Una corte federale di Los Angeles ha inflitto ieri 15 anni di carcere alla donna nota come “Ketamine Queen”. Il verdetto chiude un procedimento seguito con grande attenzione mediatica, dopo che la sostanza venduta è stata collegata alla morte dell’attore Matthew Perry.
Come è arrivata la sentenza: i passaggi in aula
Jasveen Sangha, 42 anni, ha ascoltato la pronuncia della pena con evidente commozione. Il giudice ha deciso una pena più severa rispetto alla raccomandazione della probation federale.
La magistratura ha valutato la sua responsabilità nella fornitura della ketamina, riconoscendo al contempo che non la colloca come unico attore coinvolto nei fatti.
La pena comminata e le condizioni di ciò che l’accompagna
- 15 anni di reclusione in un istituto federale.
- 3 anni di libertà vigilata al termine della pena.
- Divieto di usare applicazioni di messaggistica criptata.
- Obbligo di sottoporsi a test antidroga e cure per la salute mentale.
- Consenso a perquisizioni su dispositivi elettronici personali.
Il giudice ha inoltre respinto una richiesta di rilascio temporaneo per cure mediche prima dell’inizio della detenzione.
Le imputazioni e l’ammissione di colpa
Sangha si era dichiarata colpevole lo scorso settembre di più capi d’imputazione federali.
Ha ammesso di aver venduto a Perry una notevole quantità di ketamina, inclusa la dose che è stata indicata come fatale. Ha anche venduto quattro fiale a un altro uomo, Cody McLaury, poi deceduto per un mix letale di sostanze.
La difesa: argomenti e richieste respinte
L’avvocato difensore ha chiesto una pena molto più lieve o il riconoscimento del tempo già trascorso in custodia cautelare.
La strategia della difesa ha sottolineato che tra gli imputati compaiono medici e l’ex assistente personale dell’attore, ritenuto dalla procura parte integrante degli eventi.
Secondo la difesa, identificare lo spacciatore come il principale responsabile non teneva conto del ruolo di chi ha materialmente somministrato la sostanza.
Argomentazioni chiave del legale
- Richiesta di equivalenza tra responsabilità di chi fornisce la droga e di chi la somministra.
- Richiamo al fatto che Sangha è rimasta in custodia dall’avvio del procedimento.
Parole della famiglia di Perry e reazioni in aula
Il patrigno di Matthew Perry ha preso la parola per descrivere il vuoto lasciato dalla perdita. Ha ricordato il talento e la fragilità dell’attore.
La testimonianza ha messo in luce il dolore quotidiano vissuto dai parenti, e la complessità del rapporto di Perry con la dipendenza.
La famiglia ha parlato della resilienza dell’attore, dei suoi successi creativi e della sua aperta lotta contro alcol e droghe.
La voce dei parenti della seconda vittima
Una sorella di Cody McLaury ha presentato una dichiarazione scritta. Ha raccontato di aver visto messaggi tra suo fratello e Sangha.
Ha affermato che, a suo avviso, la ketamina venduta contribuì alla morte del fratello.
Comportamento dell’imputata e parole in aula
Sangha ha dichiarato di aver compreso gli errori commessi e di voler rimediare. Ha parlato di vergogna e responsabilità personale.
In aula era visibilmente scossa e si è mostrata contrita. Il giudice, pur riconoscendo tratti umani, ha richiamato la necessità di una pena esemplare.
Contesto e cronologia degli eventi rilevanti
- Agosto 2019: vendita di ketamina a un terzo individuo.
- Periodo successivo: decesso per overdose di Cody McLaury.
- Due anni e mezzo prima della sentenza: morte di Matthew Perry legata a ketamina.
- Settembre precedente: Sangha si dichiara colpevole di più capi d’imputazione.
- 8 aprile: pronuncia della pena in tribunale federale a Los Angeles.
Impatto legale e mediatico della vicenda
Il caso ha acceso il dibattito su responsabilità penale e morale degli spacciatori rispetto a chi somministra sostanze. Ha anche ribadito l’attenzione sui rischi della ketamina.
Le misure imposte alla condannata puntano a limitare contatti e accesso a strumenti digitali che potrebbero facilitare attività illecite.
Testimonianze emotive e reazioni pubbliche
Fuori dall’aula, familiari e osservatori hanno commentato la condanna e l’effetto della vicenda sulle loro vite.
Alcuni hanno evidenziato la necessità di responsabilità collettiva nella gestione delle dipendenze e nel contrasto al mercato della droga.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



