Kirill Serebrennikov: regista russo simbolo del cinema dissidente

Kirill Serebrennikov porta sullo schermo un volto dell’orrore del Novecento e lo fa guardando oltre la leggenda. Il suo nuovo film, tratto dal romanzo di Olivier Guez, ricostruisce la fuga di Josef Mengele in Sud America e la trasforma in un’indagine sul potere, sulla memoria e sul rapporto familiare che scava nel senso delle colpe.

Che storia racconta il film

Dal libro alla pellicola

La pellicola parte dal racconto storico di un nazista che sfugge a Norimberga. Mengele attraversa l’Argentina e altri Paesi sudamericani. La fuga è accompagnata da reti di nostalgici e protezioni politiche.

Un punto di vista inedito

Più che le tappe del viaggio, il film mette al centro il meccanismo che ha permesso la sopravvivenza dell’ex medico di Auschwitz. Serebrennikov non segue la cronaca passo passo. Preferisce esplorare il terreno sociale e psicologico che ha costruito quella figura.

Perché il regista ha scelto Mengele

Serebrennikov non vede Mengele come un mito. Secondo il regista, l’uomo era mediocre. È il contesto ad averlo reso un simbolo. La domanda che muove il film è: come una società produce e protegge i mostri?

Questa curiosità ha portato il regista a inventare una cornice narrativa. Nella pellicola, le memorie di Mengele sono evocate durante una ipotetica visita del figlio. È un artificio che permette di sondare motivazioni, rimorsi e giustificazioni.

Tono politico e risonanze contemporanee

Il film è dichiaratamente politico. Parla di potere, di legittimazione delle azioni più estreme e del ritorno di idee che sembravano sepolte.

  • La logica del più forte: il film mette in luce la concezione che la forza legittimi il diritto.
  • Il parallelismo con il presente emerge spesso nelle interviste del regista.
  • La difesa «eseguivo ordini» è mostrata come un meccanismo morale ricorrente.

Un ponte tra passato e oggi

Serebrennikov sottolinea che le stesse argomentazioni usate dai nazisti possono riemergere in contesti moderni. È una lettura che rende la storia urgente e non archiviata.

Chi interpreta Mengele e cosa è successo sul set

Il ruolo è affidato ad August Diehl. L’attore tedesco ha già interpretato ruoli legati alla Seconda guerra mondiale. La sua presenza dà credibilità al personaggio.

  • August Diehl ha lavorato con grandi registi.
  • In passato ha recitato ruoli controversi e intensi.
  • Durante le riprese in Uruguay un fatto ha impressionato la troupe: un uomo anziano ha ringraziato l’attore credendolo il personaggio.

Quell’episodio ha dimostrato quanto il passato sia vivo in molte comunità. Diehl rimase senza parole. La scena ha gelato chi era sul set.

Scelte formali: bianco e nero, colore e documentario

Serebrennikov ha adottato un linguaggio visivo frammentato. L’idea è mettere lo spettatore dentro la testa del protagonista.

  • Il bianco e nero regolare il tono ambiguo della vita postbellica.
  • Sprazzi di colore segnalano ricordi o tensioni emotive.
  • Le sequenze su Auschwitz sono girate a colori, con stile documentario.

Per rendere verosimili le riprese d’epoca, la produzione ha cercato il tipo di cinepresa usata dai nazisti. Un attore è stato trasformato anche in operatore per ricreare quei filmati.

Come il regista vede il rischio di fraintendimento

Un’opera su un personaggio come Mengele può essere letta in modo erroneo. Alcuni spettatori potrebbero cercare la redenzione del colpevole. Serebrennikov reagisce così:

  • Non si può controllare ogni interpretazione.
  • Se qualcuno non coglie il senso del film, la responsabilità artistica resta del regista.
  • Esiste comunque un pubblico che vede il film come storia storica e non come giustificazione.

Note sulla distribuzione e sul contesto della presentazione

Il film è uscito nelle sale il 29 gennaio, distribuito da Europictures. Serebrennikov ha presentato il lavoro a Roma. L’incontro ha rivelato quanto il regista volesse aprire un confronto con il presente.

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