La Commissione Europea sta preparando una proposta che limita l’accesso ai social network per i giovanissimi: sotto i 15 anni, niente account senza l’autorizzazione dei genitori. La mossa punta a rafforzare la protezione dei minori online, ma apre un dibattito su verifiche, privacy e impatto sul mercato digitale.
Dettagli chiave della proposta della Commissione Europea
Secondo la bozza circolata tra gli stati membri, la soglia d’età sarebbe fissata a 15 anni. Le piattaforme dovranno richiedere il consenso esplicito dei genitori o tutori per creare profili che risultino di utenti minori di quella età.
- Obbligo di verifica dell'età tramite metodi che riducano il rischio di falsificazione.
- Sanzioni amministrative in caso di inosservanza.
- Trasparenza sulle finalità di trattamento dei dati dei minori.
Perché Bruxelles vuole intervenire: rischi e obiettivi
La proposta nasce da preoccupazioni diffuse su salute mentale, sfruttamento dei dati e contenuti inappropriati. Studi recenti mostrano un legame tra uso intensivo dei social e aumento di ansia e depressione tra gli adolescenti.

Proteggere i minori online è il filo conduttore: ridurre l’esposizione ai contenuti nocivi e limitare il trattamento commerciale dei loro dati.
Modalità del consenso parentale e problemi operativi
La questione pratica è centrale: come dimostrare che il consenso arriva davvero da un genitore? La Commissione propone diversi strumenti, ma nessuno è privo di limiti.
Metodi suggeriti per la verifica
- Documenti digitali con controlli automatizzati.
- Vettori di pagamento per confermare l’identità.
- Interazioni dirette con servizi di identificazione certificata.

Criticità tecniche e di privacy
L’uso di strumenti di verifica può creare nuovi rischi: raccolta inutile di dati sensibili e possibilità di discriminazione. Le startup e le piccole piattaforme potrebbero trovare difficile adeguarsi.
Conseguenze per le aziende tech e per il modello di business
Le piattaforme dovranno rivedere le policy, i flussi di onboarding e gli strumenti di targeting pubblicitario.
- Maggiore compliance e costi operativi.
- Riduzione dei profili giovanili verificati, con impatto sui dati di mercato.
- Possibile spostamento verso servizi off-web o criptati.
Interazione con il quadro normativo europeo
La proposta si colloca accanto al GDPR e alle regole sui servizi digitali. I regolatori dovranno coordinarsi per evitare sovrapposizioni e lacune.
Armonizzazione tra regole nazionali e europee sarà cruciale per un’applicazione coerente.
Opinioni e reazioni previste
Organizzazioni per i diritti dei minori accolgono positivamente la misura. Le aziende tecnologiche mettono in guardia sui costi e sui limiti tecnici. I genitori sono divisi tra protezione e autonomia educativa.
- Associazioni per l’infanzia: più tutele necessarie.
- Settore tech: rischio di eccessiva burocrazia.
- Giovani e educatori: attenzione a non escludere il digitale educativo.
Scenari applicativi e possibili sviluppi futuri
Nei prossimi mesi la proposta sarà negoziata tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Si attendono emendamenti su soglie di età, modalità di verifica e sanzioni.
Le decisioni influenzeranno non solo l’Europa, ma anche le pratiche globali delle piattaforme social.
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Serena Gualtieri è una giornalista specializzata in tecnologia e innovazione digitale. Racconta le tendenze high-tech, dall’intelligenza artificiale agli oggetti connessi, fino alla cybersicurezza. I suoi articoli rendono le innovazioni comprensibili e utili ai lettori.



