologo esimio, ex membro della prima equipe al mondo ad effettuare un trapianto cardiaco!

enzo jannacci playlist spotify Enzo Jannacci, quello delle scarp de tennis, era infatti medico della mutua fra un disco e l’altro, e una mia cara amica era una sua assistita. Lo descrive come serio e professionale, anche se non di rado sostituito da un sostituto. Quando non operava a cuore aperto, negli anni ’50 e ’60 Jannacci suonava con Stan Getz e Jerry Mulligan, tanto per dirne un paio, ed era diplomato in armonia e direzione d’orchestra, quindi era uno che alla musica “ci dava del tu”, come si suol dire. Solo che preferiva fare il “pistola” con i suoi compari di rocchenroll, primo fra tutti Giorgio Gaber, con cui cercherà invano di far fortuna con il duo “I due corsari”. Erano talmente stonati che avevano maggior successo con le trovate comiche dentro le canzoni e fra un pezzo e l’altro, una caratteristica che entrambi si porteranno dietro per il resto delle loro sfavillanti carriere future.

Dopo una lunga gavetta, Jannacci comincia a farsi notare con le sue canzoni sulla sua Milano. Che poi è anche la mia, nel senso che oltre ad avere lo studio dietro casa mia, abitava in viale Romagna, cioè la continuazione della mia via. E ricordo di averlo visto spesso davanti all’edicola della Casa dello Studente di via Pascoli a leggere il giornale e commentare le notizie con l’edicolante e gli occasionali bystanders ®.

Quindi la sua Milano, quella che descrive nelle sue prime canzoni, è di fatto il mio quartiere e più in generale Milano est: il Viale Forlanini del barbùn che purtava i scarp de tennis, l’Ortica del palo della banda omonima, via Lomellina (dove ho vissuto dieci anni), Rogoredo, Porta Tosa… Non ho messo quasi nessuna di queste canzoni nella raccolta, per diverse ragioni che poi elencherò, ma è chiaro che tutto questo crei per me un legame particolare al buon Enzo.

Lo Jannacci degli anni ’60 canta molto in dialetto, canta anche canzoni d’altri o popolari in dialetto (La Balilla, Ma Mi), un’abitudine che più avanti abbandonerà. Ciò che non abbandonerà sarà la dicotomia fra i suoi due stili, e soprattutto il soggetto principale.

Spiego: Jannacci scrive fondamentalmente in due modi: ironico, oppure tragico. Gli riescono bene entrambi i modi, ma in questa compila ho scelto di dare molto più risalto al timbro comico/ironico, perché in quello tragico e drammatico, pur essendo molto bravo (come dimostrano i pezzi qui scelti, Vincenzina, Musical, Sei minuti all’alba) non si distingue poi tanto dai suoi colleghi cantautori! E ne abbiamo già fatte tante di compilazioni drammatiche, vediamo di alzare un po’ l’umore.

Quanto al soggetto, i protagonisti delle canzoni di Jannacci sono sempre quelli che la chiesa chiamerebbe gli “ultimi”: barboni, operai in catena, scrocconi, disoccupati, minatori, vittime di soprusi, sfruttati in generale, soldati al macello… Anche questo distingue Jannacci dalla maggior parte dei colleghi, molto più “radical-chic”, e spesso più interessati alle problematiche di un certo tipo di gioventù impegnata, ma spesso anche ben pasciuta. Non è un caso che la principale rivista che si occupa degli homeless milanesi (ora gestita dalla Caritas Ambrosiana) si chiami Scarp de’ Tenis, non è un caso che la casa d’accoglienza più importante di Milano sia stata intitolata a Enzo Jannacci. Perfino a Sanremo, con “Se me lo dicevi prima”, aveva portato un testo molto forte sulla tossicodipendenza.

Dal punto di vista dell’importanza di Jannacci nella cultura milanese, basterebbe fare i nomi di quelli che hanno collaborato con lui. Per primo Gaber, poi Dario Fo, autore di molti testi che trovate qui (Veronica, Prete Liprando, l’Armando, la Luna è una Lampadina, oltre alla celeberrima Ho visto un re), testi per i quali già il Nobel sarebbe meritatissimo. Poi tutto il giro della “mala”, Strehler, Milva, il compositore Fiorenzo Carpi. Poi, tutto il giro del Derby, Teocoli e Boldi, Toffolo, e soprattutto Cochi e Renato. Poi, il giro degli intellettuali “sportivi”, come Sandro Ciotti (coautore di Veronica) e Beppe Viola (coautore di Quelli che…, nonché paziente nello sketch “Dottore”). La sua ombra aleggia su tutto il cabaret milanese di quegli anni e di quelli successivi, facendo di lui un mito che nemmeno il manto nero di quel menagramo di Fazio è riuscito a scalfire con l’orrido funerale-in-vita che gli organizzò una volta con la complicità di quel rovinafamiglie del figlio di Jannacci, e che mi auguro tutti voi vi siate persi.

