L’Odissea ha attraversato più formati e linguaggi cinematografici di quanti pellegrinaggi abbia fatto il suo eroe. Dalle prime magie ottiche del cinema muto ai kolossal in Technicolor, dalle serie televisive che hanno formato intere generazioni fino alle rielaborazioni moderne, il poema di Omero continua a essere fonte di ispirazione e sperimentazione.
Animazione e serie per ragazzi: Omero in chiave pop
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Mission Odyssey (2002-2003)
Co-produzione franco-tedesca in 26 episodi. La trama trasforma il ritorno di Ulisse in una lunga successione di avventure per un pubblico giovane.
Pro: intento educativo e ritmo seriale. Contro: animazione poco dinamica e tono spesso banale.
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The Animated Odyssey (1998-2000)
Nato come lungometraggio lituano nel 1998 e poi adattato in miniserie HBO nel 2000. Ripercorre gli episodi più famosi del poema.
Un approccio didascalico, con disegni e movimenti che non sempre reggono il confronto con produzioni contemporanee.
Prime sperimentazioni: il muto e la meraviglia visiva
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L’île de Calypso (attribuito a Georges Méliès, 1905)
Quattro minuti di pura invenzione scenica. Méliès usa trucchi e scenografie per condensare immagini mitiche.
Il film è in gran parte perduto, ma resta la testimonianza che il cinema primordiale voleva già stupire con Omero.
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L’Odissea (1911) – Giuseppe De Liguoro, Francesco Bertolini, Adolfo Padovan
Realizzato per l’Esposizione di Torino, è la prima versione estesa del poema al cinema. Scenografie dipinte e grandi masse di comparse.
Un’opera pionieristica che dimostra l’ambizione produttiva degli inizi del cinema italiano.
Il grande schermo anni ’50: il mito come spettacolo
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Ulisse (Mario Camerini, 1954)
Kolossal prodotto da Ponti e De Laurentiis con Kirk Douglas protagonista. Tecnicolor, prodezze ed effetti dell’epoca.
Una lettura spettacolare e lineare del poema, pensata per il pubblico di massa e per la stagione del peplum.
Televisione italiana ed epica seriale
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Odissea (Franco Rossi, 1968)
Miniserie in otto puntate frutto di una co-produzione europea. Bekim Fehmiu interpreta un Ulisse intenso e concreto.
Impatto: milioni di spettatori e il consolidamento dello sceneggiato come forma narrativa epica della Rai.
Registi d’autore e nuove letture del viaggio
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L’Odissea (Andrei Konchalovsky, 1997)
Miniserie prodotta da Francis Ford Coppola. Armand Assante è un Ulisse vigoroso in una versione televsiva patinata degli anni Novanta.
Una resa spesso sontuosa e a tratti kitsch, ma capace di restituire il senso d’avventura del poema.
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Nostos – Il ritorno (Franco Piavoli, 1989)
Sguardo essenziale e poetico sull’idea del ritorno. Dialoghi ridotti, immagini e suoni della natura al centro del racconto.
Un’interpretazione sperimentale che trasforma l’Odissea in un’esperienza sensoriale e meditativa.
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Itaca – Il ritorno (Uberto Pasolini, 2024)
Focalizzato sul dopo-guerra e sul rientro a casa. Ralph Fiennes porta un volto segnato e vulnerabile.
Ridotto il fantastico, il film indaga la difficoltà di riappropriarsi della propria vita dopo il trauma.
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Odissea (Christopher Nolan, 2026)
Rielaborazione libera del mito in chiave contemporanea. Nolan intreccia tempo, memoria e guerra.
Elemento distintivo: fusioni stilistiche e toni che oscillano tra epica e horror. Un grande successo commerciale.
Versioni e temi ricorrenti: cosa cambia tra gli adattamenti
- Il trattamento del fantastico varia dal gioco scenico di Méliès alle riduzioni realistiche di oggi.
- La figura di Ulisse è talvolta eroe epico, talvolta reduce fragile e umano.
- Le scelte produttive determinano l’impatto: televisione popolare, cinema d’autore o animazione per ragazzi.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



