Gianluca Brando scultore dell’abitare: le opere che reinventano gli spazi

Gianluca Brando trasforma frammenti quotidiani in reperti di un tempo che sembra sospeso tra passato e futuro. Nato a Maratea nel 1990 e ora attivo a Milano, il suo lavoro parla di casa, cammino e tracce: elementi semplici che diventano simboli di un abitare fragile e resistente al contempo.

Dal Sud a Milano: percorso di un artista tra memoria e città

La sua traiettoria parte dal territorio lucano e approda nella metropoli. Questo spostamento influenza le forme che produce. Le radici del Sud restano visibili nell’uso di materiali grezzi e nelle immagini di abbandono. Milano, invece, offre allo scultore uno spazio di dialogo con il presente urbano.

  • Origine: Maratea e paesaggi rurali.
  • Base operativa: studio vicino al Parco Nord.
  • Connessione: equilibrio tra memoria e contemporaneità.

Motivi ricorrenti: conchiglie, chiocciole e tegole come linguaggio

La conchiglia e la chiocciola tornano nelle opere come simboli dell’abitare naturale. La tegola diventa il modulo che rappresenta il tetto, l’elemento indispensabile della casa. Unendo questi segni, Brando racconta l’intreccio tra umano e non umano.

Perché questi oggetti?

La conchiglia rimanda all’idea di una casa che si porta addosso. La tegola è la forma ripetuta che costruisce l’abitare umano. Accostare questi elementi serve a mostrare una continuità tra natura e artificio.

Materiali e tecniche: ceramica, sabbia e sandcasting

La matericità è al centro del suo linguaggio artistico. Predilige elementi che mostrano sia la permanenza che la fragilità.

  • Ceramica: superfici segnate, forme che rimandano al tempo.
  • Sabbia: elemento effimero che conserva l’impronta.
  • Sandcasting: cattura della traccia del passo umano.

Questi materiali evocano reperti di un mondo sospeso. Spesso sembrano resti di un futuro alternativo o di un passato riemerso.

Il metodo: dal disegno allo spazio espositivo

Il processo creativo è fatto di prove e scarti. L’idea nasce dal disegno, si sviluppa in fasi sperimentali e solo dopo occupa lo spazio. Mettere una scultura in un ambiente significa decidere con attenzione ogni volume.

  1. Disegno preliminare e studi.
  2. Prove materiali e test di forma.
  3. Realizzazione e collocazione nello spazio.

Non tutto sopravvive al processo: alcuni pezzi vengono scartati, altri restano come frammenti utili per lavori futuri.

Birkenstock a Milano: impronta, piede e relazione con la natura

Per l’apertura dello store Birkenstock in corso Garibaldi, Brando ha sviluppato opere pensate sul tema del cammino. Ha lavorato a calchi di piedi anatomici e a sculture che fondono l’impronta umana con forme naturali.

Come si è creato il dialogo tra brand e artista

Il punto d’incontro è l’idea di passo e di contatto con il terreno. Le sculture evocano calchi fossili e tracce contemporanee. L’uso della sabbia e della ceramica sottolinea quel momento in cui l’impronta diventa segno permanente.

Il piede come punto di contatto tra individuo e mondo è il fulcro della riflessione. Camminare nella natura e lasciare una traccia sono temi che hanno reso naturale la collaborazione.

Dove cerca ispirazione: luoghi e attitudini

L’ispirazione arriva da sorprese quotidiane e da cambi di prospettiva. I luoghi d’origine rimangono una riserva di immagini e sensazioni. Anche una pausa, uno spostamento o un cambiamento di sguardo possono generare nuove idee.

  • Meraviglia e attenzione per le cose semplici.
  • Ritorno alle origini come fonte di forme e simboli.
  • Momenti di stacco che offrono nuovi orizzonti creativi.

Il rapporto con l’artigianato nell’arte contemporanea

Brando rivendica il valore del fare manuale. In un’epoca dominata da digitale e intelligenza artificiale, il contatto diretto con il materiale assume un’importanza rinnovata.

L’artigianato non è una parola proibita nel vocabolario dell’arte. Riprendere il gesto manuale significa riconnettersi con la concretezza del mondo.

Segni visivi e documentazione

Le opere sono accompagnate da immagini e video che raccontano il processo. Il lavoro fotografico di Andrea Lops contribuisce alla lettura visiva delle sculture, fissando istanti di materia e luce.

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