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Sanremo 2012-1980: le canzoni da salvare (Parte I – Gli anni ‘80)

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Il festival di Sanremo: tabù per eccellenza di ogni rocker che si sforzi di apparire autentico, croce rossa su cui sparare a ripetizione senza bisogno di motivazioni, animale mitologico che ogni anno i più alternativi si possono fregiare di non aver guardato, nemmeno stessimo parlando degli occhi della medusa.

Eppure, scorrendo l’elenco delle canzoni che hanno gareggiato sul palco dell’Ariston negli ultimi trent’anni, si comincia ad avere il sospetto che no, non è affatto tutto da buttare… anzi, ci sembra di leggere nomi di artisti e canzoni che in questa vita o in un’altra siamo sicuri che ci siano piaciuti, e di cui abbiamo finito per dimenticare il passaggio dal tanto vituperato festival.

toto cotugno l'italianoSanremo è l’icona massima di tutto ciò che è nazionalpopolare, aggettivo mistico che è legato a doppio filo con la faccia di Pippo Baudo (che infatti detiene il record di presentazioni della kermesse, ben 13)  e i cui telespettatori potrebbero essere descritti nell’immaginario collettivo con l’inno buonista L’italiano, presentato da Toto Cutugno al festival del 1983 , oppure con l’omonima canzone, molto più tagliente, presentata nel 1980 da Stefano Rosso.

Sembra incredibile, ma le canzoni “da salvare” si sono rivelate così tante che siamo stati costretti a dividere la panoramica in tre parti, una per decade.

Si parte dagli anni ’80, non perché prima di questa data non ci fossero canzoni degne di nota (una per tutte: Ciao amore, ciao di Luigi Tenco al festival del 1967 ma per una ragione puramente “anagrafica” legata alla memoria di chi scrive.

Nel 1981 una canzone come Per Elisa, interpretata da Alice e scritta dalla cantante insieme a Franco Battiato e Giusto Pio, è riuscita addirittura a vincere il festival, sancendo la vittoria della canzone “intellettuale” d’autore su un emblema della “bella canzone di una volta” come Maledetta Primavera di Loretta Goggi, che arrivò seconda. Nello stesso anno, da segnalare una giovane Fiorella Mannoia con Caffè Nero Bollente, ricca di una grinta e di un’ambiguità così lontane dalle tentazioni irlandesi e brasiliane degli ultimi anni.

Non arrivarono sul podio, ma ottennero un quinto posto più che Decibel di Enrico Ruggeri sanremo 1980dignitoso i Decibel di Enrico Ruggeri, che nel 1980 si presentarono con Contessa, portando una ventata di New Wave inglese “all’italiana” sia nella musica, un tripudio di tastiere e sintetizzatori dal sapore retrò, che nel look, una sorta di versione elegante dei Devo.

Arrivarono vicinissimi alla vittoria, che avrebbero sicuramente meritato, i Matia Bazar che nel 1983 parteciparono con Vacanze Romane, il loro pezzo più celebre. A posteriori potremmo dire che tutta questa celebrità (insieme a quello che il gruppo avrebbe prodotto nei decenni successivi) ha fatto male alla canzone, ricordata da molti come un classico pezzo sanremese, è invece un gioiello new wave dove la voce indescrivibile di Antonella Ruggiero si adagia su una base fatta di archi e tastiere sintetiche che ricordano il rumore dei vecchi modem a connessione telefonica, quasi a tratteggiare un lontano futuro in cui si rievocano con malinconia i fasti di una civiltà perduta.

Nello stesso festival il “maestro” Minghi, che anni più tardi sullo stesso palco ci avrebbe regalato l’imperituro tormentone del trottolino amoroso dudù dadadà, riuscì ad arrivare ultimo con quello che è probabilmente il suo pezzo migliore, 1950.

Scarso successo in gara anche per un altro alfiere della new wave italiana, Garbo, che nel 1984 arriva terz’ultimo con la meravigliosa Radioclima, vincendo però il premio della critica, e ultimo l’anno seguente con Cose Veloci.

Mario Castelnuovo sanremo 1982Avrebbe meritato ben più successo anche un cantautore come Mario Castelnuovo, che vanta tre partecipazioni al festival negli anni ’80 con altrettanti capolavori: Sette fili di canapa nel 1982, Nina nel 1984 e Madonna di Venere nel 1987.

Incredibile come un artista del genere sia stato praticamente dimenticato e bisogna ringraziare i siciliani Maisie per averlo riportato di recente in auge (almeno nei circuiti indipendenti) includendo la sua versione della bella N.79 Istituto Marino nel loro disco Balera Metropolitana.

Concludiamo questa prima parte della rassegna con una citazione per il pezzo anti-patriottico Il Garibaldi Innamorato, presentata da Sergio Caputo nel 1987: il ritmo swing-tropicale e il divertente testo sarcastico ci fanno dimenticare come la vicinanza del cantante ad ambienti di estrema destra ponga più di un sospetto sulla “bonarietà” di questa parodia dell’eroe dei due mondi… ma la canzone è bella e questo basta.

Nella prossima puntata: gli anni ’90, il festival “rubato” agli Elii, la vittoria incredibile degli Avion Travel e molto altro!


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