Alberto Barbera arriva alla Mostra di Venezia 83 con lo sguardo di chi ha fatto del cinema una vita. Tra programmi ambiziosi, assenze hollywoodiane e ritorni attesi, il direttore racconta scelte, difficoltà e la sua relazione profonda con la settima arte.
Un’edizione diversa: poche superproduzioni, più spazio ai margini
La 83ª Mostra si presenta con un quadro insolito. Le grandi case di Hollywood hanno ridotto la partecipazione. Questo lascia spazio a opere meno conosciute.

Digger di Alejandro González Iñárritu resta l’unico titolo americano di rilievo. Le major hanno scelto strategie diverse.
Per Barbera questa condizione non è una scelta volontaria. È l’effetto della crisi del sistema delle major. Ne deriva però un’opportunità.
- Più visibilità per registi emergenti.
- Concorso principale popolato da nomi meno noti.
- Focus su cinema d’autore e cinematografie emergenti.
Selezioni coraggiose e rischi calcolati
La Mostra ha puntato su opere che interrogano. Molti registi in gara non avevano mai partecipato a Venezia.
La linea scelta è netta: premiare la qualità e non il solo nome famoso.
Questo ha suscitato dibattito. Alcuni assenti illustri come Gianni Amelio e Mario Martone hanno alimentato discussioni.
Il ritorno di Nanni Moretti: una storia lunga trentasette anni
Il ritorno in concorso di Nanni Moretti è tra gli eventi più attesi. Moretti aveva preso le distanze dalla Mostra dopo il 1989.
Barbera racconta come il regista abbia deciso di presentarsi da sé. Ha preferito spostare l’uscita del film in autunno.
Succederà questa notte arriva dunque a Venezia come tappa centrale della stagione autunnale.
La crisi della critica: meno spazio, meno confronto
Barbera sottolinea la perdita di un dialogo culturale attorno ai film. Un tempo si discuteva per mesi di un’opera. Oggi tutto scorre veloce.
La critica professionale ha meno peso. I giornali dedicano sempre meno spazio al cinema. I critici sono pagati poco.
Il risultato è una fruizione mordi e fuggi. Si guarda, si consuma, si passa oltre.
Perché il dibattito conta
- Il confronto allunga la vita dei film in sala.
- I festival nutrivano e alimentavano la discussione pubblica.
- La perdita di questo spazio impoverisce la cultura cinematografica.
Che cosa rende un film memorabile
Secondo Barbera un buon film deve emozionare e stimolare il pensiero. La tecnica è importante. Anche il controllo della messa in scena è cruciale.
Si riconosce un autore capace quando il punto di vista è chiaro. A volte la percezione avviene d’istinto. Altre volte serve tempo per comprenderne il senso.
Film che hanno colpito quest’anno
Barbera elenca titoli recenti che hanno lasciato il segno. Tra questi ci sono opere di autori internazionali e grandi registi contemporanei.
- Paul Thomas Anderson — tentativi narrativi rilevanti.
- Kleber Mendonça Filho — cinema che interroga la società.
- Jafar Panahi — resilienza artistica e contenuto potente.
- Christopher Nolan — capacità di coinvolgere grandi platee.
Il giudizio del direttore resta ottimista: il cinema è vivo e continua a sorprendere.
Il lavoro dietro la Mostra: impegno e fatica
Organizzare Venezia non significa solo scegliere film. È una missione che occupa l’intero anno.

Dal gennaio delle selezioni fino alle giornate del festival, Barbera lavora senza sosta. Il post-COVID ha complicato i ritmi.
- Più negoziazioni con produttori e sales agent.
- Gestione delle relazioni internazionali più impegnativa.
- Bisogno di flessibilità per seguire i cambiamenti industriali.
Le polemiche: Dau e la rappresentanza femminile
Due controversie hanno segnato i giorni delle comunicazioni ufficiali. La prima riguarda il film Dau, la seconda la scarsa presenza di registe in concorso.
Sulla questione di Dau, Barbera racconta come molte accuse si siano sciolte quando sono emerse le verità proceduralmente documentate.
Sull’assenza di registe, il direttore ribadisce che non c’è un sentimento antifemminista. Ammette però la contrazione numerica dei film diretti da donne.
Barbera è contrario alle quote, ma invita a non essere condiscendenti nella selezione.
Esperienze e ricordi: dalla prima sala al Kazakistan
La prima visione a cinque anni rimane nel cuore di Barbera. Fu un’esperienza intensa e spaventosa. Da allora il cinema è diventato passione e mestiere.
Un ricordo curioso è il viaggio in Kazakistan nel 1991. Barbera e Marco Müller furono accolti come ospiti di stato.
La trasferta fu sorprendente. L’ospitalità fu sontuosa e a tratti surreale. Da lì arrivarono anche scelte per il Torino Film Festival.
Vita personale e priorità
Col tempo le priorità di Barbera sono cambiate. La famiglia oggi viene prima del cinema.
Il festival resta il suo grande lavoro. Ma il direttore riconosce che l’affetto di moglie e figli è al centro della sua vita.
Cosa serve alla Mostra per il futuro
Dal 2012 la Mostra ha rinnovato strutture e servizi. Ha ampliato sale e progetti. Il pubblico cresce.
- Mantenere agilità nell’interpretare i cambiamenti.
- Coltivare nuove forme di linguaggio audiovisivo.
- Sostenere talenti emergenti e la diversità delle voci.
La sfida è restare attenti alle trasformazioni senza perdere il valore storico e culturale del festival.
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Davide Caruso è un appassionato di cultura e tendenze artistiche. Nei suoi articoli esplora le connessioni tra moda, arte e società, offrendo ai lettori una visione moderna e dinamica della cultura italiana e mondiale. La sua scrittura precisa e ispirata rende ogni tema accessibile a tutti.



