La recensione di Emily Wilson ha trasformato l’uscita del film in un nuovo capitolo della battaglia culturale attorno all’adattamento di Christopher Nolan. La classicista, autrice della celebre traduzione del poema omerico, ha pubblicato un giudizio durissimo che sta dominando il dibattito. Leggere la sua analisi aiuta a capire perché l’opera susciti reazioni così polarizzate.
Il giudizio netto di una studiosa sulla versione filmica dell’Odissea
Emily Wilson ha scelto la London Review of Books per spiegare perché, a suo avviso, il kolossal non riesce a restituire lo spirito del poema. La sua replica non è un attacco ideologico, ma una valutazione tecnica e testuale.
Per Wilson il film manca di profondità sui temi chiave del poema. Secondo lei, Nolan non riesce a sviluppare l’intreccio emotivo e morale che rende l’Odissea un classico.
Problemi di sceneggiatura: struttura e motivazioni dei personaggi
La critica si concentra soprattutto sulla scrittura. Wilson contesta la struttura narrativa e la coerenza delle azioni dei personaggi.
- La trama appare spesso come un artificio drammatico.
- Le motivazioni interne dei protagonisti risultano poco credibili.
- La sceneggiatura non approfondisce le relazioni tra guerra, memoria e destino.
Wilson mette in discussione la profondità psicologica ed etica dell’adattamento. Per lei mancano risvolti emotivi e politici che dovrebbero sostenere il racconto.
Il casting e la questione della rappresentazione
Un aspetto sottolineato dalla studiosa è il casting definito “race-neutral”. Wilson non attacca il principio della diversità.
Il suo punto è diverso: molti attori non bianchi sarebbero relegati a ruoli schematici. Nella recensione cita nomi noti inclusi nel cast.
- Zendaya
- Lupita Nyong’o
- Himesh Patel
- Corey Hawkins
- Travis Scott
Secondo Wilson, questi interpreti spesso servono a sostenere il protagonista bianco, senza una loro autonoma funzione narrativa.
Un confronto con la traduzione che ha ispirato Nolan
La traduzione di Wilson del 2017 è stata citata dallo stesso Nolan come fonte d’ispirazione. Per questo la sua opinione assume un peso particolare.
Wilson dichiara di essersi sentita onorata per il riferimento. Ma quella stima non la trattiene dal criticare la versione filmica.
La studiosa arriva a dire che non si riconoscerebbe nella sceneggiatura e che molte scelte narrative le risultano inaccettabili per chi lavora sul testo omerico.
Elementi tecnico-artistici sotto accusa
Oltre ai personaggi e alla scrittura, Wilson passa in rassegna altri elementi del film.
- La rappresentazione del cibo come inestetica.
- La mancanza di scene di intimità che diano spessore ai rapporti umani.
- Un equilibrio tra grandiosità visiva e superficialità narrativa.
La critica parla di immagine potente ma vuota, incapace di restituire il tessuto umano del poema.
Perché questa recensione ha fatto notizia
Il peso della critica deriva dalla combinazione di fattori. Wilson è una voce autorevole nel mondo classico.
Il fatto che la sua traduzione abbia influenzato Nolan aggiunge un paradosso. L’autrice ammette l’onore ma rimane delusa dal risultato.
Testate come Rolling Stone hanno ripreso la sua posizione. La discussione ora si allarga, tra chi difende il regista e chi condivide le osservazioni della classicista.
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Martina Fabbri è una giornalista specializzata in cinema e serie TV. Analizza le produzioni con uno sguardo critico e un approccio accessibile, permettendo ai lettori di apprezzare le scelte artistiche dietro ogni opera. I suoi articoli valorizzano sia il cinema italiano sia le grandi produzioni internazionali.



