Hirokazu Kore’eda: bisogna fidarsi del pubblico, dice il regista

Hirokazu Kore’eda torna al cinema con un racconto che mescola tecnologia e affetti. Il suo nuovo film apre una discussione sul lutto e la genitorialità sfruttando l’immagine di una scatola, e arriva nelle sale dopo il passaggio a Cannes 2026. Nel frattempo il regista prepara già il successivo progetto, destinato a Venezia 83.

Sheep in the Box: trama e immagine centrale

Sheep in the Box racconta di una coppia che, dopo la perdita del figlio, accoglie in casa un androide identico al bambino morto. L’azienda che mette a disposizione la replica si chiama REbirth, un servizio pensato per restituire alla famiglia qualcosa che somigli a una rinascita.

Un androide bambino sul set che simula interazione familiare
La replica del figlio è al centro della trama, tra tecnologia e affetto.

La storia evita il tono di un saggio etico sull’intelligenza artificiale. Al centro resta la fatica del lutto e il tentativo di ricostruire un rapporto genitore-figlio spezzato.

La scatola che cambia senso: dal Piccolo Principe a Kore’eda

Kore’eda parte da un’immagine nota: la scatola del Piccolo Principe. Ma la sua scatola non protegge l’immaginazione. Qui va aperta per trovare qualcuno. Il regista spiega che, mentre scriveva, la metafora si è trasformata dentro di lui.

In una battuta scritta durante la lavorazione, Otone dice: “Quella nella scatola era la mamma, e io che pensavo fossi tu, Kakeru”. La frase mostra come la scatola possa essere al tempo stesso oggetto e persona.

Temi principali: lutto, affetto e intelligenza artificiale

  • Elaborazione del lutto: il film esplora come una coppia cerchi di ricomporre il proprio dolore.
  • Genitorialità: cosa significa essere genitori di qualcuno che non c’è più?
  • Rapporto con la tecnologia: l’androide non diventa pretesto per discutere solo etica tecnologica.

Chi si aspetta un racconto in stile Blade Runner o A.I. potrebbe restare sorpreso. Kore’eda piega il materiale sci-fi verso la sensibilità di una fiaba moderna.

Cast e scelte sul set: attori e regia

Al centro del film c’è il piccolo attore esordiente Rimu Kuwaki, interpretazione essenziale per rendere credibile la replica del bambino. Il regista ha preferito non sovraccaricare il giovane interprete di indicazioni.

  • Rimu Kuwaki — Kakeru (replica del figlio)
  • Haruka Ayase — Otone (la madre)
  • Daigo — Kensuke (il padre)

La direzione verso gli attori adulti è stata più intensa, per proteggere il naturale comportamento del bambino sul set. Un gesto rubato dal backstage — una carezza sulla testa rasata — è diventato parte della scena nel bosco.

Lo sguardo di Kore’eda: famiglia e dettagli domestici

Il regista mantiene il suo interesse per la famiglia come specchio sociale. I dettagli quotidiani assumono valore simbolico: un ulivo innaffiato, il nido che si svuota quando il figlio cresce e lascia casa. Questi elementi nascono anche dalle esperienze personali di Kore’eda.

Una persona che innaffia un ulivo in un giardino domestico
Dettagli domestici, come l’ulivo, assumono valore simbolico nel film.

Il suo cinema resta intimo e caloroso, erede di una linea autoriale giapponese ma con una firma personale riconoscibile.

Festival, distribuzione e reazioni

Sheep in the Box è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2026. In Italia esce il 27 agosto, con distribuzione Lucky Red e BIM Distribuzione.

  • Festival di Cannes 2026 — concorso
  • Uscita in Italia — 27 agosto
  • Distribuzione — Lucky Red, BIM Distribuzione

Il film punta a raggiungere anche il pubblico che segue il lavoro d’autore, mescolando temi contemporanei e un approccio emotivo.

Kore’eda autore e percorso professionale

Kore’eda è spesso definito un auteur. Dopo la Palma d’Oro del 2018 per Un affare di famiglia, ha consolidato una fama internazionale. Quel film fu il primo ad ottenere la Palma d’Oro per un regista giapponese dopo l’impresa di Shōhei Imamura nel 1997.

La sua filmografia trova risonanza anche fuori dal Giappone, dove i suoi titoli più datati sono tornati a circolare nelle sale d’essai e hanno attirato spettatori giovani.

Look Back: il prossimo film e l’adattamento del manga

Mentre Sheep in the Box è nelle sale, Kore’eda ha già in programma Look Back, adattamento live action del manga di Tatsuki Fujimoto. Il film è in concorso a Venezia 83.

  • Sorgente: manga Look Back di Tatsuki Fujimoto
  • Tema: due ragazze di provincia inseguono il sogno di diventare mangaka
  • Modalità di produzione: girato in un anno e mezzo per seguire la crescita delle interpreti

Kore’eda ha raccontato di aver scoperto il manga per caso in una libreria. Per lui l’opera ha avuto la stessa forza di Nobody Knows, un punto di riconoscimento personale. Nel film il rumore del disegno assume una funzione espressiva e non verbale.

Il futuro del cinema d’autore e il rapporto con il pubblico

Il regista esprime preoccupazione per la chiusura delle sale piccole, quelle che ospitano il cinema d’autore. Secondo Kore’eda è necessario trovare soluzioni per preservarle, anche con misure di sostegno.

In merito all’approccio allo spettatore, sottolinea il valore della fiducia: non è necessario spiegare ogni dettaglio. «Bisogna fidarsi del pubblico», dice, perché l’esperienza cinematografica ha bisogno anche di spazi emozionali non del tutto decifrabili.

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