Olivia Cooke ricorda ancora con sorpresa e un pizzico di imbarazzo il provino che la avrebbe potuta portare nella galassia di Star Wars. Oggi, a distanza di anni, l’attrice britannica racconta quella audizione come un episodio formativo, lontano dall’immagine di successo che la lega ora a House of the Dragon.
Una audizione che non andò come sperato
Intervistata nel podcast Happy Sad Confused, Cooke ha ricostruito il periodo delle selezioni per il ruolo di Rey in Star Wars: Il risveglio della Forza. Ha chiarito subito un equivoco ricorrente: non si era candidata per il personaggio che poi sarebbe diventato Rose Tico.
Durante le audizioni per la nuova protagonista, Olivia partecipò a più callback. Incontrò anche il regista J.J. Abrams, ma non riuscì a esprimere il suo massimo. La sua valutazione è netta: si considerò incapace in quel momento e definì l’esperienza deludente.
- Provini multipli per Rey.
- Incontro diretto con il team di produzione.
- Senso di non essere all’altezza durante l’audizione.
Perché Daisy Ridley era la scelta naturale
Ripensandoci, Cooke non nutre risentimento. Al contrario, riconosce che Daisy Ridley incarnò perfettamente Rey. Secondo l’attrice britannica, la scelta fu giusta per il film e per la nuova trilogia.
La consapevolezza di non essere il volto adatto in quel preciso momento le ha permesso di voltare pagina. Così, quella mancata occasione non è stata vista come una sconfitta definitiva, ma come un punto di svolta nella sua carriera.
I rifiuti che forgiano una carriera: altri provini ricordati
Il provino per Star Wars non fu l’unico episodio difficile. Cooke ha raccontato anche l’esperienza con il remake di Un amore senza fine. Aveva 19 anni e quel test era il suo primo grande momento davanti alla macchina da presa.
Quando la parte andò a un’altra attrice, la delusione fu intensa. Tuttavia, quei no si rivelarono tappe necessarie per crescere professionalmente.
- Prima grande audizione a 19 anni.
- Delusione iniziale e reazione emotiva.
- Impegno costante nonostante i rifiuti.
Una filmografia in lenta ascesa
Dopo i primi ostacoli, Olivia Cooke costruì una carriera solida. Ha alternato cinema indipendente e grandi produzioni, accumulando ruoli significativi che ne hanno messo in luce versatilità e intensità.

- Bates Motel — esperienza televisiva formativa.
- Ready Player One — grande produzione e visibilità internazionale.
- Sound of Metal — film acclamato dalla critica.
- Quel fantastico peggior anno della mia vita — esempio di cinema più leggero e commerciale.
Alicent Hightower: il ruolo che ha cambiato il passo
La svolta definitiva è arrivata con House of the Dragon. Nel ruolo di Alicent Hightower, Cooke ha mostrato una capacità rara: rendere comprensibile e umana una figura intrisa di contraddizioni.
Nel contesto della Danza dei Draghi, Alicent è divisa tra dovere, ambizione e sentimenti personali. La performance di Cooke ha messo in evidenza sfumature rare per un personaggio così controverso, trasformandolo in uno degli archi narrativi più discussi della serie HBO.
La sua interpretazione ha consolidato la presenza dell’attrice nel panorama delle grandi produzioni televisive, dimostrando che gli insuccessi passati non hanno impedito una crescita artistica significativa.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



