Giovanni Tortorici torna al cinema con un secondo film che ridefinisce il suo sguardo sull’adolescenza. Ketticè porta lo spettatore dentro una Palermo intima e rumorosa, tra primi amori, abitudini di gruppo e figure adulte che non ascoltano. Il risultato è un ritratto potente, personale e tuttavia aperto, che conferma una voce nuova del cinema italiano.
Da Diciannove a Ketticè: l’evoluzione del racconto dell’adolescenza
Tortorici continua a partire dal proprio vissuto. Ma questa volta il punto di vista cambia. Se il debutto Diciannove raccontava un protagonista che partiva via da Palermo, Ketticè rimane nella città. Il tempo della storia è il 2012, pochi anni dopo l’esplosione dei social ma ancora lontano dai reel e dalle dinamiche digitali odierne.
- Diciannove: protagonista Leonardo, senso di isolamento e partenza.
- Ketticè: protagonista Giulio, vita ferma a Palermo, dinamiche di gruppo al centro.
- Entrambi i film: sguardo autobiografico, ma rielaborato con distanza narrativa.
Personaggi e contrasti: Giulio, Ketty e il cast giovane
Il film mette in scena due adolescenti opposti che si attraggono. Giulio è un ragazzo di estrazione agiata. Ketty vive una realtà periferica e senza filtri. I due si cercano e si evitano, tra sigarette, serate in strada e incertezza sul futuro.

I giovani interpreti
Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa esordiscono con forza. Interpretano due figure credibili, mai stereotipate. La loro intesa è il cuore emotivo del film.
La presenza degli adulti: Monica Bellucci e i ruoli di potere
Tra le figure adulte spicca Monica Bellucci, che regala una performance intensa e riconosciuta a Locarno. Il suo personaggio è lontano da facili cautele. È una donna fuori sede, stanca e spesso sopra le righe.
Nel film, la famiglia è microcosmo di classi sociali e controlli. La suocera rappresenta un potere antico. Il contrasto tra generazioni si gioca spesso sul linguaggio e sui ruoli imposti.
Toni, linguaggi e scelte registiche
Lo stile di Tortorici unisce nervo punk e attenzione intellettuale. Il regista evita la posa del cinema del reale che imita l’operazione come stile fine a sé stesso. Qui la realtà diventa materia narrativa, spesso ironica, mai didascalica.
- Fotografia e sguardo giovane: scelta di una giovane direttrice della fotografia.
- Ritmo: sequenze che privilegiano i dettagli quotidiani.
- Tono: tra tenerezza, autoanalisi e sarcasmo lieve.
Tema sociale: classe, controllo e identità
Il film esplora come la classe determini comportamenti e aspettative. I ragazzi mostrano contraddizioni: aspirazioni globali e norme tradizionali nello stesso tempo. Tortorici non prosciuga questi elementi di senso, li lascia controbilanciare dai corpi e dalle azioni.
Ambientazione: Palermo come personaggio
La città non è solo sfondo. Palermo vive nelle stanze, nei cortili e nelle strade dove i ragazzi si mischiano. È un luogo di appartenenza e di costrizioni. La messa in scena recupera atmosfere locali con sguardo documentario e poetico allo stesso tempo.

Tempi e memoria: perché raccontare il 2012
Tortorici sceglie il 2012 per mettere distanza e chiarezza. Non è nostalgia fine a sé stessa. È un modo per riflettere sulle dinamiche adolescenziali prima dell’era dei contenuti istantanei. Il regista sostiene che i trentenni possono ancora interrogarsi su quel periodo con lucidità.
Produzione, riconoscimenti e uscita in sala
Ketticè è stato presentato in concorso a Locarno e approda nelle sale il 3 settembre distribuito da PiperFilm. Il film vede la partecipazione di diversi produttori noti del panorama italiano e internazionale.
- Premio attoriale a Locarno per la performance femminile.
- Produzione: collaborazione tra case indipendenti e realtà di respiro più ampio.
- Distribuzione: uscite selezionate e anteprime in Sicilia.
Lo sguardo sul presente: giovani, social e stereotipi
Nonostante l’ambientazione precedente all’esplosione dei social, Ketticè parla anche dell’oggi. I modelli culturali e gli eroi dei ragazzi moderni appaiono nel racconto come rimandi inevitabili. Tortorici osserva queste influenze senza prediche.
Secondo il regista, la mentalità adolescenziale mostra continuità nel tempo. Ci sono differenze superficiali, ma le dinamiche di genere e di controllo restano radicate.
Perché il film interessa il cinema italiano
Il valore di Ketticè sta nella sua capacità di essere insieme personale e collettivo. Il film rinnova un modo di raccontare il reale senza essere lontano dal pubblico. È cinema che prova a rimettere al centro l’energia dei corpi giovani e la complessità delle relazioni.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



