Intervista a Dente: Io tra di noi, l’amore per il vinile e il film mancato

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Il primo singolo estratto, “Saldati”, è fra i più trasmessi in radio ed è stabilmente in cima alla classifica di gradimento delle web radio e delle radio locali curata dal MEI (Meeting degli Indipendenti). Confrontandola con il resto del disco sembra nettamente più radiofonica, come se volesse un po’ ammiccare al grande pubblico… è così o è solo un impressione?
No, non è esattamente così. Non l’abbiamo registrata e prodotta pensando alla radio. È un pezzo che io ho voluto fortemente come primo singolo. Sapevo che era la canzone giusta per presentare il nuovo disco, ma non pensavo alla radio, anche perché secondo me non è un pezzo prettamente radiofonico.

I tuoi pezzi, su disco, hanno sempre arrangiamenti ricchi e molto curati. Per te è stato un problema riproporli dal vivo con mezzi, diciamo, “diversi”?
No non è un problema. Abbiamo pensato anche al live mentre registravamo il disco, nel senso che abbiamo deciso di non allargare la formazione del live, quindi rimanendo sempre in quattro. Proprio per questo non ho voluto strafare sul disco. Ovviamente ci sono cose che non possiamo portare con noi, come la sessione degli archi e i fiati. Però abbiamo ri-arrangiato le cose in modo che possano stare comunque in piedi, anche perché stavano già in piedi da sole.

I tuoi testi sono sempre molto personali e non si colgono praticamente mai riferimenti chiari all’attualità, cosa rara per un cantautore. Non ti interessa parlare di certe cose o semplicemente preferisci tenertene fuori per non essere frainteso o strumentalizzato?
No, non mi viene da scrivere di certe cose… Ciò che scrivo è quello che mi viene più naturale scrivere. Non mi verrebbe di scrivere una canzone su altre cose.