Playlist Smashing Pumpkins 1991-2001 – The Friends and Enemies of Modern Playlists

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Sono qui a confrontarmi con uno dei miei amori di gioventù, ragione per cui stilare questa lista per me è stato tutt’altro che facile. Gli Smashing Pumpkins sono stati uno dei gruppi che mi hanno avvicinato alla musica rock, da neo-adolescente, causa cugino appassionatissimo, ed epoca in cui ascoltavi quello che ti passavano. Conservo ancora le cassettine piratate di Mellon Collie, anche se ormai sono completamente smagnetizzate e non si sente più che un fruscio distorto…

Al di là del fattore nostalgia, riascoltando tutta la loro discografia (o meglio, quella dei veri SP), posso confermare che amo ancora tutto quello che amavo all’epoca, e che la trovo tuttora un’epopea irrinunciabile, per qualità e varietà e genuinità, per la storia di quello che una volta si chiamava “rock alternativo” (a che cosa, non l’ho mai veramente capito). Sono sicuro che, nonostante ciò, al 90% quelli fra voi che li ascoltano oggi, sono solo quelli che li ascoltavano all’epoca…sogno che questa playlist possa convincere qualcuno di quelli che li ha sempre snobbati a dargli una chance tardiva.

La formazione storica degli SP è di per se iconica: drogatissimo e dotatissimo Jimmy Chamberlin alla batteria, drogatissima e affascinante bassista donna dall’impronunciabile nome di D’arcy Wretzky, Jappo chitarrista James Iha, voce chitarra, turbe mentali e autore di quasi tutto Billy Corgan [non voglio dire che Corgan e Iha non si drogassero, non saprei, ma sono gli unici due a non aver mandato all’aria la loro carriera per quello, quantomeno]. All’epoca erano annoverati nel calderone del grunge, che come quasi tutte le etichette di questo tipo voleva dire tutto e niente, ma in verità la loro musica è stata piuttosto varia, sicuramente nel corso degli anni, ma anche all’interno dei dischi stessi, per sparare generi a caso, presenti all’appello: dream pop, noise, shoegaze, punk, grunge, dark wave, cantautorato intimista. Se una cosa veramente grunge c’era, erano i testi per lo più cupo/depressivi/incazzati neri (ma spesso notevoli) di Corgan.

Passiamo alla discografia. Il disco d’esordio, Gish, non l’ho mai particolarmente amato, troppo grezzo e istintivo nella maggior parte dei pezzi, ha però i suoi episodi notevoli. Nella lista è rappresentato dalla sognante Rhinoceros, ma anche Tristessa e Siva avrebbero meritato. Il successivo Siamese Dream per molti è già un capolavoro: riascoltandolo, direi che no, non è un capolavoro, ma di sicuro contiene i primi pezzi veramente enormi, e lascia intravedere a pieno la varietà di stili e mood che il gruppo è in grado di proporre. In playlist rimane rappresentato solo da Today (assolutamente da vedere il leggendario video con Corgan gelataio) e da Disarm: questo per lungo tempo è stato uno dei miei pezzi preferiti, ora forse alcuni archi dell’arrangiamento mi lascerebbero un po’ interdetto, ma che vi devo dire, la trovo molto sincera, e la sua epicità mi commuove ancora. Altri pezzi meritevoli purtroppo esclusi: Cherub Rock, Soma (perchè un po’ doppione di Rhinoceros), Mayonaise, Silverfuck (a malincuorissimo, per la lunghezza).

In questo periodo, e direi fino al 1998, il gruppo entrerà in una fase di sovrabbondanza creativa che li porterà ad incidere una tonnellata di roba, e, riascoltandola ora, devo dire quasi tutta degna di nota o quantomeno decente! Perfortuna sapranno “contenersi” nelle loro uscite ufficiali, e gran parte di questa roba finirà come b-side di singoli e raccolte di rarità. Ora, sembra molto retorico da dire, ma sono certo che molte band alt/indie rock di oggi venderebbero l’anima al diavolo per poter pubblicare un disco che all’epoca era una raccolta di scarti, ovvero Pisces Iscariot. Il capolavoro Starla era troppo lungo da includere, quindi qui lo rappresento con l’iniziale (sia nel disco che nella raccolta) e delicatissima Soothe, ma vi invito a riscoprire questo disco pieno di gemme impazzite.

