Un festival che sembra nato da una conversazione lunga decenni: Fandango Live a Lecce ha mescolato libri, cinema, politica, tennis e teatro in uno spazio fluido dove i confini si sono dissolti. Tra proiezioni, letture, dibattiti e partite improvvisate, la rassegna — andata in scena dall’11 al 14 giugno 2026 — ha provato a mostrare come la cultura possa essere pratica oltre che parola.
Un programma che sfida le categorie: eventi e ospiti
La proposta di Fandango Live ha abbracciato temi eterogenei senza seguire un copione rigido. Sul palco e nei chiostri si sono avvicendati autori, registi, musicisti e atleti. Tra i nomi più noti: Ferzan Özpetek (presente via telefono), Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Adriano Panatta, Alessandro Baricco, Riccardo Luna e Domenico Procacci.
La varietà degli appuntamenti ha incluso:
- proiezioni e retrospettive cinematografiche;
- reading letterari e letture integrali;
- workshop su cinema, editoria e podcast;
- dibattiti su intelligenza artificiale, memoria e geopolitica;
- mostre e rassegne fotografiche tematiche;
- iniziative più informali come partite di tennis e feste notturne.
Fandango come «federazione sentimentale»: identità e metodo
Fandango non è stata presentata solo come casa di produzione o casa editrice. Sul palco è emersa l’idea di un laboratorio umano, una rete di rapporti professionali ed affettivi costruita in decenni. La parola chiave è rete: persone che collaborano, si sostengono, condividono progetti.
Questo approccio ha reso i momenti pubblici meno centrati sulla gloria individuale e più concentrati sulla comunità creativa che rende possibili i progetti.
La bottega aperta: Fandango Factory e l’arte dei mestieri
La sezione dedicata ai mestieri dello spettacolo ha funzionato come una bottega didattica. Non si trattava di semplici masterclass, ma di aprire i meccanismi che stanno dietro a film e libri.
- Laboratori di casting e produzione.
- Sessioni pratiche su sceneggiatura e distribuzione.
- Incontri per giovani autori e aspiranti produttori.
Due volti che hanno sintetizzato questa idea sono stati Francesco e Lucrezia, partecipanti a un casting che hanno mostrato quanto la possibilità di imparare e condividere sia parte integrante del festival.
Cinema condiviso: la magia di «Mine vaganti» e il pubblico
La proiezione di Mine vaganti è stata uno dei momenti più partecipati. Özpetek ha parlato attraverso il telefono, e la platea ha vissuto un’esperienza intima e collettiva.
Il cinema è tornato a essere esperienza di massa, non consumo solitario. Tra battute dal pubblico e commenti spontanei, la visione si è trasformata in un incontro corale.
Procacci e la leadership discreta
Domenico Procacci è apparso come figura che favorisce la scena più che dominarla. Sul palco ha presentato, lasciato parlare e poi si è ritirato, consentendo ad altri di occupare lo spazio.
Questa modalità ha evidenziato un modello diverso di successo: non il protagonismo del capo, ma la capacità di creare una comunità produttiva.
Intelligenza artificiale, informazione e memoria
Il panel con Alessandro Baricco, Riccardo Luna e Tiziana Triana ha scandagliato paure e opportunità legate all’AI. Prima dell’incontro, Claudio Morici ha proposto una performance che ha messo in discussione la «normalità» degli scrittori.
- Baricco ha ricordato come le rivoluzioni tecnologiche diventino ordinarie con il tempo.
- Luna ha sottolineato il ruolo degli algoritmi nel plasmare versioni utili del mondo.
- Triana ha portato prospettive editoriali sull’etica dei contenuti digitali.
La sfida attuale non è solo tecnica, ma culturale: gestire l’eccesso di informazione e chi decide cosa mostrare.
Moretti legge Parise: silenzio, attenzione e riflessione
La lettura di Goffredo Parise affidata a Nanni Moretti è stata un momento di alta concentrazione. Il pubblico ha dovuto riadattarsi a forme di fruizione meno abituate all’intrattenimento continuo.
I Sillabari di Parise hanno ricordato l’importanza delle parole elementari: Amore, Paura, Casa. Parise ha restituito uno sguardo umano sulle cose fondamentali, lontano dalle categorie politiche e sociologiche.
La festa e il lavoro: quando mondanità e mestiere si incontrano
La serata party ha mescolato ambienti diversi: dame in abito da sera e operatori del festival in jeans e camicia stropicciata. La convivenza è stata spontanea e gioiosa.
Per una notte il confine tra il fare e il festeggiare è sparito.
Adriano Panatta: sport, carattere e commistione di pubblico
Il momento sportivo è stato affidato ad Adriano Panatta, che ha giocato una partita esibizione al Circolo «Mario Stasi». La presenza del campione ha unito conversazione, racconto e abilità tecnica.
La sua partita ha mostrato come il gesto tecnico possa diventare narrazione. In campo, Panatta ha insegnato e ironizzato. Sul palco ha raccontato aneddoti che hanno coinvolto il pubblico.
Panatta ha incarnato la cifra del festival: forma e sostanza, leggerezza e valore.
Dialoghi improvvisi e la centralità delle relazioni
Molti momenti più memorabili non erano segnati in programma. Conversazioni nate durante una pausa hanno prodotto scambi che andavano dal cinema alla migliore friggitoria locale.
Il valore percepito è stato spesso nel tessuto connettivo: chiacchiere, scambi informali, incontri non ufficiali.
Tematiche forti: guerra, diritti e memoria
Accanto agli appuntamenti leggeri si sono svolte riflessioni intense su Genova 2001, le frontiere europee, le guerre contemporanee e i documentari sulle torture di Stato. Alcuni eventi hanno previsto mostra e rassegne stampa dal vivo.
La presenza di questi temi ha reso il festival uno spazio dove l’arte incontra la responsabilità civile.
Laboratori, format e diffusione: il senso pratico della cultura
La parte formativa ha dato concretezza all’idea di cultura come mestiere. Fandango Factory ha aperto strumenti e pratiche agli aspiranti professionisti.
Gli incontri operativi hanno incluso sessioni su:
- casting e direzione attori;
- montaggio e distribuzione;
- scrittura e editing;
- strategie sostenibili per produzioni indipendenti.
Un esperimento sociale: tre giorni di convivenza creativa
Fandango Live si è rivelato un laboratorio sociale. Ha provato in piccolo cosa succede quando persone competenti decidono di collaborare invece di competere.
Il festival non finge di avere soluzioni politiche, ma dimostra che altri modi di lavorare e incontrarsi sono possibili.
Risonanze locali e orizzonti nazionali
La scelta di Lecce come sede non è stata casuale: la città ha offerto spazi storici e una comunità pronta ad accogliere un evento che ha mischiato tradizione e contemporaneità.
Il risultato è stata una tessitura di relazioni che ha parlato tanto al pubblico locale quanto agli attori nazionali dell’industria culturale.
Cosa resta nell’aria dopo gli incontri
Alla fine delle giornate rimaneva la sensazione di aver visto non solo un palinsesto, ma un processo in azione. Le conversazioni cominciate in un chiostro potevano continuare in spiaggia o a un tavolo della città.
Fandango Live ha messo in scena l’idea che la cultura è relazione, mestiere e pratica, non solo rappresentazione.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



