La richiesta di Venice4Palestine arriva di nuovo alla Biennale di Venezia mentre il Lido si prepara alla Mostra del Cinema: attivisti e firme note chiedono misure concrete per la Palestina durante il festival cinematografico. L’appello solleva punti politici e culturali destinati a accendere il dibattito pubblico e professionale.
Le richieste rivolte alla Biennale e alla Mostra del Cinema
Il gruppo chiede azioni precise e misurabili che coinvolgono organizzatori e operatori del settore. Tra le istanze principali:

- esporre la bandiera palestinese al Lido per tutta la durata della Mostra;
- chiedere maggiore trasparenza nelle collaborazioni e nella filiera dei finanziamenti;
- sospendere accordi con enti e istituzioni riconducibili al governo israeliano;
- istituire tutele per i professionisti che scelgono di dissociarsi da tali relazioni;
- valutare il boicottaggio come strumento politico, se le richieste non verranno ascoltate.
Perché gli organizzatori chiedono di alzare la bandiera palestinese
La proposta di issare la bandiera nasce dall’intento di riconoscere visibilità politica e simbolica. I promotori sostengono che la Mostra sia uno spazio pubblico e culturale in cui le scelte simboliche hanno valore.
Secondo Venice4Palestine, la visibilità durante il festival è parte dell’impegno civile e può accompagnare la presenza di opere cinematografiche provenienti dalla Palestina.
I film palestinesi presenti nella selezione ufficiale
Alla Mostra del Cinema saranno proiettati due titoli palestinesi inseriti nella selezione ufficiale. Questo elemento rafforza la richiesta di riconoscimento e rappresentanza.

- Al Mowaten Osama — regia di Ahmed Hassouna
- Hiwar ma’ albahr — regia di Muayad Alayan
Chi ha sottoscritto l’appello: firme italiane e internazionali
L’iniziativa ha raccolto adesioni da figure del mondo culturale e artistico. Tra le firme più note compaiono autori e artisti con ampia risonanza mediatica.
- Annie Ernaux — scrittrice, premio Nobel
- Roger Waters — musicista, ex membro dei Pink Floyd
- Matteo Garrone — regista italiano
La strategia politica: isolamento e boicottaggio come risposta
I promotori parlano di un momento storico che richiede scelte nette sul piano diplomatico, culturale ed economico. Propongono l’isolamento come leva per esercitare pressione politica.
Il boicottaggio viene descritto come un’azione mirata contro meccanismi di complicità, non contro identità o persone. È proposto come ultima risorsa se le istanze non troveranno ascolto.
Richieste pratiche per il mondo del cinema e per i professionisti
Oltre ai simboli, l’appello punta a cambiamenti operativi per tutelare l’autonomia e la libertà di scelta dei lavoratori del settore cinematografico.
- maggiore chiarezza sui finanziamenti e sui contratti;
- meccanismi di protezione per chi rifiuta rapporti con enti legati a governi contestati;
- trasparenza nelle relazioni internazionali della Biennale.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



