The Rolling Stones: Beggars Banquet (Decca, 1968)

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Stray Cat Blues, unico episodio elettrico del lavoro, è anch’esso basato su uno dei soliti riff grevi e maleducati che costituiscono il marchio di fabbrica del buon vecchio Richards, oltre che sul canto strafottente di Mick Jagger: è senza dubbio il pezzo più fragoroso dell’LP, ad anticipare idealmente gli altri episodi rumorosi e cattivi nei successivi lavori.

Merita la lode la tanto discussa Sympathy For The Devil che suggella l’apertura dell’LP: un brano entrato a tutti gli effetti nella leggenda, a partire dall’isterico incipit di bongos suonato da Rocky Dijon, passando per il diabolico testo – vero e proprio monologo autoapologetico operato dal demonio in persona – e terminando con le sporchissime “leccate” di chitarra solista nella parte finale.


Queste ultime, insieme al sinistro falsetto conclusivo di Jagger, spiccano sin dal primo ascolto quale elemento caratteristico del brano; per la soluzione melodica adoperata, chiaramente, ma anche e soprattutto per la pasta sonora della chitarra, prodotta da una chitarra saturata fino all’inverosimile, al limite del fastidioso, con un pedale fuzz di quelli che andavano di voga nei ruggenti anni ’60.

Si è molto chiacchierato, nei decenni, su chi sia effettivamente stato l’autore delle “leccate” in questione – posto che anche l’ascoltatore più occasionale non oserebbe mettere in dubbio il fatto che si tratta di una soluzione stilistica e sonora assolutamente estranea allo stile di Keith Richards – arrivando addirittura a evocare la mano dell’onnipresente Jimmy Page, il quale ha ufficialmente partecipato a numerose sessioni di registrazione con gli Stones durante la sua fortunata attività da turnista anche se è sempre stato mantenuto – assai significativamente, a parere di chi scrive – il massimo riserbo sulla portata dei suoi contributi. Sia come sia, la cosa più ragionevole da supporre è che l’assolo di Sympathy For The Devil sia verosimilmente da attribuire a Brian Jones, anche se tanto per cambiare Jagger e Richards hanno sempre tenuto a negare recisamente.

2 COMMENTS

  1. articolo perfettamente condivisibile. Anche io penso che Jones sia stato tolto di mezzo perchè incontrollabile e in netto contrasto con gli interessi della ditta Jagger-Richard, ormai assorbita solo da fatturato e businness. E penso che il vero genio fosse lui. A parte i due dischi postumi, dove si sente ancora forte la sua influenza, gli Stones, diventata per definizione una cover band di se stessa, nn ha più prodotto brani o dischi del livello dei precedenti. Quello che dice Wyman è del tutto credibile, e difatti penso abbiano riservato medesimo trattamento anche al biondo Brian Jones. I fatti e i LP successivi parlano…… Saluti

  2. Va detto che oltre a Jones e Wyman anche Mick Taylor si è ampiamente lamentato dello stato di cose relativo ai credits delle canzoni, mollando tutto stizzito dopo appena un quinquennio e mantenendo un astio incredibile verso Jagger e Richards anche a decenni di distanza: se uno è un caso e due sono una coincidenza, tre fanno una prova.

    Jones era un genio musicale spaventoso, un polistrumentista da far tremare i polsi e un purista del blues, ma umanamente fragilissimo e del tutto incapace a gestire il successo; Jagger e Richards hanno avuto gioco facile nel levarlo di mezzo e, come giustamente hai rimarcato, dopo la sua dipartita gli Stones sono precipitati nello stato che purtroppo tutti conosciamo. Probabilmente non aveva davvero la stoffa del compositore, ma è assodato che in compenso gli Stones del periodo d’oro devono tutto a Jones in termini di intuizioni, direzione musicale, sound, approccio e immagine.

    Vederlo nel video di Rock And roll Circus relegato in un angolo e costretto a suonare le Maracas, durante l’esibizione degli Stones, è stata un’esperienza semplicemente rivoltante; personalmente ho sempre pensato che quella vergognosa umiliazione in occasione della sua apparizione finale altro non sia se non il sigillo a riprova di tutte le voci che da sempre circolano attorno al suo allontanamento dal gruppo e alla sua morte.

    “…ha formato lui il gruppo. Ha scelto lui i membri. Ha dato lui il nome alla band. Ha scelto lui la musica che abbiamo suonato. Ha organizzato tutte le esibizioni. […] Molto influente, molto importante, ma poi è andato lentamente perdendo – molto intelligente – non ha saputo gestirsi ed ha sprecato tutto.”
    (Bill Wyman)

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