The Rolling Stones: Beggars Banquet (Decca, 1968)

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Discorso a parte meritano i tre pezzi acustici di chiusura. Prodigal Son brilla per la sua indubbia originalità, dovuta anche alla diversa accordatura della chitarra acustica che Richards utilizza per l’accompagnamento; le due ballate Factory Girl e Salt Of The Earth, invece, mantengono alta l’attenzione dell’ascoltatore anche grazie alla loro soffusa semplicità.

La prima presenta dei godibilissimi arrangiamenti strumentali per mandolino e fiddle, che le conferiscono un gustoso sapore rurale: Salt Of The Earth vi è accomunabile per l’analoga leggerezza, ma se ne distacca per gli arrangiamenti molto più essenziali nonostante il ricorso all’ensemble corale che si unisce alla voce di Jagger nello spannung finale.

Tracklist:

Beggars Banquet Rolling Stones1. Sympathy For The Devil
2. No Expectations
3. Dear Doctor
4. Parachute Woman
5. Jig-Saw Puzzle
6. Street Fighting Man
7. Prodigal Son
8. Stray Cat Blues
9. Factory Girl
10. Salt Of The Earth

2 COMMENTS

  1. articolo perfettamente condivisibile. Anche io penso che Jones sia stato tolto di mezzo perchè incontrollabile e in netto contrasto con gli interessi della ditta Jagger-Richard, ormai assorbita solo da fatturato e businness. E penso che il vero genio fosse lui. A parte i due dischi postumi, dove si sente ancora forte la sua influenza, gli Stones, diventata per definizione una cover band di se stessa, nn ha più prodotto brani o dischi del livello dei precedenti. Quello che dice Wyman è del tutto credibile, e difatti penso abbiano riservato medesimo trattamento anche al biondo Brian Jones. I fatti e i LP successivi parlano…… Saluti

  2. Va detto che oltre a Jones e Wyman anche Mick Taylor si è ampiamente lamentato dello stato di cose relativo ai credits delle canzoni, mollando tutto stizzito dopo appena un quinquennio e mantenendo un astio incredibile verso Jagger e Richards anche a decenni di distanza: se uno è un caso e due sono una coincidenza, tre fanno una prova.

    Jones era un genio musicale spaventoso, un polistrumentista da far tremare i polsi e un purista del blues, ma umanamente fragilissimo e del tutto incapace a gestire il successo; Jagger e Richards hanno avuto gioco facile nel levarlo di mezzo e, come giustamente hai rimarcato, dopo la sua dipartita gli Stones sono precipitati nello stato che purtroppo tutti conosciamo. Probabilmente non aveva davvero la stoffa del compositore, ma è assodato che in compenso gli Stones del periodo d’oro devono tutto a Jones in termini di intuizioni, direzione musicale, sound, approccio e immagine.

    Vederlo nel video di Rock And roll Circus relegato in un angolo e costretto a suonare le Maracas, durante l’esibizione degli Stones, è stata un’esperienza semplicemente rivoltante; personalmente ho sempre pensato che quella vergognosa umiliazione in occasione della sua apparizione finale altro non sia se non il sigillo a riprova di tutte le voci che da sempre circolano attorno al suo allontanamento dal gruppo e alla sua morte.

    “…ha formato lui il gruppo. Ha scelto lui i membri. Ha dato lui il nome alla band. Ha scelto lui la musica che abbiamo suonato. Ha organizzato tutte le esibizioni. […] Molto influente, molto importante, ma poi è andato lentamente perdendo – molto intelligente – non ha saputo gestirsi ed ha sprecato tutto.”
    (Bill Wyman)

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