Playlist Motorpsycho: Il cane spaziale (1994-1998)

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Per questa selezione, vi meritate tutta la pesantezza dell’anima psicoidelica dei simpatici norvegesi. Non troverete tantissimo rocchenroll, bassi distorti e urla belluine in questi sette brani, scelti da quattro dei cinque dischi FONDAMENTALI del gruppo. Ho lasciato fuori Demon Box, album più duro, che presenta il suo bel viaggione, ma troppo lungo (17 minuti) e di qualità non pari alle cose successive.

Si inizia con uno dei tre “intoccabili”. The Wheel è il viaggione per eccellenza: per i primi 5 minuti è un volo leggero, quasi rilassante, poi parte una base monocorde di basso che non ti lascia più per dieci minuti, e sopra un pattern ossessivo di batteria, tastiere, appelli disperati del cantante nei confronti di un amore vissuto come una ruota della tortura, che cigola sullo sfondo di questo loop eterno. Uno dei due brani che mi ha cambiato la percezione del mondo quella ventina d’anni fa facendomi esultare per l’esistenza stessa della Norvegia.

A seguire un altro crescendo, caratteristica tipica di tutta la migliore produzione del gruppo. Gli stronzi hanno registrato la prima parte di RADIATION FREQUENCY (o Radiator Freak, stando alla copertina interna) a volume bassissimo. Alzate pure il volume, ma a vostro rischio e pericolo. La parte spettacolare del brano è dalla metà in avanti, Circa quattro minuti che andrebbero depositati nel museo delle Unità di Misura come Unità di Misura del Crescendo, insieme al metro standard e al chilo standard e tutte quelle cose lì. A 8.25, l’orgasmo.

La successiva TAIFUN è successiva anche sul disco (anche se nel vinile si gira facciata). Altra lezione di crescendo applicata ad una ballata in tre quarti (rarità per i MP!), quattro minuti di crescita che nel finale esplodono, contribuendo a fare di Trust Us l’album migliore dei Motorpsycho. Include anche, a 1.13, uno dei bridge di chitarra che preferisco in assoluto, dimostrazione di una sensibilità da parte di Snah che è centellinata nei dischi, ma che straborda dal vivo, dove diventa spesso protagonista assoluto.

Arriviamo al principale motivo di santificazione dei Motorpsycho, ovvero UN CHIEN D’ESPACE, la perfezione formale ed esecutiva spalmata su tredici minuti e quaranta secondi. Non c’è un fruscio di tom fuori posto in mezzo ai tre barra quattro temi, semplici e schiaccianti, che si incrociano rendendo speculare la struttura del pezzo. Con un’interpretazione vocale secondo me non più avvicinata da Bent nelle due semplici strofe che contornano un altro crescendo sensazionale, impreziosito dall’uso di un sintetizzatore di sega musicale, ditemi voi come cazzo si fa. Comunque questa Starless degli anni ’90, in particolare la parte fra 5.05 e tutta la seconda strofa è per quanto mi riguarda la più lampante prova dell’esistenza di un’entità superiore nell’universo. Sto esagerando? No, manco per il cazzo, proprio. Anzi, andrebbe pure spesa qualche parola sulle versioni live (spesso sopra i 25 minuti) in cui la parte centrale diventa tutt’altra cosa, cioè una cavalcatona che continua ad accelerare fino ad esplodere, e pur non avendo la perfezione della versione in studio è una cosa che fa letteralmente impazzire il pubblico di qualunque età religione razza e sesso. Trovate un esempio nel live Roadwork I del 1998, ancora con Gebhardt alla batteria.

Un po’ di roccherolle, finalmente, con Sonic Teenage Guinevere, brano che già dal titolo richiama i Sonic Youth e non è la sola assonanza. I Motorpsycho hanno sempre ranzato a piene mani da altri, ma hanno sempre avuto il buon gusto di segnalarlo fin dai titoli. S.T.G., come viene sempre chiamato questo pezzo, è un cavalcatone bello potente aperto e concluso da delicati accordi “sonici” di chitarra. E’ un superclassico dal vivo, uno dei pezzi più eseguiti, spesso fra i primi pezzi del concerto, e fino a qualche tempo fa era garanzia di pogo, pur non essendo certo un pezzo velocissimo.

