Il diavolo veste Prada: la vera Emily conferma di aver detto frasi iconiche

Con l’arrivo nelle sale del sequel de Il Diavolo veste Prada, emergono nuovi retroscena sul rapporto tra la moda e la letteratura. Leslie Fremar, nota celebrity stylist e ex assistente, ha riacceso i riflettori sul romanzo di Lauren Weisberger, sostenendo che molte pagine si rifanno alla sua esperienza dietro le quinte delle redazioni di moda.

Chi era la vera ispirazione per Emily nel romanzo

Secondo Fremar, il personaggio di Emily non è un’invenzione totale. In un intervento al podcast The RunThrough, la stylist ha raccontato i mesi in cui ha dato lavoro a Lauren Weisberger. Quel periodo è alla base della fiction che ha poi ispirato il film. Fremar spiega che la dinamica tra assistenti, gli incarichi e le frustrazioni quotidiane hanno alimentato la narrazione della scrittrice.

  • Durata del rapporto professionale: Fremar afferma di aver lavorato con Weisberger per circa otto mesi.
  • Il ruolo nell’ispirazione: la stylist sostiene che molte scene nascono da episodi realmente vissuti.
  • Il collegamento con Vogue: l’esperienza è radicata nel contesto delle grandi riviste di moda.

La battuta che è diventata virale e la presenza di Anna Wintour

Fremar attribuisce a sé la frase più famosa associata al personaggio: l’idea che tantissime ragazze avrebbero desiderato quel lavoro a qualsiasi costo. Ha spiegato che quella battuta nasceva da una convinzione reale, non da una semplice battuta letteraria. Il commento ha contribuito a costruire il ritratto di un milieu competitivo e geloso.

Dopo l’uscita del romanzo, Fremar racconta di essere stata convocata nell’ufficio di Anna Wintour. L’incontro, secondo la stylist, fu carico di tensione. Wintour avrebbe chiesto chi fosse Lauren Weisberger, e la risposta di Fremar avrebbe innescato una reazione secca da parte della direttrice. L’episodio resta nella memoria di Fremar come un momento di confronto imbarazzante e definitivo.

Come Fremar ha vissuto la pubblicazione: delusione e senso di tradimento

Il libro, per Fremar, non fu solo un’opera di finzione. Lei sostiene che molte situazioni fossero riconoscibili e che la pubblicazione rappresentò una forma di esposizione. Questa consapevolezza le fece provare frustrazione. Sentiva di aver svolto il lavoro con serietà, mentre la collega avrebbe trasformato quell’esperienza in materiale narrativo.

Reazioni personali e conseguenze professionali

  • Rottura dei rapporti: Fremar dice di non avere più parlato con Weisberger dopo la pubblicazione.
  • Senso di tradimento: la stylist descrive la pubblicazione come un atto che le ha tolto fiducia.
  • Riflessione sulla rappresentazione: secondo Fremar, la vicenda mostra quanto la vita nelle redazioni possa diventare un racconto pubblico.

L’incontro con Emily Blunt e la sorpresa della reazione

In un evento pubblico Fremar ha incontrato Emily Blunt, l’attrice che interpreta Emily nel film. Ha scelto di raccontarle la propria versione: si è presentata come la persona che aveva ispirato il personaggio. La risposta dell’attrice, secondo Fremar, fu sorprendentemente distaccata.

La stylist si aspettava un grande scalpore o una reazione emotiva. Invece, la reazione è stata contenuta e quasi rassegnata. Fremar ricorda l’incontro con una punta di amaro, ma senza l’esplosione drammatica che immaginava.

Il peso mediatico della storia e cosa significa per chi lavora in moda

La vicenda tra Fremar, Weisberger e la figura di Anna Wintour solleva domande più ampie. Trasformare esperienze reali in narrativa può mettere sotto i riflettori chi le ha vissute. Per molti addetti ai lavori, questo episodio è un monito sulla sottile linea tra realtà e finzione.

  • Il lavoro di assistente è spesso invisibile ma decisivo.
  • Le storie di redazione possono diventare materiale da bestseller.
  • La rappresentazione pubblica può cambiare la percezione delle persone coinvolte.
Un’immagine che richiama il film tratto dal romanzo

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