L’esordio di Giulio Bertelli, Agon, rompe gli schemi del racconto sportivo. Presentato alle Settimane della Critica a Venezia e ora in sala con Mubi, il film fonde immagini realistiche e finzione per esplorare la fatica, il dolore e l’ambizione di tre atlete. Lo sguardo è crudo ma calibrato, tra sale operatorie, arene vuote e social che non perdonano.
Personaggi in primo piano: chi sono le protagoniste
Al centro del film ci sono tre atlete che abitano il confine tra mito e quotidiano. Bertelli mette in scena figure complesse.
Le tre voci femminili
- Alice Bellandi: una judoka d’oro che si interpreta e si mette in scena tra realtà e frammenti onirici.
- Yile Vianello: una schermitrice al centro di una vicenda giudiziaria e mediatica ispirata a episodi reali.
- Sofija Zobina: tiratrice affermata che affronta la caduta d’immagine dopo uno scandalo di caccia.
Sport, guerra e trasformazione culturale
Bertelli insiste sulle origini militari di molte discipline. Judo, scherma e tiro emergono come eredità di tecniche nate per sopravvivere.
- Radici belliche evolute in gare di prestigio.
- La sublimazione del gesto tecnico a spettacolo.
- Il contrasto tra funzione storica e forma contemporanea.
Il film sottolinea come la pratica agonistica sia diventata rituale e, al tempo stesso, fonte di tensioni psicologiche profonde.
Routine, sacrifici e immagini invadenti
La quotidianità mostrata è fatta di allenamenti, controlli e gesti privati che diventano pubblici. Bertelli non edulcora nulla.
- Preparazione tecnica e ossessione del corpo.
- Contesti di controllo: antidoping e burocrazia sportiva.
- Momenti intimi che emergono sui social e rovinano carriere.
Ci sono scene che raccontano fame, noia e piacere in modo diretto. Il contrasto tra l’apparenza mediatica e la fragilità umana è continuo.
Scenografie, stile e strategie visive
Agon adotta un’estetica ibrida. Fotografia epurata, arene silenziose e inserti di computer grafica convivono con riprese di tipo documentario.
- Sequenze chirurgiche che mostrano la sofferenza fisica.
- Arti marziali filmate come rituali lontani dal pubblico.
- Frame che oscillano tra realismo e sogno lucido.
La messa in scena alterna campi stretti e panoramiche fredde per isolare l’atleta dal mondo che la circonda.
Controversie e il valore mediatico dell’atleta
Nel racconto emergono scandali che mescolano etica, giustizia sportiva e indignazione collettiva. La rete diventa giudice e carnefice.
- Un incidente in pedana che richiama tragedie passate.
- Un video di caccia che rovina sponsorizzazioni e reputazione.
- L’ingresso degli e-sport come nuova voce commerciale.
La macchina mediatica trasforma una vittoria in prodotto e una caduta in spettacolo.
Il confine tra documentario e fiction
Bertelli gioca con i generi. Il film sembra un reportage e, subito dopo, si trasforma in finzione ipercontrollata.
- Sequenze reali mescolate a ricostruzioni e CGI.
- Attori atleti che interpretano versioni amplificate di se stessi.
- Un equilibrio tra registro analitico e simbolico.
Questa scelta accentua la tensione tra l’immagine ideale dell’atleta e la sua realtà quotidiana.
Festival e distribuzione: dove vederlo
Agon ha debuttato alle Settimane della Critica durante la Mostra di Venezia e ora è distribuito nelle sale da Mubi. La ricezione critica lo descrive come un esordio rigoroso.
La pellicola invita a uno sguardo sul lato oscuro dello sport moderno, esplorando cosa resta dell’umano dietro il trofeo.
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Davide Caruso è un appassionato di cultura e tendenze artistiche. Nei suoi articoli esplora le connessioni tra moda, arte e società, offrendo ai lettori una visione moderna e dinamica della cultura italiana e mondiale. La sua scrittura precisa e ispirata rende ogni tema accessibile a tutti.



