Il nuovo film di Aaron Sorkin ambientato nel mondo di Facebook non ha scosso il pubblico americano. Mentre l’horror Mammina con Jessica Chastain domina i botteghini, The Social Reckoning parte in sordina e solleva domande sulle attese intorno ai progetti legati a storie di big tech.
Numeri freddi per The Social Reckoning
Sony pensava a una partenza modesta, ma il risultato è andato oltre le previsioni più caute. Negli Stati Uniti il film ha incassato solo 5,5 milioni di dollari nel weekend d’esordio. Fuori dal Nord America sono arrivati altri 3,5 milioni da 29 mercati, per un totale internazionale che porta il debutto globale intorno ai 9 milioni.

Il budget stimato del progetto è di circa 30 milioni, rendendo il ritorno iniziale particolarmente problematico. Il paragone con il passato è inevitabile: il The Social Network di Fincher aveva aperto nel 2010 con 22 milioni negli Stati Uniti e chiuso a oltre 224 milioni worldwide.
Sorkin, questa volta nelle vesti di regista e sceneggiatore, ha scelto di raccontare la vicenda da un punto di vista interno alla piattaforma. Protagonista è un’ingegnera di Facebook, interpretata da Mikey Madison, che passa documenti riservati a un giornalista, ruolo affidato a Jeremy Allen White. Nel cast figura anche Jeremy Strong nei panni di Mark Zuckerberg.
Perché il pubblico non è corso in sala
Le ragioni del flop iniziale sono diverse. Critica e spettatori hanno dato riscontri contrastanti. Il film ha ottenuto un B- al CinemaScore, segnale di un passaparola tiepido.
- La materia tecnologica trova oggi più spazio nelle serie TV.
- Racconti su potere e finanza spesso si consumano meglio in più episodi.
- Il forte legame con un titolo amato del passato può diventare un limite.
- La platea mainstream potrebbe non aver percepito il film come evento imperdibile.
L’analista David A. Gross ha sottolineato come storie su aziende e scandali finanziari abbiano prosperato in televisione. Sul grande schermo, invece, servono elementi diversi per trasformare il progetto in un appuntamento cinematografico di massa.
Mammina: l’horror che supera le critiche
Il weekend è stato dominato dall’horror Mammina, prodotto da Universal e Blumhouse con Jessica Chastain. Il film ha messo a segno 27,5 milioni di dollari negli Stati Uniti. All’estero ha aggiunto altri 17,69 milioni, per un totale globale vicino ai 45,19 milioni.

Il budget è di circa 18 milioni, dunque l’operazione è già in territorio profittevole. Questo successo arriva nonostante recensioni negative e un 19% su Rotten Tomatoes. Anche il CinemaScore non è brillante, con un D+, ma la risposta del pubblico in sala è stata forte.
Il fenomeno conferma una tendenza: il cinema horror continua a produrre incassi solidi anche quando la critica non cala lusinghe.
Altri titoli in evidenza e l’effetto sul mercato
Non tutte le uscite recenti hanno floppato. Tra i film già in programmazione, Resident Evil mantiene ottimi numeri e ha incassato altri 8,3 milioni questo weekend. Il totale globale supera ormai i 300 milioni, con un costo di produzione stimato in circa 75 milioni.
- Verity, con Anne Hathaway e Dakota Johnson, ha raggiunto i 113 milioni mondiali.
- Heart of the Beast, con Brad Pitt, è salito a 131,3 milioni totali.
- Spider-Man: Brand New Day resta un colosso, tra i film più incassanti di sempre.
Per Sony, i successi di Resident Evil e del franchise Spider-Man attenuano l’impatto negativo dell’esordio di Sorkin. Tuttavia, sul fronte di The Social Reckoning la strada rimane in salita.
Strategie possibili per dare nuova vita al film
Con un avvio così timido, la distribuzione potrebbe esplorare diverse soluzioni per allungare la vita commerciale del titolo. Tra le opzioni praticabili:
- spingere la campagna pubblicitaria su piattaforme di streaming e social;
- anticipare una finestra di release digitale per raggiungere un pubblico più ampio;
- puntare su festival e proiezioni speciali per stimolare dibattito e critica;
- valorizzare il cast e il pedigree di Sorkin per attrarre spettatori curiosi.
Resta da vedere se il film riuscirà a sfruttare uno di questi percorsi e a invertire la tendenza in sala.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



