La serata finale della Mostra di Venezia ha lasciato dietro di sé un dibattito acceso su scelte, qualità e rappresentanza. Al centro, la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal ha spiegato le motivazioni che hanno portato al Leone d’oro, tra battute ironiche e giudizi netti sulla cinematografia presentata in concorso.
Perché il Leone d'oro è andato a Woman Unknown
La vittoria di Woman Unknown, diretto da May el-Toukhy, è stata motivata dalla giuria per la sua forza formale. Gyllenhaal ha sottolineato la cura della regia e della messa in scena.

Ha definito il film come un’opera di grande precisione visiva, paragonabile a un vero e proprio raggio laser, per l’efficacia del linguaggio cinematografico.
Ha inoltre precisato che la decisione non è stata dettata da alcuna strategia di carattere politico. Ogni voto, ha ricordato, pesa quanto quello degli altri membri della giuria.
La battuta che ha scatenato i giornalisti e la risposta
Durante la conferenza Maggie Gyllenhaal ha scherzato su un episodio che ha fatto discutere i cronisti. Ha detto in tono ironico di non essersi limitata al semplice fatto che il film fosse diretto da una donna per assegnare il premio.
Ha poi respinto l’idea che la scelta fosse una dichiarazione politica. Ha ricordato la complessità delle discussioni in giuria e il confronto serrato tra i partecipanti.
Il riconoscimento alla protagonista: Coppa Volpi per Mathilde Arcel
Oltre al Leone d’oro, la giuria ha deciso di attribuire la Coppa Volpi per la miglior attrice a Mathilde Arcel, interprete principale di Woman Unknown.
La scelta è stata resa possibile dall’unanimità della giuria, ha spiegato Gyllenhaal, che ha assicurato il grande impatto della performance sulla stampa e sul pubblico.
Le altre registe in gara e il Premio speciale della giuria
Il programma della rassegna includeva pochi titoli diretti da donne. L’altro film in concorso con regia femminile era NAZA, co-diretto da Rachel Szor e Yuval Abraham.
Il documentario su Gaza ha ottenuto il Premio speciale della giuria. La motivazione ha sottolineato coraggio e intelligenza narrativa.
Gyllenhaal ha lodato il film per il suo approccio non banale alla rappresentazione del conflitto. Ha anche ringraziato la collega Kaouther Ben Hania per aver offerto chiavi di lettura importanti sul montaggio e sul linguaggio visivo.
Un confronto con altri lavori e riferimenti autorevoli
Nel commento alla pellicola su Gaza, la presidente ha fatto notare analogie formali con altri film che esplorano i meccanismi della violenza collettiva. Ha citato un’opera recente per collegare i temi di sistema e responsabilità.
La giuria ha apprezzato, in particolare, il modo non letterale con cui il documentario affronta le dinamiche alla base delle violenze sui civili.
Composizione della giuria e ruoli chiave
La squadra chiamata a valutare i film è stata eterogenea e internazionale.

- Maggie Gyllenhaal – presidente, attrice e regista.
- Kaouther Ben Hania – regista tunisina, autrice de La Voce di Hind Rajab.
- Johnnie To – veterano del cinema di Hong Kong.
- Shahrbanoo Sadat – cineasta afghana.
- Xavier Giannoli – regista e sceneggiatore francese.
- Daniel Blumberg – compositore legato a The Brutalist.
- Francesco Casetti – accademico italiano del cinema.
Reazioni e dibattito mediatico dopo la premiazione
La scelta del Leone d’oro e dei premi collaterali ha subito acceso un vivace dibattito nei media. Alcuni hanno interpretato il verdetto come un segnale sulla scarsità di opere dirette da donne.
Altri hanno sottolineato invece la centralità del valore artistico nella decisione della giuria, come più volte ribadito dalla sua presidente.
Elementi tecnici e di montaggio messi in evidenza
Più di una voce in giuria ha rimarcato l’importanza delle scelte di inquadratura e di montaggio. Questi aspetti sono stati determinanti nel valutare i film presenti in concorso.
In particolare, è stato osservato come il montaggio possa rivelare strutture narrative che ricostruiscono sistemi di responsabilità dietro gli eventi mostrati.
Premi in evidenza e analogie di stile
Oltre ai riconoscimenti già citati, la manifestazione ha messo in luce come alcuni film stabiliscano legami stilistici con opere recenti di portata internazionale.
La giuria ha segnalato connessioni non tanto tematiche quanto formali, cioè modi di costruire lo sguardo e la distanza narrativa rispetto ai fatti rappresentati.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



