Al Festival di Cannes è emersa una corrente netta: il cinema europeo torna a misurarsi con la guerra, riscrivendo il “war movie” in chiave contemporanea e storica. Tra pellicole che guardano al presente e altre che scavano nel Novecento, la Croisette mostra un interesse diffuso per conflitti, collaborazionismi e memorie nazionali.
Cannes 2026: perché la guerra è tornata al centro del cinema
Il Festival è diventato, ancora una volta, un osservatorio sul futuro delle sale. Quest’anno sorprende l’assenza dei grandi studi americani. Hollywood, storicamente produttrice di guerra spettacolare, è meno presente.
Al contrario, la produzione europea domina la scena. Questo spostamento indica due tendenze:
- una maggiore volontà di raccontare la guerra attraverso prospettive nazionali diverse;
- la scelta di esplorare memoria e identità piuttosto che solo la cronaca bellica contemporanea.
La guerra non è più tema esclusivo degli americani: è diventata oggetto di riflessione collettiva in Europa.
Film che guardano al presente: la guerra come scenario socio-politico
Non mancano titoli che si confrontano direttamente con conflitti recenti. Il cinema documenta e immagina i modi in cui la guerra trasforma società e imprese.
Tra i film più dibattuti spicca Minotaur di Andreï Zviaguintsev. La storia prende luogo nella Russia del 2022 e segue Gleb, uomo d’affari risucchiato dalla gelosia.
La guerra resta sullo sfondo, ma modifica l’economia e i rapporti di potere. L’azienda del protagonista viene coinvolta nello sforzo bellico. Così il conflitto diventa terreno di corruzione e discriminazione sociale.
In questo racconto la guerra appare come un amplificatore delle disuguaglianze.
Il ritorno al Novecento: Vichy, la Resistenza e le ferite europee
Molti film presentati a Cannes si concentrano su momenti chiave del XX secolo. L’occupazione della Francia e la Seconda guerra mondiale tornano con forza.
Le nuove storie sulla Francia occupata
Il cinema francese sembra interrogare il proprio passato più oscuro. Temi come collaborazionismo e codardia istituzionale riemergono con forza.
- Notre Salut di Emmanuel Marre esplora Vichy e l’ambizione personale che porta al compromesso morale.
- Moulin di László Nemes racconta la tortura e la resistenza di Jean Moulin, figura simbolo della lotta contro l’occupazione.
Vichy è raccontata non come eccezione mostruosa, ma come terreno di adattamento e opportunismo.
Figure, eroi e cine-storica ambizione: De Gaulle e il kolossal storico
Il grande schermo propone anche un ritorno all’eroismo incarnato. Un progetto ambizioso è La Bataille de Gaulle: L’Âge de fer.
Il film ripercorre il crollo del 1940 e la fuga di De Gaulle a Londra. È pensato come primo episodio di un dittico biografico e punta a mescolare spettacolo e racconto storico.
Qui il cinema sceglie l’epica per raccontare la nascita di un simbolo nazionale.
Germania postbellica ed eredità della tragedia
Un altro sguardo significativo proviene dalla Germania del dopoguerra. Fatherland di Paweł Pawlikowski segue Thomas e Erika Mann nel viaggio del 1949.
La Berlino visitata dai protagonisti è divisa e traumatizzata. L’opera mostra come la Storia attraversi vite private e famiglie.
Un passaggio chiave è Buchenwald: campo nazista trasformato in luogo di detenzione sovietico. L’immagine sottolinea come le macerie del passato possano generare nuovi abusi.
La rappresentazione mette al centro i sommersi della storia, non i leader.
Guerra, memoria e comodità narrativa: perché tornare al passato
È lecito chiedersi perché il cinema ricorra alle grandi guerre anziché affrontare il presente direttamente. Le ragioni includono:
- la familiarità narrativa delle guerre mondiali;
- la possibilità di collegare storie politiche a temi identitari;
- la ricerca di un terreno condiviso per parlare di colpa e responsabilità.
Per molti registi il passato offre un quadro più stabile per raccontare questioni complesse.
Quando il conflitto incontra la queerness: due letture importanti
Tra le opere presentate, alcune intrecciano la guerra con l’esperienza queer. Ne emergono storie intime e collettive.
Coward e la mascolinità in trincea
Lukas Dhont firma Coward, ambientato nelle trincee della Prima guerra mondiale. Il film non è un cine-guerra tradizionale.
Si concentra invece sugli spettacoli e sulle relazioni fra soldati. La guerra diventa un laboratorio di ruoli maschili e desideri proibiti.
La trincea qui è spazio di performance e scoperta identitaria.
La Bola Negra e la memoria repressa della Spagna
I registi Javier Ambrossi e Javier Calvo costruiscono un racconto su tre epoche spagnole: 1932, 1937 e 2017.
La pellicola intreccia personaggi reali e immaginari che vivono l’omosessualità in un contesto violento e refrattario alla diversità.
La guerra civile non inventa la violenza, la rende palese. Il film parla d’eredità e di come il passato continui a pesare sul presente.
Il messaggio è chiaro: la memoria storica è antidoto e avvertimento.
Industria e politica: la questione Canal+ e l’influenza dei grandi capitali
Lo scenario culturale che ha accompagnato Cannes ha contribuito alla polarizzazione del dibattito. Al centro c’è la polemica su Canal+ e Vincent Bolloré.
Centinaia di professionisti hanno firmato una lettera contro l’influenza del magnate sulle produzioni francesi. Sul red carpet e in sala stampa il tema ha fatto discutere.
La tensione tra libertà creativa e potere economico è parte integrante della discussione sul cinema di guerra.
Selezione e testimonianza: i titoli più rilevanti presentati
Un elenco sintetico aiuta a orientarsi tra le proposte festivalieri:
- Minotaur – Andreï Zviaguintsev: guerre contemporanee e potere economico in Russia.
- Coward – Lukas Dhont: queer nelle trincee della Prima guerra mondiale.
- La Bola Negra – Javier Calvo & Javier Ambrossi: eredità franchista e omosessualità in Spagna.
- Moulin – László Nemes: Jean Moulin e la resistenza francese.
- Notre Salut – Emmanuel Marre: Vichy, ambizione e collaborazionismo.
- Fatherland – Paweł Pawlikowski: la Germania del 1949 e le ferite del nazismo.
- La Bataille de Gaulle: L’Âge de fer – Antonin Baudry: grande affresco su De Gaulle.
Quali domande solleva questo ritorno bellico?
Il fenomeno induce a riflettere. Alcuni interrogativi emergono con forza:
- Il cinema europeo sta cercando nuove versioni di patriottismo?
- Le guerre del passato servono a evitare il confronto diretto con le tensioni attuali?
- Come cambia la rappresentazione della violenza quando si intreccia con identità marginalizzate?
Le risposte sono ancora aperte e si disegneranno nelle sale nei prossimi mesi.
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Davide Caruso è un appassionato di cultura e tendenze artistiche. Nei suoi articoli esplora le connessioni tra moda, arte e società, offrendo ai lettori una visione moderna e dinamica della cultura italiana e mondiale. La sua scrittura precisa e ispirata rende ogni tema accessibile a tutti.



