Una spiaggia che credeva di essere tranquilla viene invasa da voci, scarpe che scricchiolano sugli scogli e borse con il logo di una film commission. Si scopre così che il cinema italiano ha scelto La Maddalena per tornare a raccontare sé stesso. Tra convegni, bagni di mezzanotte, tavole rotonde e un bagno collettivo su barconi, il Premio Solinas si conferma luogo di incontri dove le sceneggiature nascono e circolano.
Un approdo inaspettato: quando i turisti incontrano i lavoratori del cinema
Lì dove una coppia tedesca aveva programmato giornate di pace e architettura, è sbucata una folla. Le parole erano quelle del mestiere: «finanziamenti», «fase di sviluppo», «tax credit». I due stranieri non capivano subito. Poi hanno visto passare settanta persone verso il mare.
La scena resta impressa: professionisti con magliette da festival, produttori con borracce e sceneggiatori ancora con il badge timbrato. Una piccola ondata di cinema ha occupato la costa.
La Maddalena non era più solo meta turistica. Era diventata un set temporaneo di idee.

Il Premio che fa crescere le storie
Il Premio Solinas compie quarantuno anni e si presenta come incubatore. Qui emergono soggetti, si costruiscono writers’ room e molte sceneggiature trovano produttori.
Quest’anno il premio principale ha sorpreso: la vittoria è andata ad Antonella Gaeta, firmataria insieme ad Ardalan Nabavinejad del soggetto intitolato La cerimonia. Una riconferma della funzione del Solinas come trampolino.
Da segnare: I figli della scimmia di Tommaso Landucci. Il film, vincitore del Solinas nel 2021, ha raccolto riconoscimenti anche a Venezia, conquistando il premio per la miglior sceneggiatura e il plauso per il protagonista Riccardo Scamarcio.
Regole che favoriscono il talento
- Partecipazione anonima: i testi vengono valutati senza nomi.
- Nessun limite d’età: i progetti arrivano da autori molto diversi.
- Trasmissione intergenerazionale: autori affermati e nuovi si confrontano.
Convegni e rete: come si costruisce il cinema oggi
I panel hanno riportato al centro l’idea del fare rete. Si parla di «sistema» e di collaborazione. All’incontro partecipano case di produzione classiche e rappresentanti delle nuove piattaforme.
Ci sono tutor che accompagnano i giovani autori. E ci sono aspiranti sceneggiatori che, ancora anonimi, rischiano di diventare i protagonisti di domani. Tra i finalisti si è parlato anche del figlio di un regista famoso. Il premio resta però aperto: vince il progetto.
Writers’ room, pitching e incontri one-to-one si susseguono. L’obiettivo è semplice: trasformare un’idea in un film o in una serie.
Il terzo giorno in barca: rituale collettivo e bagni proibiti
Tradizionalmente il terzo giorno è dedicato al mare. Un tempo erano piccoli gozzi e gommoni informali. Oggi il festival organizza barconi ufficiali per tutti. Si va a Spargi, si tocca Budelli.
Il bagno rimane centrale. Anche quando le giornate professionali sono fitte, molti scelgono il tuffo. Non mancano i piccoli incidenti: una sceneggiatrice si è fatta male scivolando sugli scogli dopo un bagno notturno.
Cosa non manca nei giorni in barca:
- Maschera e boccaglio per chi vuole esplorare i fondali.
- Pasti conviviali: pasta al granchio blu e sughi di pesce.
- Vernmentino per allentare i discorsi più tesi.

Industry, produttori e piattaforme: il volto contemporaneo del festival
Il Solinas non è solo festa. È anche mercato delle idee. La presenza di produttori tradizionali convive con delegazioni delle piattaforme digitali. Si discutono accordi, si cercano coproduzioni e si fanno scommesse sui progetti.
I produttori a volte restano sbalorditi. Altre volte sono sollevati. In entrambi i casi, il risultato è che il festival mette in circolo opportunità concrete.
Il confronto diretto tra chi finanzia e chi scrive è una delle carte vincenti dell’evento.
Momenti di leggerezza: battute in barca, citazioni e un concerto
L’atmosfera si scioglie tra battute e citazioni cinematografiche. Qualcuno paragona la compagnia a un film di Virzì. Altri si autoironizzano. In rada si mangia, si parla e si resiste alla tentazione di tuffarsi.
La serata finale prevede un concerto jazz in piazza. Le musiche evocano malinconia e nostalgia. All’orizzonte Bonifacio e Palau fanno da cornice. E poi i delfini: all’improvviso solcano l’acqua.
Quel momento di stupore collettivo diventa metafora. Una piccola immagine che suggerisce cosa il cinema italiano potrebbe ancora essere.
Articoli simili
- Premio Bianca d’Aponte 2026: Marina Rei madrina, finali il 23 e 24 ottobre ad Aversa
- Riccardo Cocciante a IMAGinACTION 2025: racconto in musica
- Franco Maresco, mostra che ci obbliga a (non) ripensare
- New Balance Aminé: sneakers coloratissime
- corti e cortissimi sono cinema: ecco perché contano

Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



