AVAVAV continua a sorprendere Milano. Il brand guidato da Beate Karlsson ha trasformato la sfilata FW26 in un’esperienza che ribalta lo sguardo: il pubblico diventa protagonista e le modelle osservano. Il risultato è una collezione che mescola scultura, sartoria e ironia, pensata per abitare lo spazio fisico e digitale.
Il concept: quando la passerella si fa esperienza
Per questa stagione AVAVAV ha ripensato la dinamica della sfilata. Invece di far avanzare i modelli di fronte a una platea statica, la designer ha scelto di far entrare gli spettatori uno alla volta. Così il ruolo di chi osserva cambia.
La messa in scena trasforma il runway in una performance intima. Chi entra attraversa una stanza affollata di corpi immobili, mentre gli sguardi delle modelle diventano parte dello show. È un gioco di potere scenico. La volontà è rendere il pubblico emotivamente presente.
Il senso della collezione: femminilità fuori dallo sguardo altrui
La linea FW26 esplora cosa accade alla femminilità quando non è pensata per essere guardata. Tailoring e dettagli femminili vengono rimodulati. Pantaloni prendono pieghe da gonne. Shorts si trasformano in sagome ibride. Perle, autoreggenti e reggicalze riemergono con tono nostalgico e ironico.
Obiettivo: mostrare capi che parlano di vulnerabilità e forza, senza aderire a formule consuete.
Forme esagerate: dall’infanzia alla pratica del design
La ricerca sulle forme nasce da un’abitudine creativa. Da piccola, Karlsson modellava argilla e creava creature con proporzioni morbide. Quella pratica si è trasformata in un linguaggio estetico.
- Influenza dell’immaginario infantile: figure morbide e mutanti.
- Passione per silhouette che respirano e si deformano.
- Volumi usati per rendere visibili emozioni nascoste.
Per Karlsson, esagerare non è un esperimento freddo. È un istinto che amplifica sensazioni attraverso il corpo e il volume.
Dal pezzo-scultura al capo indossabile
Un tema ricorrente è la traduzione di artefatti scultorei in modelli pratici. Spesso i prototipi nascono come oggetti fortemente artistici. La sfida è mantenerne l’intensità mentre si inseriscono in un guardaroba riconoscibile.
La ricerca di equilibrio porta a capi che restano emozionali ma funzionano nel quotidiano. Un esempio è il lavoro sulla calzetteria: forme che partono da un modello vintage e finiscono per assumere dettagli inaspettati, come prolungamenti che sembrano dita.
Ironia, disorientamento e responsabilità emotiva
Le sfilate di AVAVAV spesso sorprendono e a volte mettono a disagio. Non si tratta di provocazione sterile. Dietro l’ironia c’è una volontà sincera di far sentire il pubblico.
Motivazione: evitare l’indifferenza. Karlsson cerca reazioni reali più che consensi subito tradotti in rumore mediatico.
L’esecuzione può essere giocosa, quasi ludica. Ma resta sempre ancorata a temi personali e a una volontà di raccontare fragilità senza retorica.
Fonti d’ispirazione e nomi chiave
La designer attinge a una vasta biblioteca culturale. Cartoni, animazione e autori che giocano con le forme morbide compaiono spesso nelle sue ricerche. Allo stesso tempo guarda con ammirazione a figure storiche della moda.
- Riferimenti all’immaginario infantile e ai mondi animati.
- Interesse per chi ha saputo costruire un’impresa creativa solida.
- Un esempio citato come fonte di ispirazione è il modo in cui alcune maison coniugano arte e business.
Identità del brand: tra rischio e coerenza
AVAVAV ha costruito un’identità riconoscibile alternando ironia e introspezione. L’elemento umano è centrale: errori, ansie e pressioni sociali compaiono nei capi come tracce autentiche.
Per non diventare prevedibile, il marchio punta sull’onestà. Quando il lavoro parte da un’esperienza reale, cambia e si evolve senza trasformarsi in un semplice stereotipo.
Reazioni post-sfilata: cosa conta davvero
Dopo la presentazione è naturale osservare le reazioni. Karlsson ammette che la ricerca di conferme è umana. Ma quello che davvero interessa è capire se lo show ha suscitato qualcosa.
Il valore non sta solo nella lode. Sta nell’accorgersi che emozioni private possono risuonare in più persone.
I social: motore di crescita e fonte di ambivalenza
I social hanno contribuito a creare la comunità attorno al brand. Hanno permesso di trovare persone affini lontane geograficamente. Questo aspetto viene apprezzato.
Ma esiste anche un rovescio della medaglia. La velocità e la compulsione a documentare possono svalutare l’esperienza dal vivo. A volte l’evento viene vissuto attraverso uno schermo. Questo crea una distanza emotiva che la designer trova intrigante e preoccupante.
Dove guarda AVAVAV nei prossimi passi
Il percorso del brand resta improntato alla sperimentazione. L’obiettivo è portare avanti una pratica che coniughi emozione, commestibilità commerciale e integrità creativa.
- Sperimentare con materiali e volumi.
- Trovare soluzioni che mettano la forma al servizio dell’esperienza.
- Esplorare in modo critico l’impatto dei social sulla percezione della moda.
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Davide Caruso è un appassionato di cultura e tendenze artistiche. Nei suoi articoli esplora le connessioni tra moda, arte e società, offrendo ai lettori una visione moderna e dinamica della cultura italiana e mondiale. La sua scrittura precisa e ispirata rende ogni tema accessibile a tutti.