1995: Mellon Collie and the Infinite Sadness, disco doppio (Dawn to Dusk, Twilight to Starlight), capolavoro, ieri, oggi, domani e sempre. Il gruppo ottiene notorietà mondiale, i video di Tonight, Tonight e 1979 in rotazione continua su Mtv, vendite alle stelle (più di 10 milioni di copie solo negli USA). Ora, riascoltatelo oggi, riascoltatelo per intero e chiedetevi come diavolo sia possibile che un disco così abbia venduto così tanto: io, francamente non me lo saprei spiegare, però mi pare una delle testimonianze più lampanti che forse i veri anni ’70 sono stati gli anni ’90, o che, se vogliamo giungere ad un compromesso, non hanno avuto niente da invidiare agli anni ’70. Forse faccio un discorso da matusa, mos maiorum, e quant’altro, ma davvero, riascoltatevi Mellon Collie e pensate alle copie che ha venduto, e vedete voi. Parliamoci chiaro: si poteva fare un best degli SP solo prendendo pezzi da questo disco e avrebbe avuto perfettamente senso, dentro c’è di tutto, ed è tutto a livelli altissimi. In playlist trovate 8 pezzi, essendo un doppio ed essendo il loro picco era il minimo sindacale, e nonostante ciò bruciano le esclusioni forzate di Love, Galapogos, Muzzle, Porcelina of the vast oceans e molte altre.

Nel 1996 esce The Aeroplane Flies High, un cofanetto di 5 singoli: anche qui, c’è chi ucciderebbe per fregiarsi di una delle b-side ivi contenute, la title track è un altro capolavoro troppo lungo da inserire qui. Da qui in poi lo scenario inizia a cambiare, e nemmeno tanto gradualmente. Durante il tour del 1996 un turnista (tastierista) muore di overdose, e il batterista Jimmy Chamberlin viene anch’esso ritenuto qualche passo di troppo vicino al baratro, e viene escluso dalla formazione. L’uscita di scena di Chamberlin porta ad un improvviso cambio di sound, che diventa molto più cupo ed elettronico: i primi frutti di questa svolta sono due singoli per due colonne sonore. The End Is the Beginning Is the End è l’unico risvolto positivo di quell’orrore chiamato “Batman & Robin”, e a dire il vero è ancora abbastanza chitarrosa (anche qui, breve riflessione su come un pezzo del genere potesse essere la colonna sonora di un blockbuster del genere). Eye, incisa per la colonna sonora del capolavoro Lost Highway di David Lynch, è invece un incubo scuro, misterioso e inquietantissimo, come d’altronde il film a cui è legata.

Ed eccoci ad Adore, dove la svolta di sound presagita da Eye si compie in pieno: poche chitarre, molte tastiere, batteria quasi solo elettronica, tutto molto molto cupo (a cominciare dalla meraviglisa grafica gotica di copertina e libretto). All’epoca, per molti fan fu uno shock, e credo che molti li abbandonarono qui: per me, errore madornale. Adore forse non sarà un capolavoro, ma è un gran disco, forse troppo lungo, ma con alcuni pezzi davvero enormi ed ispiratissimi, forse il disco loro a cui sono più affezionato. All’epoca l’accoglienza e le vendite furono disatrose, e questo condizionerà irrimediabilmente la carriera del gruppo. Escludo dalla playlist il singolone Ava Adore, che pure amo (e che per me è inscindibile dal geniale video col Corgan-nosferatu), per lasciare spazio al capolavoro Tear (che il pazzo di Lynch rifiutò per Lost Highway), Daphne Descends e la meravigliosa To Sheila (che apre il disco, ma chiude la mia playlist).

Da qui in poi, la situazione peggiora di parecchio. Il gruppo perde per strada anche D’arcy (all’epoca si disse che volesse tentare la carriera di attrice), sostituita da Melissa Auf Der Maur delle Hole (all’epoca si diceva pure che Corgan stesse con Courtney Love, e avesse scritto mezza discografia delle Hole), e riguadagna Jimmy Chamberlin.

Il disco seguente, Machina/The Machines of God, è un disco parecchio strano. Il singolone The Everlasting Gaze (qui unico rappresentante del disco) illuderà i fan, promettendo, col ritorno di Chamberlin, un ritorno al sound pre-Adore, ma non sarà così (non del tutto almeno). Corgan voleva un altro doppio album, ma non gli sarà permesso viste le basse vendite di Adore, quindi pubblica Machina, poi scoglie il gruppo e regala il loro ultimo disco “Machina II/The Friends and Enemies of Modern Music” online (notare, era il 2001), facendone solo 25 copie fisiche per gli amici (nello strambo formato di 3 EP + 1 LP).

