Al New York Film Festival è andata in scena una storia sulla corsa all’intelligenza artificiale, ma anche un dramma umano che parla di ambizione, rimorsi e scelte irrevocabili. Luca Guadagnino porta sullo schermo i volti e le tensioni dietro la nascita di tecnologie che promettono tutto e mettono in forse il futuro. La prima mondiale ha avuto un finale inaspettato: musica dal vivo firmata Damon Albarn.
Un incontro universitario che ha cambiato il corso della ricerca
La trama del film parte da un episodio semplice e decisivo. Nel racconto emerge un giovane ricercatore che incontra un mentore e scopre le reti neurali. Da lì nasce un lavoro che rivoluziona il campo.

Quel momento è descritto come la scintilla della rivoluzione delle reti neurali, culminata in un progetto chiamato AlexNet. L’evento porta i protagonisti verso la comunità tecnologica della Silicon Valley.
Da Montréal alla Silicon Valley: la genesi di OpenAI
Il film segue il percorso che porta Ilya Sutskever a incontrare attori potenti dell’industria. Tra proposte allettanti e promesse di rapidità, prende forma una start-up con ambizioni globali.
Il racconto mette in luce l’importanza delle relazioni personali e del capitale. Tra i protagonisti c’è un carismatico imprenditore che spinge per accelerare lo sviluppo dell’AGI.
Figure chiave rappresentate nel film
- Ilya Sutskever — il ricercatore idealista, voce della prudenza.
- Geoffrey Hinton — il mentore che predica sicurezza e responsabilità.
- Sam Altman — il leader spregiudicato che guida la corsa agli investimenti.
Un cast che racconta conflitti e contraddizioni
Guadagnino affida i ruoli principali ad attori capaci di restituire complessità emotiva. Il film alterna momenti di ironia a sequenze di forte tensione morale.
- Yura Borisov interpreta il protagonista con delicatezza e freddezza emotiva.
- Andrew Garfield offre una lettura sfaccettata del CEO carismatico.
- Mark Rylance dà corpo alla figura del saggio inquieto.
- Monica Barbaro e Cooper Hoffman completano il quadro con personaggi credibili.
La sceneggiatura mette a confronto persuasione e coscienza. Il confronto tra idealismo e potere è il cuore drammatico del film.
Stile, riferimenti e battute d’arresto produttive
Guadagnino utilizza riferimenti visivi e ritmi che ricordano altri film di critica al capitalismo. Ma la regia trova anche pause intime per far emergere dilemmi umani.
La produzione non è stata lineare: inizialmente coinvolti alcuni grandi nomi come sponsor, i finanziatori hanno poi cambiato rotta. Alla fine il film ha trovato casa con una distribuzione alternativa.
La prima al NYFF: musica dal vivo e reazioni forti
Alla proiezione al New York Film Festival il regista ha voluto un momento speciale. Sul palco si sono esibiti musicisti dal vivo e un coro di bambini.

Damon Albarn, autore della colonna sonora, ha suonato al pianoforte un brano intitolato “The Saddest Song”.
- Musica dal vivo come contrappunto alla tecnologia mostrata nel film.
- Scena che ha addolcito e al tempo stesso accentuato la tensione emotiva della serata.
Temi principali: avvertimento, responsabilità, potere economico
Il film non si limita a raccontare nomi e fatti. Esamina le domande etiche legate all’AGI e il ruolo dei miliardari tech nella gestione del cambiamento.
Tra i temi ricorrenti:
- La responsabilità scientifica nella creazione di sistemi autonomi.
- Il conflitto tra guadagno immediato e prudenza a lungo termine.
- La manipolazione delle narrative pubbliche e private per concentrare potere.
Questa pellicola è pensata come un monito. La sceneggiatura invita a riflettere sul punto in cui le scelte aziendali possono diventare esistenziali.
Reazioni della critica e possibili percorsi verso i premi
La proiezione ha suscitato entusiasmo e dibattito. Alcuni applausi si mescolano a critiche sulla caratterizzazione di alcuni personaggi.
Molti osservatori vedono nel film un candidato credibile per la stagione dei riconoscimenti cinematografici, proprio per il modo in cui combina attualità e mestiere teatrale.
Cosa resta dopo la visione: paura e speranza
Il sentimento che emerge è duplice. Da un lato c’è la minaccia di una tecnologia che avanza senza freni. Dall’altro, il ricordo di quello che solo gli esseri umani possono creare insieme.
La musica dal vivo alla prima ha ricordato che esiste ancora qualcosa di irrinunciabilmente umano. Anche nel racconto più cupo, resta la possibilità di creare bellezza reale e condivisa.
Articoli simili
- Giancarlo Politi, fondatore di Flash Art e critico d’arte influente, è morto
- Il mago del Cremlino: clip esclusiva del nuovo film di Olivier Assayas
- Venezia 83: i film più attesi e le anteprime da non perdere
- Venezia 83, bilancio critico: incongruenze e crepe del presente
- Jovanotti, Niuiorcherubini: la nascita nel documentario Jovayork su Sky Arte

Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



