La notizia della chiusura di Wired Italia ha colto molti di sorpresa. Dopo 17 anni di presenza nel panorama editoriale, il sito smette di essere aggiornato e l’ultimo numero cartaceo è già in edicola. Qui ricostruiamo il percorso della testata attraverso le voci di chi l’ha diretta e di chi l’ha costruita.
Le ragioni dell’addio: decisione dall’alto e numeri che pesano
Ad aprile l’amministratore delegato di Condé Nast ha annunciato la chiusura. La spiegazione ufficiale: Wired Italia pesava poco più dell’1% del fatturato del gruppo. Questa valutazione economica è stata determinante.
La scelta è arrivata senza preavviso interno. In poche ore la comunità di lettori ha reagito con incredulità e mobilitazione. Su Change.org è nata una petizione che ha raccolto circa 12.376 firme. L’editore americano non ha risposto pubblicamente.
Il magazine nell’ultima veste: il numero che chiude un’epoca
L’ultimo numero cartaceo era già in lavorazione quando è arrivato l’annuncio. La redazione ha deciso di completarlo ripensando alcuni contenuti. Il tema principale rimane quello dei leader del futuro.
- Il progetto editoriale è stato riorientato in fretta.
- Sono stati inseriti omaggi alla storia del magazine.
- Il numero diventa una sorta di lettera aperta al futuro.
Il sito, invece, ha cessato gli aggiornamenti il 30 giugno. Resterà online per qualche mese, ma senza nuovi contenuti.
Direttori e stagioni: come è cambiato Wired Italia
La storia della testata si può leggere attraverso chi l’ha guidata. Ogni direzione ha lasciato un’impronta diversa sul linguaggio e sulle iniziative.
Riccardo Luna: i primi passi e la comunità
Luna è stato il primo direttore. Ha puntato sulla creazione di una comunità attorno al brand. Molti nomi autorevoli sono arrivati sotto la sua gestione.
Carlo Antonelli: trasformare la tecnologia in innovazione pop
Antonelli ha spostato il focus verso un pubblico più ampio. Ha sostituito la parola «tecnologia» con «innovazione». Questo ha ampliato l’appeal commerciale della testata.
Ha cercato di rendere Wired meno di nicchia e più popolare, anche attirandosi critiche sui social.
Massimo Russo: eventi e apertura culturale
Durante la direzione di Russo la rivista ha rafforzato la sua presenza offline. Il Wired Next Fest e gli eventi dal vivo sono diventati parte dell’identità.
- Approfondimenti geopolitici e inchieste.
- Progetti editoriali che hanno anticipato tendenze politiche e culturali.
- Collaborazioni con artisti e musicisti.
Federico Ferrazza: trasformazione digitale e piattaforme
Ferrazza ha guidato la testata per quasi un decennio. Sotto la sua direzione Wired è diventata un esperimento multipiattaforma.
Carta, sito, social ed eventi sono stati trattati come parti di un unico ecosistema. L’obiettivo era valorizzare ogni formato per il suo pubblico.
Luca Zorloni: l’ultima fase e la redazione in prima linea
Zorloni, arrivato in redazione dopo anni di collaborazione, ha seguito il desk economico e ha contribuito all’ultimo progetto editoriale. Ha visto la trasformazione della testata e la sua capacità di usare linguaggi diversi.
Cosa ha reso Wired Italia diverso: mix di formati e temi
Il valore di Wired non stava solo nei contenuti. Era un laboratorio di forme e linguaggi. Tecnologia, cultura pop, design, musica e politica si intrecciavano.
- Copertine iconiche che hanno lasciato il segno.
- Eventi che hanno avvicinato migliaia di persone.
- Contenuti multimediali come podcast e video.
Wired ha saputo raccontare l’innovazione come fenomeno sociale, non solo tecnico. Questo approccio ha costruito una comunità fedele.
Le perplessità editoriali: centralizzazione e valore immateriale
Molti ex direttori sottolineano un tema ricorrente: la decisione è stata presa da una prospettiva globale, focalizzata sui numeri. Così si perde terreno rispetto al valore immateriale di una testata.
La riorganizzazione mondiale di Condé Nast privilegia efficienza e margini. Questo approccio ha relegato al ruolo di dato statistico una testata con un ruolo culturale.
Reazioni interne e il senso di un lascito
La chiusura ha lasciato delusione nella redazione e nella comunità di lettori. Allo stesso tempo è emersa la consapevolezza di un patrimonio di competenze.
- La redazione ha lavorato per celebrare la storia di Wired.
- La petizione ha mostrato affetto e mobilitazione dei lettori.
- La rete di professionisti resta un capitale umano prezioso.
Le persone che hanno fatto Wired restano il principale lascito. Sono loro il motore per future iniziative editoriali.
Spazi che si svuotano e nuove presenze che appaiono
La chiusura non lascia un vuoto immutabile. In un ecosistema editoriale dinamico, posti vengono riempiti da realtà diverse.
Esistono già progetti più snelli e non convenzionali che occupano alcune delle terre lasciate libere: newsletter indipendenti, verticali tematici, comunità online.
Temi salvati nei contenuti: dall’iPhone all’intelligenza artificiale
In diciassette anni la discussione è cambiata radicalmente. Si è passati dall’effetto dell’iPhone all’urgenza dell’intelligenza artificiale.
Wired ha documentato questa transizione. Ha raccontato come la tecnologia è diventata cultura quotidiana.
Possibili sviluppi futuri: frammentazione o un nuovo centro?
Il futuro dello spazio narrativo che Wired occupava è incerto. Più probabile una maggiore frammentazione che la nascita di un sostituto unico.
Rimangono però le competenze e le idee. La domanda aperta è quale soggetto sarà disposto a investire in profondità su temi di innovazione e cultura digitale.
Qualche dato e ricordi pratici della redazione
- Anno di nascita: 2009.
- Ultimo numero in edicola: numero dedicato ai leader del futuro.
- Petizione online: quasi 13.000 firme raccolte in poche settimane.
Il sito smetterà di essere aggiornato. Sarà decisione dell’editore se mantenerlo attivo o oscurarlo nei prossimi mesi.
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Davide Caruso è un appassionato di cultura e tendenze artistiche. Nei suoi articoli esplora le connessioni tra moda, arte e società, offrendo ai lettori una visione moderna e dinamica della cultura italiana e mondiale. La sua scrittura precisa e ispirata rende ogni tema accessibile a tutti.



