Home Style&Culture Sgarbi apre alla pedofilia, da Berlusconi a Pasolini e Moravia

Sgarbi apre alla pedofilia, da Berlusconi a Pasolini e Moravia

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Spegnete le torce e riponete i forconi nel fienile: la pedofilia di cui parla Sgarbi non è quella che siamo ormai tristemente abituati a stigmatizzare sui palmi esangui e incensati di Santa Madre Chiesa. Non è quella che ha mandato in bancarotta, per dirne una, la diocesi di Milwakee, strangolata dalle parcelle dei Ciceroni chiamati a difendere l’indifendibile.

Non è quella spazzata sotto il tappeto del Vaticano, come polvere e gomitoli di capelli. No. Sgarbi parla di quella pedofilia che fa rima con pedagogia, nient’altro che l’abitudine da parte di gente molto avanti con gli anni, di solito filosofi e intellettuali di vario genere, a intrecciare torbide relazioni sessuali con allievi di molto più giovani a scopo educativo. La famosa pedagogia greca.

Ora, il problema è che a monte della conversazione c’era Berlusconi. A un anno esatto dal suo abbandono delle scene, ancora non smettiamo di riempircene la bocca. E lo facciamo nella maniera peggiore: per placare la nostra anima forcaiola, infatti, durante il talk show della Parodi andato in onda su La7 si tirano fuori le famose oRgettine. Il telespettatore, che già si lecca le labbra e forse si slaccia pure la cintura, vuole capire se in quel tripudio milanese di svampite arriviste e scollacciate, magari tra una barzelletta e una striscia di coca, ci scappasse la copula con una minorenne.

Il discorso intavolato dalla Parodi non arriva mai al suo climax perché Sgarbi, pungolato dall’anglosassone Sloan, deflagra alla sua maniera e nessuno riesce più a tenerlo. Se riuscissimo a pulire l’audio da insulti e decibel di troppo, potremmo ascoltare i riferimenti di una persona oggettivamente colta non solo alla pedagogia greca, di cui sopra, ma anche a Pasolini e Moravia. Cavalieri senza paura ma con la macchia, una sola, quella di essersi innamorati di persone troppo giovani. Sgarbi ricorda la diciannovenne a cui Moravia si accompagnava, ricorda il sedicenne amante e assassino di Pasolini.

Ma ricorda sbraitando, ringhiando, avvicinandosi al suo oppositore con la vena ingrossata di un toro adolescente, in overdose di un torrido flusso sanguigno che non sa se andare al cervello, per alimentare le argomentazioni, o ai muscoli per farla finita alla vecchia maniera. Qualcuno una volta mi disse che le persone colte non hanno bisogno di alzare la voce o insultare. Sgarbi ne è un’eccezione: è erudito, ha uno dei più raffinati cervelli del panorama intellettuale italiano, ma non sa gestire il dissenso.

Nietzsche avrebbe parlato di conflitto tra apollineo e dionisiaco.

Questo articolo non si arroga il diritto di dirvi cos’è la pedofilia e quando bisogna condannarla. Questo articolo è un vademecum alla conversazione, qualunque sia l’argomento: prima di farvi prendere dalla “scimmia” (o dalla Capra), ricordate che Sgarbi non è mai riuscito a convincere nessuno delle sue idee. O a finire un dibattito senza insultare qualcuno.

Un contributo video a questa lectio brevis:

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