Home Music History The Rolling Stones: December’s Children (And Everybody’s) (Decca, 1965)

The Rolling Stones: December’s Children (And Everybody’s) (Decca, 1965)

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Un antico adagio latino recita testualmente che pecunia non olet. Andrew Loog Oldham doveva senz’altro avere meditato a lungo su questa massima, considerato lo stampo con cui ha plasmato i suoi cinque pupilli.

December’s Children (And Everybody’s)Al termine del 1965 le vendite del 45 giri di (I Can’t Get No) Satisfaction, del 33 giri di Out Of Our Heads e i deliri del pubblico presente ai live acts dei Nostri lasciavano presagire un successo di crescita esponenziale: così il buon (sic!) Oldham pensò bene di mungere la vacca fino in fondo, visto il latte abbondava. Detto fatto, tra fine ’65 e inizio ‘66 il management Stones ordì in quattr’e quattr’otto una malefica raccolta di cover, a-sides e b-sides di 45 giri inedite su LP, outtakes del precedente Out Of Our Heads e pezzi eseguiti dal vivo. I fini di tale operazione erano perlomeno ovvi, ma il risultato fu decisamente buono, considerato anche il particolare stato di grazia che il gruppo conosceva in quel momento.

Al di là della sua natura commerciale December’s Children si presenta da subito come un lavoro piuttosto compatto, a ricalcare le orme dell’album precedente (di cui trovate la recensione al post The Rolling Stones: Out Of Our Heads): di fatto, l’LP lascia nell’ascoltatore la tangibile dimensione di quella crescita che il gruppo stava vivendo. Tra le cover, notevole interesse rivestono la rilettura di She Said Yeah e la versione dal vivo di Route 66 di Chuck Berry (già presente sull’LP d’esordio degli Stones in versione di studio), con la loro feroce carica rock n’roll a ricordarci che la direzione è quella e la voglia di picchiare duro c’è tutta.

Non indegne di menzione anche la versione dal vivo di I’m Moving On, anch’essa di fattura molto energica, e la cover della lacrimevole You Better Move On di Arthur Alexander, insopportabilmente ricalcante il classico Save The Last Dance For Me di Ben E. King, già incisa dal gruppo nel 1963 e pubblicata nell’EP The Rolling Stones EP del 1964.

Sul versante dei pezzi scritti dagli Stones c’è da scialare, Rolling Stonesanche se non mancano le perplessità. Se si eccettuano un paio di pezzi, molti tra gli originali presenti su December’s Children sono da annoverarsi tra i grandi classici del gruppo. Su tutti spicca l’incalzante Get Off Of My Cloud, ottimo rock sostenuto dal canto sguaiato di Jagger e da un energico giro di chitarra, pur reminiscente la fin troppo nota Louie Louie nella versione proposta dai Kingsmen. Comunque, si diceva dei classici: tra questi non può non essere annoverata la dolcissima As Tears Go By, che scorre via come una carezza grazie al suo delicato arpeggio di chitarra acustica – Lou Reed è dello stesso parere di chi scrive, visto che la sua Satellite Of Love ne è il “clone non accreditato” – e degli arrangiamenti orchestrali curati da Keith Richards (?) e Andrew Loog Oldham (??).

Notevoli possono considerarsi anche The Singer Not The Song e Gotta Get Away, dai tratti morbidi e rilassati pur nel loro affatto pretenzioso involucro melodico; così anche I’m Free, ottimo medium rock dai godibilissimi ricami timbrici e dalla struttura piuttosto innovativa per l’epoca.

Resta un po’ in disparte Blue Turns To Grey, anch’esso morbido e gradevole brano senza eccessive velleità che manca però di convinzione a causa, forse, della sua autoindulgenza beat. In definitiva e pur trattandosi di un assemblato, December’s Children si rivela un LP decisamente ottimo: necessaria menzione (seppure in senso deteriore) deve essere riservata al titolo, derivato da un’orripilante composizione beat del solito Oldham e opportunamente trascritta in terza di copertina del LP (v. sotto), sul valore letterario della quale gli stessi Stones hanno avuto modo di esprimere peste e corna nel corso degli anni.

Nonostante la fortuna riscossa dal loro sound, gli Stones si concederanno ora un biennio diversificato, mettendo da parte per i successivi tre LP di studio il suono e l’immagine di “brutti, sporchi e cattivi” che li ha accompagnati nel biennio ‘65/’66. Per fortuna, si tratterà soltanto di una parentesi.

Tracklist:

December’s Children rolling stones1. She Said Yeah
2. Talkin’ About You
3. You Better Move On
4. Look What You’ve Done
5. The Singer Not The Song
6. Route 66
7. Get Off Of My Cloud
8. I’m Free
9. As Tears Go By
10. Gotta Get Away
11. Blue Turns To Grey
12. I’m Moving On


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