Playlist Led Zeppelin – Dirigibile e Martello (1969-1979)

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Oggi è venuta l’ora di confrontarci con una delle band che ha oggettivamente fatto la storia del rock, senza “se” e senza “ma”: i Led Zeppelin, ovvero Robert Plant (voce), Jimmy Page (chitarre), John Paul Jones (basso, tastiere) e John Bonham (batteria).
Una band che non ha troppo bisogno di presentazioni, talmente nota da divenire per alcuni quasi un culto: di sicuro per un paio dei miei amici più cari che per diversi anni me li hanno fatti ascoltare a ripetizione (ciao belli se state leggendo vi voglio bene), e che vi devo dire, mi poteva andare decisamente peggio.
Io la playlist degli Zeppelin a dire il vero la avevo già fatta agli albori di questo progetto, quando era ancora allo stadio di “cazzeggio fra pochi amici”. Il problema è che all’epoca non avevo avuto il coraggio necessario, e avevo tirato fuori due playlist da 80 minuti : una per i primi quattro album (1969-1971), ed una per il secondo periodo della loro carriera (1973-1979). Oggi, a circa cinque anni di distanza, ho il coraggio e il cinismo necessario per mettermi in gioco e divertirmi a condensare tutta la loro carriera in 80 minuti. È un’operazione possibile? Non saprei, conosco persone che manderebbero in galera la gente per molto meno (e d’altronde già nella versione doppia mi ero beccato parecchie critiche su “manca questo” e “togli quello”), ma alla fine penso di essere riuscito a tirare fuori una cosa piuttosto sensata.

Sensata in che senso, direte voi? Sostanzialmente nel fare una panoramica condensatissima della carriera del gruppo, che mostrasse (quasi) tutte le loro anime diversissime, che contenesse almeno un pezzo da ogni loro disco, e che risultasse in una compilation comunque divertente da ascoltare, includendo alcuni classiconi ma senza risultare scontata nel complesso.

Io non sono nessuno per stare qua a raccontarvi la storia dei Led Zeppelin, tanto è uno dei gruppi più famosi della storia e chi ha voglia può approfondire facilmente, quindi giusto un paio di frasi telegrafiche per contestualizzare la playlist. I Led Zeppelin nascono a fine anni 60 in qualche modo dalle ceneri degli Yardbirds (altro gruppo blues rock fondamentale), e in poco meno di tre anni, dal 12 Gennaio 1969 all’8 Novembre 1971, pubblicano quattro dischi epocali che portano il blues rock agli estremi, definisco l’hard rock seventies per come tutti lo conosciamo, infilano svisate ultra psichedeliche e momenti di folk bucolico e misticismo. Come si possa tirare fuori talmente tanta roba a livelli talmente assurdi in così poco tempo è davvero un mistero, di certo è uno di quei casi dove se qualcuno mi portasse delle prove che Jimmy Page si è venduto l’anima al Diavolo non sarei troppo stupito. Dopo le cose si fanno più complicate, nel 1974 Plant si opera alle corde vocali, poi ha un brutto incidente automobilistico, poi gli muore un figlio. Tutto questo, insieme ad altre vicissitudini, non impedisce alla band di pubblicare altri quattro dischi in 6 anni che definire “dignitosi” sembra quasi un insulto, considerata comunque la quantità di classiconi che contengono. Questo periodo ha comunque caratteristiche molto diverse dal primo, per diversi fattori: Plant non può urlare troppo, il gruppo ha ora la propria etichetta discografica e quindi si può permettere di fare uscire dischi doppi dove bastavano 40 minuti (Physical Graffiti), e questo permette anche di sperimentare una serie di stili e soluzioni sempre più lontane dal blues rock degli esordi (molte di queste suggestioni mistiche e orientaleggianti le ritroveremo poi nella buona carriera solista di Plant). Insomma, per farla breve, a Settembre 1980 Bonham muore e il gruppo si scioglie, salvo molto sporadiche e (per forza di cose) parziali reunion negli anni successivi.

Bè, basta cazzeggio, veniamo alla playlist. Come si condensa una carriera di questo tipo in 80 minuti? Innanzitutto si lascia fuori Stairway to Heaven, che rimane un capolavoro assoluto, ma è talmente abusata che francamente rinunciarvi non mi causa nessun dolore. Poi, chi mi conosce sa che non farei MAI una compilation dei Led Zeppelin senza Bron-Y-Aur Stomp e Achilles Last Stand, e quindi ecco altri due (discutibilissimi) tasselli al loro posto. Poi, bè, una serie di scelte dolorose che numericamente premiano i primi quattro dischi (10 pezzi contro 4 – uno per ogni disco della seconda fase) ma che a livello di minutaggio provocano un involontario ma meraviglioso quasi-pareggio (circa 43 minuti contro 37). L’ordine prevede ognuno dei quattro pezzi della seconda fase a fare da “intervallo” fra i blocchi dedicati ai pezzi dei primi quattro dischi, con un risultato che alla fine all’ascolto è molto più omogeneo di quanto pensassi…

Buon ascolto!

Led Zeppelin (1969) (1)
Led Zeppelin II (1969) (2)
Led Zeppelin III (1970) (3)
Led Zeppelin IV (1971) (4)
Houses of the Holy (1973) (5)
Physical Graffiti (1975) (6)
Presence (1976) (7)
In Through the out Door (1979) (8)

1 – Communication Breakdown 2:30 (1)
2 – Dazed and Confused 6:29 (1)
3 – Babe I’m Gonna Leave You 6:43 (1)
4 – No Quarter 7:03 (5)
5 – Heartbreaker 4:14 (2)
6 – Ramble On 4:34 (2)
7 – Kashmir 8:37 (6)
8 – Immigrant Song 2:26 (3)
9 – Friends 3 :54 (3)
10 – Bron-Y-Aur Stomp 4 :17 (3)
11 – Carouselambra 10:34 (8)
12 – Rock and Roll 3:41 (4)
13 – Black Dog 4:55 (4)
14 – Achilles Last Stand 10:32 (7)

TOT : 80:00

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