La Berlinale di quest’anno ha lasciato sul tavolo un segnale molto chiaro: il festival privilegia un cinema che guarda indietro. Tra polemiche e titoli che esaltano l’analogico, la programmazione ha messo in scena una sorta di dibattito generazionale sul valore della tecnologia e sul ruolo dei giovani.
Un festival diviso: contestazioni, qualità e tendenze
Le discussioni che hanno accompagnato l’evento hanno in parte oscurato la qualità di molti film. Non è stata una selezione brillante, ma la risonanza mediatica ha aumentato l’interesse.
- La competizione principale ha mostrato opere stanche o indecise.
- Le sezioni parallele, soprattutto la Berlinale Special, hanno ospitato i titoli più popolari.
- Molti film anglofoni e commerciali sono stati spostati fuori concorso.
In questo contesto è nata una narrativa comune: il cinema ha voglia di rimpiangere il passato e lo fa con prodotti assai curati nella forma.
Gore Verbinski e il ritorno di un cinema “vecchia scuola”
Tra i film più discussi c’è Good Luck, Have Fun, Don’t Die di Gore Verbinski. Il regista ritorna dopo anni e firma un’opera densa di dettagli tecnici.
La pellicola mescola un presente digitale con uno stile visivo da blockbuster anni Novanta. Le scene d’azione sono girate con una maestria che pochi oggi tentano ancora.
È un film anti‑tecnologico e nostalgico, ma non banalmente reazionario: usa la forma per criticare la dipendenza dagli schermi.
La satira verso i nativi digitali
Il film dedica sequenze pungenti agli adolescenti iperconnessi. Sono ritratti come figure difficili da comprendere per gli adulti del film.
- Lingue incomprensibili e linguaggi pubblicitari.
- Comportamenti aggressivi se il telefono viene ostacolato.
- Immagini grottesche che richiamano produzioni generate dall’AI.
La critica non è velleitaria: parte da una conoscenza dei linguaggi digitali e tenta di trasformarla in allarme morale.
New York analogica: borseggiatori, detective e memoria
The Only Living Pickpocket in New York di Noah Sagan propone una città dove gli oggetti perduti raccontano una morale diversa.
John Turturro interpreta un gentiluomo ladro in una Manhattan che sembra aver smarrito i suoi rituali analogici. È un racconto che recupera toni classici e figure veterane.
Il film insiste sulla nostalgia: telefoni pubblici, segreterie e borseggiatori vengono rappresentati come resti di un’etica sociale.
Il miglior film fuori concorso: epica, oro e onore
Tra le opere più apprezzate fuori concorso c’è The Weight di Padraic McKinley. È un debutto che fonde western e thriller in modo efficace.
Ambientato negli anni Trenta, quando gli Stati Uniti cercano soluzioni economiche drastiche, il film segue un uomo che accetta un rischio estremo per ritrovare la famiglia.
- Ambientazione: foreste dell’Oregon.
- Protagonista: uomo pratico, abile con le mani.
- Tono: tensione narrativa mantenuta fino alla fine.
La figura centrale è un tradizionale eroe con un’etica di altri tempi, costretto a violare la legge per amore.
Truffe digitali e rimpianti: Dust e il codice degli anni Novanta
Dust, firmato da Anke Blondé e Angelo Tijssens, racconta la caduta di due innovatori della finanza e della tecnologia.
Il film evoca le frodi finanziarie che hanno segnato la fine del Novecento, ma lo fa con un humor e ritmi che restano tipici del cinema del nord Europa.
È una storia di ambizione, errore e giustificazione morale: i protagonisti ritengono di aver creato valore davvero grande, anche quando i conti sono truccati.
Documentari musicali: riscoperte e celebrazioni
Anche il mondo del documentario musicale ha virato verso la rievocazione. Al festival sono passati lavori molto diversi tra loro.
- The Moment di Charli XCX: un mockumentary grottesco e provocatorio.
- The Ballad of Judas Priest: un ritratto celebrativo e orgoglioso del metal classico.
Da un lato la satira che demolisce l’immagine della diva, dall’altro la biografia che riafferma legami e radici musicali.
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Davide Caruso è un appassionato di cultura e tendenze artistiche. Nei suoi articoli esplora le connessioni tra moda, arte e società, offrendo ai lettori una visione moderna e dinamica della cultura italiana e mondiale. La sua scrittura precisa e ispirata rende ogni tema accessibile a tutti.



