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The Cure live al Rock in Roma: storia di un concerto vissuto sulla pelle!

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Sapevo che ne sarebbe valsa la pena. Nonostante il caldo tropicale, dopo ore ed ore di attesa sotto il sole, quando si sono spente le luci e sono risuonate le prime deboli note di “Open”, la stanchezza sembrava sparita come per magia.

the cure concerto roma 2012Pochi sono i gruppi capaci di realizzare certe magie e i Cure sono tra questi. Il 9 luglio 2012, nell’ambito del festival “Rock in Roma”, dopo i Denimore, Paolo Benvegnù, i Cranes e i Cristal Castel, all’Ippodromo delle Capannelle si sono esibiti i Cure. Tre ore di concerto fatte con dedizione e generosità che hanno toccato un po’ tutte le tappe del percorso artistico del gruppo inglese, decisamente tra i più originali della scena post-punk.

Un’originalità che si deve soprattutto alla figura e alla voce del leader Robert Smith, che ancora a 53 anni suonati porta con estrema naturalezza cerone sul viso, matita nera, rossetto sbavato e si muove con la spontaneità di un ragazzino. Ma è  la sua voce e il suo modo di cantare che rende i Cure davvero unici e difficilmente collocabili in un genere.

Alcune canzoni che ci hanno regalato, come “Lullabay” o Robert Smith rock in roma the curela mitica “A forest” , può cantarle solo Robert Smith. La scaletta sembra aver privilegiato il loro lato più pop (che comunque non scivola mai nella banalità), ma questo forse lo noto perché io  preferisco e sono più affezionata al loro lato più dark, quello secondo me espresso magistralmente da album come “Seventeen seconds” , “Pornografy” o “Faith” (rispettivamente del 1980, ’81 e ’82), dalle sonorità più cupe e malinconiche.

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