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The Rolling Stones: Between The Buttons (Decca, 1967)

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Il 1967 vide la destituzione del malefico burattinaio Andrew Loog Oldham dal ruolo di manager del gruppo, con somma felicità degli Stones. Ma non fu questa l’unica novità.

Come appariva palese dal precedente Aftermath, le sonorità del gruppo stavano divenendo più aperte alle influenze del periodo: nulla di male, ma si sa, il troppo stroppia.

The Rolling Stones Between The ButtonsBetween The Buttons è la perfetta transizione tra le sonorità variegate ma ancora incentrate sul blues di Aftermath e la spiazzante psichedelia di Their Satanic Majesties Request. Spesso troppo frettolosamente sminuito, Between The Buttons è invece un lavoro tutto sommato decoroso che merita rispetto, tenendo comunque presente la sua lontananza anni luce dai canoni tradizionali di essenzialità, visceralità e ruvidezza tipici dei Rolling Stones: prima di poggiare la puntina sul solco del vinile, insomma, bisogna far finta di ignorare la dicitura The Rolling Stones presente sulla confezione.

Alla vigilia della pubblicazione dell’LP, oltretutto, gli Stones diedero alle stampe su 45 giri quello che sarebbe passato alla storia come il massimo orrore da loro sfornato nei ’60, l’orripilante Have You Seen Your Mother, Baby, Standing In The Shadow?. Non si capisce su che razza di basi, ma gli Stones l’hanno sempre considerata un loro classico, tanto da inserirla nella (peraltro discutibilissima) raccolta celebrativa Forty Licks – tralasciando invece pezzi cruciali quali Lady Jane oppure As Tears Go By, tanto per dirne un paio. Il tragico è che la strombazzante Have You Seen ecc. sembra scritta, prodotta ed eseguita da un branco di dementi che manco gli Squallor da sbronzi e in vena di cavolate: come altri pezzi di Between The Buttons (tipo Cool Calm And Collected o Complicated) calzerebbe a pennello come motivetto portante per una piéce del Benny Hill Show o per una commedia all’italiana di quelle con Jerry Calà o Alvaro Vitali. Che cavolo vorrà dire, poi, “Hai visto tua madre, piccola, in piedi nella penombra?”, rimarrà per sempre un mistero.

Seguendo un iter ascendente, nell’LP sono in primo The Rolling Stonesluogo presenti vari pezzi senza infamia e senza lode, senz’altro ascoltabili ma che comunque fanno storcere il naso ai puristi: il riferimento, in tal senso, va a brani quali All Sold Out oppure My Obsession, in assenza dei quali non sarebbe cambiato assolutamente nulla nell’assetto dell’LP. Ai limiti della decenza può essere collocata Miss Amanda Jones, se non altro per la sporchissima farcitura di chitarra elettrica attribuibile a Richards: un episodio di curioso effetto, ad ogni modo, visto l’innesto di parti pop su una delle solite basi à la Chuck Berry.

I pezzi ottimi e i classici però non mancano, anzi in molti casi andrebbero adeguatamente riscoperti e valorizzati; si tratta di pezzi non di rado ancora in linea con le classiche metriche Stones, quali She Smiled Sweetly oppure Who’s Been Sleeping Here?, che avrebbero tutte le carte in regola per entrare nel repertorio d’onore del gruppo. She Smiled Sweetly, tutta incentrata su un organo vagamente Dylaniano, porta con sé un atmosfera molto dolce e soffusa: altrettanto morbida e delicata è Who’s Been Sleeping Here?, ottimo pezzo dalla lineare architettura melodica dove l’armonica a bocca e il pianoforte compaiono a far da ricamo su un delizioso ordito di chitarra acustica.

Buona è anche Yesterday’s Papers, la quale nonostante le sonorità non precisamente ortodosse si distingue per un andamento che non lascia indifferenti e un’ottima linea melodica; sulla stessa falsariga si muovono Connection e Something Happened To Me Yesterday le quali, nonostante non possano definirsi propriamente soddisfacenti, risultano comunque godibili grazie alla loro aria felicemente informale e scanzonata.

Sul versante dei classici troviamo The Rolling Stones 1967Let’s Spend The Night Together e Ruby Tuesday. La prima, fortunatamente, rivede gli Stones lascivi e sporchi, anche se solamente dal punto di vista lirico. È proprio in virtù del suo testo che il brano in questione diverrà uno dei pezzi degli Stones più censurati in assoluto: si pensi che quando i nostri la eseguirono dal vivo all’Ed Sullivan Show venne loro imposto di modificarne addirittura il testo e cantare “let’s spend some time together”. Sotto l’aspetto melodico, invece, la canzone ha una veste decisamente leggera, perfettamente in linea col resto dell’LP: la fa da padrone un pianoforte ben scandito supportato da decise rullate di batteria e da una chitarra ritmica dal suono marcatamente saturo di fuzz.

Ruby Tuesday è, invece, una delle più conosciute e intense ballate di tutto il repertorio Stones. Le sonorità si adeguano al nuovo corso ma il valore musicale rimane comunque indiscutibile: il supporto melodico del brano è offerto dal pianoforte e da un flauto riconducibile a Brian Jones, in commistione a una lievissima chitarra acustica e alla tenera – strano a dirsi – voce di Mick Jagger.

Tracklist:

The Rolling Stones: Between The Buttons (Decca, 1967)1. Let’s Spend The Night Together
2. Yesterday’s Papers
3. Ruby Tuesday
4. Connection
5. She Smiled Sweetly
6. Cool, Calm And Collected
7. All Sold Out
8. My Obsession
9. Who’s Been Sleeping Here
10. Complicated
11. Miss Amanda Jones
12. Something Happened To Me Yesterday


1 commento

  1. Secondo me si tratta di uno dei lavori migliori di Jagger e soci. Un album meno grezzo, molto più sofisticato, pop barocco e psichedelico. Bellissimo. A me piace molto anche il successivo e tanto criticato Their Satanic Majesties Request.

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