Un giudice federale di Manhattan ha ridimensionato in modo significativo la causa intentata da Blake Lively contro Justin Baldoni e i suoi soci, cancellando gran parte delle accuse poche settimane prima dell’inizio del processo. La decisione, contenuta in un documento giudiziario esteso, lascia aperti solo alcuni capi d’imputazione e sposta il dibattito sulle pratiche di gestione del set e sulle strategie di comunicazione pubblica.
Quali accuse sono state eliminate e quali restano
Il giudice ha annullato la maggior parte delle contestazioni mosse da Lively. Dieci capi su tredici sono stati archiviati, mentre permangono accuse legate a ritorsione e violazione contrattuale contro i produttori e un capo relativo al favoreggiamento della ritorsione contro un’agenzia di PR.
- Accuse respinte: gran parte delle di molestie sessuali e della diffamazione diretta ai singoli imputati.
- Accuse confermate: ritorsione contro i produttori e presunta violazione contrattuale per alcune scene.
- Agenzia PR: un capo rimane attivo per presunto favoreggiamento della ritorsione.
La motivazione del giudice: contesto creativo e status lavorativo
Secondo la sentenza, occorre valutare il contesto in cui presunti comportamenti sono avvenuti. Il magistrato ha richiamato la differenza tra un ambiente d’ufficio e il contesto di una scena filmica.
Il giudice ha osservato che alcuni gesti sul set, ipoteticamente improvvisati durante una sequenza di danza, rientrano nel margine di sperimentazione consentito agli attori. In più, la classificazione di Lively come lavoratrice indipendente ha oscurato la strada per molte delle accuse di molestie, dal punto di vista giuridico.
Elementi ritenuti probatori: la scena del parto e commenti sul set
Non tutto è stato respinto. Il tribunale ha riconosciuto che ci sono elementi su cui una giuria potrebbe riflettere con attenzione.
- Scena del parto: testimonianze sostengono che l’attrice sia stata sollecitata a girare nuda dalla vita in giù, coperta solo da un sottile tessuto.
- Assenza di misure: mancanza di un set chiuso e dell’intimacy coordinator, in contrasto con il contratto.
- Commenti in ripresa: resoconti riferiscono che Baldoni avrebbe fatto osservazioni sulla presunta assenza di consumo di materiale pornografico da parte di Lively.
Questi elementi, letti nella prospettiva favorevole alla parte attrice, sono stati considerati sufficienti a sostenere l’ipotesi di un ambiente di lavoro potenzialmente ostile.
Perché le accuse di molestie non hanno retto tutte
Il punto decisivo è stato il rapporto lavorativo. Il tribunale ha evidenziato che Lively esercitava un controllo considerevole sulle scelte creative e organizzative del progetto.
Questo livello di autonomia ha portato il giudice a considerare la sua posizione più vicina a quella di una collaboratrice indipendente che non a una dipendente protetta dalle norme contro le molestie sul lavoro.
Ritorsione: dove il giudice ha dato ragione all’attrice
Il tribunale non ha escluso i comportamenti di ritorsione. Ha spiegato che esistono limiti alla gestione della crisi e alla difesa reputazionale.
La linea sottile è quando la reazione supera la normale tutela dell’immagine e diventa una possibile punizione per chi ha denunciato.
- Uso di professionisti PR e gestione crisi: ammesso, ma con limiti.
- Condotte che potrebbero sembrare finalizzate a zittire o a danneggiare la reputazione della denunciante: ritenute meritevoli di essere vagliate da una giuria.
Cosa succederà in aula: date e capi ancora pendenti
Il processo è stato fissato e proseguirà per le accuse rimaste. La data di avvio è stata programmata per il 18 maggio presso il tribunale federale di Manhattan.
- Accuse in giudizio: ritorsione, violazione contrattuale e favoreggiamento della ritorsione contro l’agenzia di PR.
- Prove documentali: messaggi, testimonianze di troupe e dettagli sulle condizioni del set.
Le dichiarazioni delle parti: difesa e accusa a confronto
L’avvocata di Lively ha sottolineato che la decisione non smentisce la sostanza delle denunce, ma riflette questioni di inquadramento giuridico. Ha ribadito che il cuore della controversia rimane la presunta campagna di ritorsione che avrebbe danneggiato la reputazione della sua cliente.
Gli avvocati di Baldoni hanno invece salutato la pronuncia come una vittoria, apprezzando l’esito favorevole rispetto alle accuse più gravi. Hanno anticipato che difenderanno le rivendicazioni residue in aula con le prove raccolte.
Come la vicenda è diventata pubblica e il ruolo dei media
La controversia è esplosa dopo un’inchiesta giornalistica di fine 2024 che ha messo sotto i riflettori una denuncia preliminare presentata da Lively a un ente californiano.
- 21 dicembre 2024: pubblicazione di un lungo reportage che ha rilanciato la vicenda.
- Coinvolgimento di terze parti: nomi noti sono emersi negli atti, inclusi alcune celebrità vicine all’attrice.
- Messaggi interni: allegati processuali contengono scambi che hanno acceso l’attenzione pubblica.
Prove digitali e testimonianze private
Documenti e messaggi presi in esame mostrano riferimenti coloriti tra i protagonisti e comparazioni ispirate alla cultura pop. Tali elementi hanno alimentato il dibattito mediatico sulla vicenda.
Impatto sulla produzione cinematografica e sulla gestione dei set
Il caso solleva questioni pratiche per l’industria: uso di intimacy coordinator, set chiusi per scene sensibili e protocolli per la tutela di attori e troupe.
- Contratti: importanza di clausole chiare su scene di nudo e privacy.
- Formazione: ruoli di coordinator e standard professionali in aumento.
- Comunicazione: limiti etici e legali nelle strategie di difesa pubblica.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