Machina I e II sono due concept o semi-concept o chicicapiscequalcosaèbravo su una rock star depressa di nome Glass. La cosa funziona a fasi alterne, ci sono buoni pezzi, ma intervallati da molta roba da “bah!”, il sound più che vario sembra confuso, e ne viene fuori tanta roba sicuramente interessante, ma difficilmente digeribile. Sui commenti di Youtube c’è tanta gente che giura che Machina è il loro disco migliore: francamente mi sembra improbabile, ma se molti lo dicono qualcosa di interessante in effetti deve esserci.

Da Machina meritebbe anche Blue Skys bring Tears, ma anche e soprattutto Glass and the ghost children (anche questa, troppo lunga per inserirla in 80 minuti). Machina II è un disco da riscoprire: prodotto molto “alla buona”, ma con alcuni pezzi secondo me belli davvero, come Saturnine (o Satur9) ivi inclusa (registrata negli anni a venire in altre versioni, prodotte molto meglio ma per me molto meno belle), Glass (esclusa dalla playlist all’ultimo secondo per far posto a Soothe), e tante altre schegge, che dimostrano che forse, se gli teneva la testa (e la formazione) Corgan avrebbe potuto continuare a dare qualcosa alla storia.

 

Invece, come già detto, scioglierà il gruppo, all’epoca dirà “perchè stanco di combattere con le Britney Spears che dominano le classifiche”. All’epoca, nessuno gli crederà e si dirà: ha solo finito l’ispirazione e cerca scuse improbabili. L’esperienza con gli Zwan (dove, in pieno stile futurama quando devono sostituire equipaggio, avrà di nuovo chitarrista orientale – David Pajo! – e bassista donna), il disco solista, e i dischi con i riformati Smashing Pumpkins (in realtà lui, Chamberlin – a volte – e turnisti vari), sembrerebbero dimostrare che forse non aveva molto altro da dire. D’altronde, quello che abbiamo visto in classifica negli ultimi anni sembrerebbe dare ragione anche alla sua storica affermazione: la storia “ufficiale” della musica forse davvero non aveva più posto per gente come lui e i suoi compagni di avventure.

Un paio di postille prima di arrivare alla playlist. Purtroppo nell’immenso catalogo Spotify ci sono alcune mancanze gravi, quindi sono stato costretto a “barare” in due casi:

  • Manca The End Is the Beginning Is the End, quindi sono stato costretto a sostituirla con la versione più lenta e apocalittica The Beginning Is the End Is the Beginning
  • Manca Satur9/Saturnine perché ovviamente Machina II è un disco che vive solo nei nostri cuori, nelle cantine di 25 amici di Corgan, e su Youtube. Ho messo la versione contenuta nell’edizione deluxe di Adore, per me sempre meno bella della grezzissima originale, ma comunque notevole

Ed ora, buon ascolto!

1991 – Gish (1)
1993 – Siamese Dream (2)
1994 – Pisces Iscariot (3)
1995 – Mellon Collie and the Infinite Sadness (4)
1998 – Adore (5)
2000 – Machina – The Machines of God (6)
2001 – Machina II – The Friends and Enemies of Modern Music (7)

1 Soothe 2:37 (3)
2 Zero 2:41 (4)
3 Bullet with Butterfly Wings 4:18 (4)
4 Rhinoceros 6:32 (1)
5 Today 3:19 (2)
6 Bodies 4:12 (4)
7 Tear 5:52 (5)
8 Disarm 3:17 (2)
9 Tonight, Tonight 4:14 (4)
10 The End Is the Beginning Is the End 5:07 (Batman & Robin OST)
11 Daphne Descends 4:38 (5)
12 The Everlasting Gaze 4:00 (6)
13 Eye 4:51 (Lost Highway OST)
14 Saturnine 4:00 (7)
15 1979 4:25 (4)
16 Cupid de Locke 2:50 (4)
17 Thirty-Three 4:10 (4)
18 To Forgive 4:17 (4)
19 To Sheila 4:39 (5)

TOT: 79:59

Playlist Spotify : Playlist Smashing Pumpkins

 

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