Marco D’Amore sembrava aver chiuso il capitolo Gomorra per sempre. E invece, dopo resistenze e richieste insistenti della produzione, si ritrova alla guida di un prequel che cambia passo rispetto alla serie madre. Il risultato è un racconto intimo e lento, ambientato in una Napoli anni Settanta che sembra sospesa tra sogni infranti e criminalità nascente.
Perché all’inizio D’Amore rifiutò e cosa lo ha convinto
All’origine c’è un rifiuto netto. Marco D’Amore non voleva tornare: sentiva di aver già espresso tutto ciò che poteva su quell’universo. La produzione – Cattleya – ha però insistito.
- Pressione produttiva: qualcuno ha spinto molto perché accettasse.
- Curiosità creativa: l’idea di raccontare le radici ha acceso nuovi interrogativi.
- La promessa di un tono differente ha fatto breccia.
La scelta è diventata un compromesso tra il desiderio di chiudere e la possibilità di esplorare un punto di vista nuovo. Gomorra – Le origini nasce così da un passo indietro e da una scommessa artistica.
Un ritmo diverso: silenzi, sguardi e il peso degli anni ’70
Questa serie abbassa i decibel narrativi rispetto alla Gomorra a cui eravamo abituati. Il linguaggio è più misurato. Le scene respirano. Il tempo sembra scansare la frenesia del binge watching.
- Ritmo più lento, molte sequenze dialogiche ridotte.
- Atmosfera cupa e misurata, con pause che valgono come spiegazioni.
- Ambientazione storica: Secondigliano 1977, tra miseria e desideri contrastanti.
Nel contesto degli anni Settanta, Napoli non è solo sfondo. Diventa carattere, condizione, e una lente che amplifica le tensioni sociali dell’epoca.
Chi sono i protagonisti giovani e perché sono diversi
Il fulcro è il giovane Pietro Savastano, interpretato da Luca Lubrano. Al suo fianco c’è Imma, nelle fattezze di Tullia Venezia, e una schiera di ragazzi che ancora non sono diventati mostri.
- Pietro Savastano: ambizione e affetto per il gruppo, non ancora sete di potere.
- Imma: presenza femminile che segnerà il destino del protagonista.
- Angiolè, A’ Sirena, Fucariello: scugnizzi che tradiscono la loro età con gesti duri.
Sono giovani senza prospettive. La serie non mitizza la violenza, la mostra come esito di un tessuto sociale che sbriciola le speranze.
Interpretazioni e scelte degli attori
Luca Lubrano evita l’imitazione del Savastano adulto. Piuttosto, costruisce sfumature che anticipano il carattere futuro. Non si tratta di una replica ma di una genealogia emotiva.
Gli attori giovani portano in scena fragilità e rabbia. Questo crea contrasti intensi con la crudezza degli eventi che li travolgono.
Temi centrali: speranza che si consuma e la genesi della violenza
Il cuore narrativo è l’istante in cui la spinta verso un futuro degno si sgretola. Qui non si cercano giustificazioni per il male. Si osserva il processo che trasforma ragazzi in esecutori.
- Perdita dell’innocenza come tema dominante.
- La rabbia come motore primario, più che il desiderio di dominio.
- Povertà e mancanza di opportunità come terreno fertile per la criminalità.
La serie cattura l’attimo in cui la speranza cede e il salto all’età adulta diventa una caduta senza fondo.
Cosa pensa la produzione e quale rischio si è preso Sky
Sky ha scelto una strada rischiosa: non replicare i suoni e lo stile già noti, ma sterzare verso una proposta più autoriale. È una mossa calcolata per differenziare il prequel dalla serie originale.
- Decisione strategica di innovare piuttosto che riciclare.
- Consapevolezza che il pubblico potrebbe restare spiazzato.
- Possibilità concreta di una seconda stagione già in fase di scrittura.
Produttori e regista hanno ammesso la possibilità di cadere, ma hanno preferito correre il rischio. L’obiettivo è creare qualcosa di coerente e capace di sorprendere.
Elementi tecnici e scelte registico-visive
La regia privilegia inquadrature lunghe e dettagli che raccontano più dei dialoghi. Il fischio nella sigla, un elemento minimo, diventa un marchio emotivo.
- Fotografia che richiama il periodo storico e la polvere della città.
- Suono misurato: pochi rumori invadenti, molta presenza del silenzio.
- Scenografie e costumi fedeli agli anni Settanta.
Queste opzioni tecniche sostengono la volontà di consegnare uno sguardo più introspettivo e meno enfatico sul mondo criminale.
Il pubblico: aspettative e possibili reazioni
Il confronto con l’eredità di Gomorra è inevitabile. Alcuni fan chiederanno lo stesso ritmo e la stessa ferocia. Altri apprezzeranno l’approccio più lento e riflessivo.
- Gli spettatori affezionati potrebbero essere divisi.
- Nuovi spettatori possono trovare l’ingresso più accessibile.
- Critici culturali valuteranno il salto stilistico come un atto coraggioso.
Il bilancio tra rischio creativo e aspettative commerciali sarà il vero banco di prova per questa operazione televisiva.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



