La nuova pellicola che riporta in scena i Shelby arriva con una colonna sonora intensa, oscura e ricca di contaminazioni. Cillian Murphy e Antony Genn hanno guidato la creazione musicale, mescolando folk tradizionale e voci contemporanee per accompagnare l’ultimo atto di Tommy Shelby.
Un soundtrack che amplia l’universo di Peaky Blinders
La colonna sonora del film Peaky Blinders: The Immortal Man conta 36 tracce. È firmata da Antony Genn e Martin Slattery. Alla base, c’è l’intento di costruire un tappeto sonoro che segua l’arco narrativo.
Il progetto coinvolge nomi noti e nuovi talenti, tra cui:
- Grian Chatten, Carlos O’Connell e Tom Coll dei Fontaines D.C.
- Lankum, con una rilettura di Hunting the Wren
- Amy Taylor degli Amyl and the Sniffers
- Nick Cave, reinterpretato in chiave personale
- Girl in the Year Above, con una versione di Teardrop
La colonna sonora coniuga radici tradizionali e suoni contemporanei, offrendo momenti delicati e attacchi sonori più crudi. Il film esce in sala in marzo e su Netflix il 20 marzo 2026.
Hunting the Wren: il folklore che diventa scena
La scelta di Hunting the Wren non è casuale. Nel mito celtico lo scricciolo ha ruoli contraddittori. Può essere astuto, ma anche simbolo di sacrificio e rinnovamento.
Genn e Murphy hanno valorizzato questo immaginario. Hanno voluto una versione che respirasse terra e memoria. Le uilleann pipes e l’orchestrazione ampliano il brano originale.
La ri-registrazione con i Lankum è stata decisiva. Genn definisce quei giorni in studio tra i più magici della sua carriera. Il risultato suona antico e moderno insieme.
Scelte musicali: come nascono i brani sulle scene
La musica è integrata fin dalle prime fasi di montaggio e ripresa. Le scelte nascono spesso da suggerimenti spontanei, che accendono nuove direzioni sonore.
Nella pratica:
- Si individua un’idea guida o un pezzo-ancora.
- Si sperimenta con arrangiamenti diversi.
- Si condivide il materiale con regista e interpreti.
- Si rivede fino a trovare la giusta misura emotiva.
Antony sottolinea che il processo è fatto di tentativi. A volte una traccia funziona subito. Altre volte serve tempo. Cillian ricorda di aver seguito l’evoluzione dei brani fin dal primo riff. Per lui è stato elettrizzante vedere musica e immagine fondersi.
Collaborazione senza protagonismi
La relazione tra squadra creativa è centrale. Genn e Slattery lavorano insieme da decenni. Con Murphy e il regista Tom Harper si è creata fiducia.
Un principio guida è semplice: mettere da parte l’ego e servire la storia. Questo ha permesso di invitare voci diverse senza perdere coesione. Il filo rosso resta sempre la narrazione del film.
Il ruolo dei suggerimenti esterni
In alcuni casi, l’idea è partita da altre persone sul set. Un brano come Red Right Hand è diventato punto di partenza per esplorare nuove atmosfere. Da lì si è costruito un universo sonoro più largo, aperto a contaminazioni.
Musica nei pub, jukebox e gusti personali
Durante l’intervista è emerso un piccolo scherzo sul tema della musica nei pub. Tommy Shelby ironizza sulla musica nei locali, ma le opinioni degli artisti sono più sfumate.
Cillian distingue tra:
- musica come rumore di sottofondo: poco gradita;
- musica dal vivo: estremamente valida;
- jukebox ben curato: può funzionare.
Antony riflette sul potere della musica in ogni momento della vita. La scelta di una canzone al jukebox dipende dallo stato d’animo. Entrambi ammettono un’ossessione per il suono e la playlist perfetta.
Suoni, strumenti e ossessioni da studio
La conversazione scivola spesso sulla tecnica e sui timbri. Alcuni dettagli citati riguardano l’attrezzatura e il tono del basso:
- un Fender Precision in un Ampeg per un suono corposo;
- l’uso di pedali come il RAT per distorsioni caratteristiche;
- l’importanza della mano del bassista più che del pedale.
Antony parla con ammirazione di JJ Burnel e del carattere aggressivo del suo suono. L’idea è che la tecnica conta, ma il feeling rimane tutto umano.
Una raccolta variegata ma guidata dalla storia
La tracklist esplora generi e timbri molto diversi. Nonostante questo, tutto torna alla trama e alle emozioni del film. Genn sottolinea che portare narratori diversi ha funzionato perché la storia impone una coerenza.
Il risultato è una colonna sonora che agisce da personaggio: a volte accompagna, altre volte sovrasta, sempre con uno scopo preciso. Questa è la cifra scelta per chiudere il cerchio di Tommy Shelby sul grande schermo
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



