«Who are you?» è la domanda che scandisce Anonymity, il nuovo cortometraggio targato Maison Margiela, firmato dal regista Thibaut Grevet e interpretato da Rebecca Hall. Non si tratta di un film vero e proprio, ma di un trailer che mette in scena un thriller psicologico immaginario. L’obiettivo è più personale: interrogare l’identità che mostriamo e ciò che resta quando il volto scompare.
Margiela usa il cinema come spazio di ricerca
Negli ultimi anni la casa di moda ha fatto del cinema un laboratorio. Dopo il corto Joy, realizzato per la Primavera/Estate 2026 con la musica di Max Richter e un’orchestra di giovani interpreti, Margiela ritorna con un progetto che non pretende di vendere abiti. Il mezzo audiovisivo diventa linguaggio critico.

Un trailer che costruisce domande
Anonymity non è la promozione convenzionale di una collezione. È un dispositivo narrativo che sfrutta elementi cinematografici per sollevare dubbi. Non mostra solo tessuti: mette in scena la trasformazione del corpo e del volto.
L’idea dell’anonimato come cifra stilistica
Fin dagli esordi, Margiela ha rifiutato il protagonismo dello stilista. La pratica della maison ha sistematicamente spostato l’attenzione dall’autore all’opera. Volti coperti, maschere e veli sono diventati strumenti ricorrenti.
- Anonimato come scelta estetica e concettuale.
- Rifiuto della celebrità personale.
- Valorizzazione dell’oggetto e della sua funzione narrativa.
La figura di Martin Margiela è esemplare: la sua assenza pubblica è stata una forma di firma. La maison continua a giocare su quella tensione tra visibilità e occultamento.
La collezione Fall–Winter 2026 entra nella storia
La sfilata presentata a Shanghai non è un mero sottofondo. La collezione diventa materia narrativa. Gli abiti partecipano alla costruzione del personaggio interpretato da Rebecca Hall.
Elementi di stile che parlano
Nel film i capi non sono accessori. Sono strumenti per alterare l’identità. Alcuni dettagli chiave:

- Second Skin e ricomposizioni tessili.
- Trattamenti di superficie come il Bianchetto.
- Maschere artigianali realizzate dall’atelier.
- Pezzature recuperate e materiali rigenerati.
Questi elementi non si limitano a vestire il personaggio. Lo plasmano, lo camuffano, lo mettono in crisi. La moda si trasforma così in strumento di sceneggiatura.
Rebecca Hall tra sembianze e alter ego
La scelta di Rebecca Hall è significativa. Il suo lavoro consente di esplorare la sottrazione del sé. Il volto diventa spazio di sospensione.
Who are you? non è una domanda rivolta solo al personaggio sullo schermo. È un invito a riflettere sul modo in cui costruiamo personae pubbliche, online e offline.
Come il progetto sfida il sistema della moda contemporanea
In un’epoca dominata dai social, dalla celebrazione dei creator e dalla circolazione continua di volti, Margiela prende la direzione opposta. L’assenza diventa metodo.
- Il progetto mette in discussione l’ossessione per il riconoscimento.
- Rendi visibile l’invisibile: l’identità come costruzione.
- Il cinema amplifica i codici della maison.
Così Anonymity si pone come esperimento culturale. Non vuole fornire risposte facili. Vuole far emergere il vuoto che circonda la nostra idea di sé.
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Davide Caruso è un appassionato di cultura e tendenze artistiche. Nei suoi articoli esplora le connessioni tra moda, arte e società, offrendo ai lettori una visione moderna e dinamica della cultura italiana e mondiale. La sua scrittura precisa e ispirata rende ogni tema accessibile a tutti.



