Meryl Streep ha rischiato di non vestire mai i panni di Miranda Priestly. La star ha raccontato retroscena inediti sul suo rifiuto iniziale e su come quella scelta abbia trasformato il suo compenso e il destino del film che ha definito la sua immagine nel mondo della moda e del cinema.
Una scelta che cambiò la carriera
All’epoca dell’offerta per Il diavolo veste Prada, Streep stava considerando una pausa dalle scene. Era una fase di riflessione sulla carriera e sul tempo da dedicare a se stessa. I produttori sono tornati sui loro passi quando l’attrice ha fatto sapere di voler essere pagata in modo proporzionale alla portata del progetto.
Rifiutò la prima proposta e chiese condizioni migliori. Non fu una decisione affrettata. Streep valutò il materiale e capì il potenziale del film, ma voleva sentirsi valorizzata anche economicamente.
La trattativa: dal no al doppio dello stipendio
I produttori optarono per un rilancio dell’offerta. La determinazione dell’attrice portò a un risultato concreto: una somma molto più alta rispetto alla prima proposta.
- Prima offerta: rifiutata.
- Richiesta di Streep: compenso commisurato al successo previsto.
- Esito: raddoppio dello stipendio e accordo firmato.
Questo gesto non fu soltanto una vittoria personale. Permise a Streep di rimanere nel progetto e al film di beneficiare della sua presenza iconica.
Il film che ha cambiato il panorama fashion-cinematografico
Il diavolo veste Prada sbancò al botteghino. La commedia sofisticata conquistò il pubblico e registrò incassi notevoli.
- Incassi globali superiori ai 326 milioni di dollari.
- Ruolo di Miranda Priestly divenuto modello di riferimento per ruoli autoritari nel cinema contemporaneo.
- Impatto duraturo sulla pop culture e sulla moda.
La scelta di Streep di negoziare ebbe quindi un effetto moltiplicatore. Non solo migliorò il suo compenso, ma consolidò la memorabilità del personaggio.
La decisione personale: età, ritiro e nuova energia
A 56 anni, l’attrice confidò di aver riflettuto a lungo prima di accettare qualsiasi altra sfida. Sentiva che la sua esperienza e il momento personale meritassero rispetto e una proposta adeguata.
Si era detta pronta al ritiro, ma il progetto la riportò in scena con rinnovata energia. Quella pausa ipotetica si trasformò invece in un trampolino per altre interpretazioni importanti.
Venti anni dopo: il sequel e le nuove aspettative
Il sequel è arrivato nelle sale in questi giorni, e il cast si è ritrovato per parlare del ritorno di quelle atmosfere. Streep è tornata a raccontare come nacque il suo rapporto con Miranda e perché la negoziazione fu cruciale.
Critici e pubblico osservano se il nuovo capitolo riuscirà a replicare l’alchimia originale. Tra nostalgie e curiosità, l’attenzione rimane alta su:
- la resa del personaggio sul grande schermo;
- il bilanciamento tra moda e racconto;
- la risposta commerciale rispetto al primo film.
Perché quel rifiuto conta ancora oggi
La vicenda è utile per comprendere come un atto di negoziazione possa influire sul corso di una carriera. Streep trasformò un rifiuto in leva strategica.
Il risultato fu doppio: un riconoscimento economico e la creazione di un’icona culturale. Questo episodio resta un esempio per attori e produttori sul valore di riconoscere il proprio peso in un progetto.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



