Il nuovo film con Anne Hathaway prova a intrecciare glamour, musica e occulto, ma alla fine lascia il campo a molte promesse non mantenute. Si avverte il tentativo di raccontare il dietro le quinte delle popstar, la pressione dei look e il peso delle relazioni tossiche. Tuttavia qualcosa s’inceppa e il ritmo cala quando la storia resta intrappolata in uno stesso spazio.
Trama essenziale: una popstar, uno stilista e un segreto
La vicenda segue una cantante in fase di ritorno sulle scene. Torna al lavoro con la sua storica designer. Tra abiti su misura e accordi commerciali emergono tensioni mai risolte. Sullo sfondo compare l’elemento oscuro, che complica il rapporto tra le due. Il film miscela tensione psicologica, moda e sprazzi di horror.
Il cast e le interpretazioni: Hathaway e Michaela Coel
Anne Hathaway sostiene tutto il peso mediatico del progetto. Accanto a lei, Michaela Coel offre una performance intensa e ambigua. I loro scambi verbali sono la parte più viva del film. La recitazione salva molte scene, anche quando la sceneggiatura perde mordente.
- Anne Hathaway: credibile nella vulnerabilità da popstar.
- Michaela Coel: magnetica, a tratti inquietante.
- Cameo e ruoli minori che aggiungono colore alla vicenda.
Moda, showbiz e visibilità: il cuore tematico
Il film indaga come i look siano strategia e merce. Gli stylist non sono più figure di contorno. Hanno follower, contratti e identità proprie. Questo passaggio dalla sartoria al marketing digitale è chiaro nella sceneggiatura.
Vengono toccati argomenti come:
- Accordi commerciali e customizzazioni.
- La crescente importanza delle adv su social.
- La sovraesposizione degli operatori di stile.
Queste dinamiche sono interessanti. Ma spesso restano solo abbozzate.
L’elemento horror: occulto, body horror e atmosfera
Al centro dell’intreccio c’è un tocco di soprannaturale. Non è un horror tradizionale. Predomina il sottile senso di minaccia. Appaiono momenti di body horror e di inquietudine estetica.
Il film alterna suggestioni visive e sequenze intime. Alcune scene funzionano bene. Altre sembrano ripetitive o troppo teatrali.
Struttura narrativa: perché il ritmo si inceppa
Gran parte della storia si svolge in spazi ristretti. Le due protagoniste dialogano a lungo. Il tentativo è di scavare nella relazione. Ma la scelta rende la pellicola spesso statica.
Problemi principali:
- Ambientazioni limitate che appiattiscono il dinamismo.
- Dialoghi esistenziali che si prolungano oltre il necessario.
- Mancanza di approfondimento su molti temi introdotti.
Il risultato è un tono eccessivamente teatrale. A tratti la pellicola sembra desiderare il sublime senza costruirne le basi.
Sequenze da ricordare e piccole intuizioni
Non mancano intuizioni visive e momenti memorabili. Alcune scene musicali richiamano grandi show europei. Un paio di momenti con un’artista ospite spiccano per originalità. La componente body horror regala immagini perturbanti.
- Concerti che ricordano spettacoli televisivi internazionali.
- Un cameo musicale ben riuscito.
- Sequenze di make-up e vestizione con forte impatto estetico.
Quei passaggi bastano a giustificare la visione per chi ama moda e musica.
Scelte registiche e potenzialità inespresse
Il regista prova a coniugare generi diversi. Il mix tra showbiz e occulto poteva essere rivelatore. Invece prevale la sensazione che si stia raschiando la superficie. Le buone idee rimangono spesso frammenti.
Il film funziona meglio come ritratto psicologico limitato. Come ibrido tra horror e backstage perde parte della sua efficacia.
A chi può piacere questo film e perché
Se siete attratti dalla moda, dal dietro le quinte del music business o dalle interpretazioni intense, troverete elementi di interesse. Chi cerca un horror classico o una critica profonda del sistema del fashion rimarrà deluso.
In definitiva, il film è irregolare. Offre sequenze affascinanti. Ma non mantiene tutte le promesse narrative.
Impressione finale e piccola digressione personale
Dopo la visione ho avuto voglia di guardare qualcosa di magico e meno costruito. Ho acceso una vecchia serie sulle streghe. Cercavo un tipo di incanto diverso.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