Escludendo il brano iniziale, Silvano, che ho messo all’inizio perché mi piaceva così, la compila è divisa in due: dieci brani degli anni ’60, anni che si concludono col suo più noto tormentone, “Vengo anch’io –no tu no”, ma anche con una forte delusione nei confronti dello show-business che in pratica lo porta a fare altro (va in Sudafrica a far trapianti di cuore con Barnard). E poi sei brani degli anni ’70 e ’80, inframezzati da brevi “sketch” che Jannacci si divertiva ad infilare nei suoi dischi. Cambia molto il modo di cantare, viene abbandonato del tutto (salvo qualche espressione qua e là) il dialetto, personalmente faccio più fatica a trovare roba buona, ma quella che trovo è molto buona. Per quanto riguarda gli anni ’60, in qualche caso ho preso delle versioni “televisive”, semplicemente perché i dischi erano talmente registrati a caxxo che le versioni in TV risultano più pulite e godibili!

Questo mi porta anche a spiegare la scelta di mettere tre brani da un live pressochè inascoltabile: il disco “Enzo Jannacci in teatro” (1964) è probabilmente il primo disco live della storia italiana… è registrato in maniera orrenda, ma contiene questi tre pezzi per me fondamentali, e introvabili in altre versioni decenti. Solo molto più tardi verranno recuperati con versioni edulcorate, arrangiate in maniera mediocre o eccessiva, insomma, brutte. Quindi ho preferito, di gran lunga, mettere alla prova le vostre orecchie con queste versioni quasi da bootleg. Tenete anche conto che NESSUN disco degli anni ’70 o ’80 è mai stato ristampato su CD. Solo singoli pezzi in raccolte varie…

Ho escluso tutti i pezzi più famosi: Vengo anch’io, i scarp de tenis, Ci vuole orecchio, E la vita la vita, Secondo te che gusto c’è, Vivere senza malinconia, Ho visto un re. Ho escluso anche i pezzi di Paolo Conte (Bartali, Messico e Nuvole, Sudamerica) perché sono di Paolo Conte (ma dài!), ho escluso i pezzi più strettamente in dialetto, ho escluso quasi tutte le collaborazioni con Cochi e Renato, per quanto secondo me felici, e come già detto ho privilegiato lo Jannacci caxxone. Con tutte queste esclusioni non son sicuro di aver dato un quadro complessivo sufficiente del personaggio, ma la lista finale dei pezzi c’ha i controcaxxi.

Menzione speciale per Natalia, un pezzo in cui il chirurgo incontra il cantautore creando un pezzo toccante, agghiacciante, ironico, unico.

(1) LA MILANO DI ENZO JANNACCI (1964)
(2) ENZO JANNACCI IN TEATRO (1964)
(3) SEI MINUTI ALL’ALBA (1966)
(4) VENGO ANCH’IO. NO, TU NO (1968)
(5) QUELLI CHE… (1975)
(6) SECONDO TE… CHE GUSTO C’E’? (1977)
(7) FOTORICORDO (1979)
(8) CI VUOLE ORECCHIO (1980)
(9) L’IMPORTANTE (1985)
(*) SINGOLI O TV

1. Silvano (8) 4.07
2. Veronica (2) 3.42 (Fo, Ciotti / Jannacci)
3. Prete Liprando e il Giudizio di Dio (2) 6.10 (Fo / Jannacci)
4. Il Primo Furto non si Scorda Mai (2) 3.16 (Fo / Jannacci)
5. Prendeva il Treno (1) 2.05
6. Sei Minuti all’Alba (3) 4.31 (Jannacci, Fo / Jannacci)
7. La Luna è una Lampadina (1) 3.35 (Fo / Carpi)
8. Aveva un Taxi Nero (*, 1964) 3.40 (Fo / Carpi)
9. Giovanni, Telegrafista (4) 3.18 (Jacobbi, Ricardo / Jannacci)
10. L’Armando (*, 1966) 2.14 (Fo / Jannacci)
11. Faceva il Palo (3) 3.18 (Valdi / Jannacci)
12. Vincenzina e la Fabbrica (5) 4.18
13. (La Televisiun) (5) 0.19
14. Quelli Che… (5) 8.08 (Viola / Jannacci)
15. (Jannacci Arrenditi) (6) 2.51
16. Musical (8) 6.03
17. Il Bonzo (5) 5.35 (Cochi, Fo / Fo)
18. (Dottore) (5) 0.48 (Viola, Jannacci)
19. Natalia (7) 5.04
20. (Il Sintetizzatore) (7) 0.45
21. Son s’Cioppaa (9) 5.07

Qui il link alla playlist Spotify: Playlist Enzo Jannacci

 

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