Gli ultimi due pezzi sono i bis più richiesti ai concerti dei Motorpsycho (che non significa i più eseguiti, visto che notoriamente Bent fa la minchia che gli pare, e secondo me quando fa le scalette tira i dadi). Il primo, VORTEX SURFER, è probabilmente il pezzo più “globalmente” famoso fra quelli inseriti qui dentro, tanto che una radio nazionale norvegese, tramite sondaggio, la dichiarò “miglior canzone rock norvegese del XX secolo” e la trasmise ininterrottamente per tutto il primo gennaio 2000 (o 2001, non mi ricordo, non rompetemi le palle con sta storia!). Certo, è un po’ come essere la miglior pallanotista di Caronno Pertusella, però con tutta la concorrenza di metallari che hanno da quelle parti, è comunque un risultato. Il brano si basa sui tre accordi di Cortez the Killer, e d’altronde Neil Young è stato da loro coverizzato molte volte dal vivo. Più che crescere, Vortex Surfer esplode, fa qualche su e giù, e insomma è un altro brano formalmente impeccabile e emotivamente toccante. Nell’invitare tutti a notare l’intreccio che parte a 6.27, approfitto per ricordare che almeno altri due o tre pezzi da quest’album (la pulsante Psychonaut, la groovy 577 e la krautosa Ocean in Her Eye, che cita i Can) avrebbero meritato di entrare in qualche modo, e quindi non posso che consigliarvi molto caldamente l’intero album (un doppio da 80 minuti), che al contrario degli altri dischi qui inseriti ha pochissimi momenti deboli. Gli altri hanno tante canzuncielle carucce ma non memorabili, mentre in Trust Us questo difetto ce l’hanno due massimo tre canzoni. Accattatevelo, che vi fate del bene!

Infine, il terzo brano del trittico “inevitabile”, un altro amore a prima vista che fino all’uscita di Vortex Surfer era sulla bocca di chiunque chiedesse un bis, e devo dire che dal vivo i ragazzuoli l’hanno sempre centellinato. THE GOLDEN CORE è una canzoncina delicata. Due strofe e ritornelli (unico esempio di voce femminile in un disco dei Motorpsycho!) e poi parte il classico crescendone. E insomma, negli otto minuti finali del pezzo (e quindi del monumentale Timothy’s Monster) trovate l’intera discografia dei Godspeed You Black Emperor!

Che altro aggiungere? Niente, se non che fare così la compila dei Motorpsycho è fin facile: ho messo solo lo Psycho e ho lasciato fuori il Motor. In realtà, ho lasciato fuori un’iradiddio di roba per me fondamentale, ma sono comunque contento della scelta, perché alla fine è vero che sono proprio i viaggioni e i crescendo di questi tre autistici del rock a mandarmi in sollucchero eterno. Il resto è figo, è superfigo, ma viene dopo, a traino di questa agenzia viaggi norvegese fatta di tappetoni di mellotron e di armonizzazioni decise. Mi spaice solo aver lasciato del tutto fuori Demon Box, un album indubbiamente violento e caciarone, ma anche pieno di perle acustiche, hard-psych, industrial, e chi più ne ha più ne metta.

Ho lasciato fuori anche tutti gli EP, una parte pesante della produzione del gruppo, visto che molti pezzi tratti dagli EP sono cavalli di battaglia dal vivo. Penso sempre che se mettessero insieme il meglio dei loro EP, tirerebbero fuori il loro album migliore, anche se mancherebbero (quasi) del tutto le tirate psichedeliche come quelle di questa compilation.

Motorpsycho are:

Bent Sæther
Hans Magnus “Snah” Ryan
Haakon Gebhardt

(1) TIMOTHY’S MONSTER (1994)
(2) BLISSARD (1996)
(3) ANGELS AND DAEMONS AT PLAY (1997)
(4) TRUST US (1998)

1. The Wheel (1) 16.57
Words: Sæther
Music: Ryan with Sæther, Lien & Gebhardt
Geb: drums, percussions
Snah: guitars, percussions
Bent: bass, percussions, vocals
Lars Lien: piano

2. Radiance Frequency (4) 10.21
Words and Music: Sæther
Geb: drums, mellotron
Snah: fender rhodes, vocals
Bent: electric guitar, electric sitar, bass, lead vocals
Ohm: glass
Trygve Seim: flutes
Death Prod: loops

3. Taifun (4) 7.09
Words: Sæther
Music: Sæther & Ryan with Gebhardt
Geb: drums, glockenspiel
Snah: guitar right channel
Bent: guitar left channel, harmonium, moog Taurus, vocals
Tone Reichelt: French horns
Death Prod: theremin

4. Un Chien d’Espace (3) 13.40
Words: Sæther
Music: Sæther with Gebhardt & Ryan
Geb: drums, percussions
Snah: guitars
Bent: bass, moog Taurus, vocals, guitars
Ohm: Alto and Soprano Saw
Death Prod: oscillators, echoplex, ring modulators

5. Sonic Teenage Guinevere (2) 9.45
Words & Music: Sæther
Geb: drums
Snah: guitars
Morten Fagervik: guitars on intro & outro
Bent: bass, acoustic guitar, vocals
Death Prod: oscillator, theremin, ecoplex
M. Banto: Pandeira

6. Vortex Surfer (4) 8.59
Words: Sæther
Music: Sæther with Ryan
Geb: drums, glockenspiel
Snah: electric guitars, moog Taurus, piano, mellotron
Bent: electric and acoustic guitars, vocals, bass, piano, mellotron
Ohm: Violin

7. The Golden Core (1) 12.59
Words: Sæther
Music: Ryan & Sæther
Geb: drums, percussions
Snah: guitars
Bent: vocals, bass, guitars
Lars Lien: piano, Wurlitzer, backing vocals
Death Prod: mellotron
Øyvind Brandtsegg: vibraphone
Anneli Drecker: backing vocals

Tot.: 79.50

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