Home Style&Culture Primarie Pd su Sky, vincono un Hashtag e re Mario Monti

Primarie Pd su Sky, vincono un Hashtag e re Mario Monti

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Ringalluzzito dal confronto all’americana andato in onda ieri sera, anch’io voglio fare il politico e snocciolare statistiche convincenti: 6,46% di share! La multiplar tenzone tra i Fantastici 5 ha raccolto davanti al televisore il 6,46% degli italiani SKYmuniti. È un dato enorme!

Vuoi vedere che noi, il Bel Popolo discendente da Pantalone e La Trippa, non siamo poi quell’accozzaglia di disillusi che ogni tanto vediamo languire apatico nei servizi del telegiornale? Interroghiamoci: sarà che il confronto televisivo, pacato e democratico, è una novità assoluta per noi fondamentalisti della moviola in campo? O forse ci siamo stancati di sentire polemiche arbitrali il Lunedì sera?

Innanzitutto accogliamo l’evento con la sincera speranza che sia finalmente morta l’era della propaganda di partito tramite giornali di regime e conduttori televisivi compiacenti: quello di ieri sera è stato un confronto piacevole, maturo e per certi versi illuminante. Ma le bellezze della forma sono andate a nascondere, o a provarci quantomeno, la pochezza dei contenuti su cui hanno duellato il Rottamatore, il Sensibile, il Nonstiamomicaapettinarlebambole, il Tecnico e la Timida. Roberto Saviano ci fa notare, tramite Tweet, come tutti e cinque in blocco abbiano omesso di inserire nei loro programmi una riforma della giustizia, senza peraltro parlare dei rapporti tra politica economica del territorio e criminalità organizzata.

Da parte mia, se posso permettermi, vorrei portare alla vostra attenzione il mancato distacco dei piddini dall’agenda Monti, definita “criminale” da Paolo Barnard e, con un eufemismo, “completamente sbagliata” da economisti del calibro di Borghi, Bagnai e i premi Nobel Stiglitz e Krugman. Una coincidenza? Vi faccio rispondere da Albert Einstein: Dio non gioca a dadi.

A questo punto già sento rumore di teste grattate e mugugni perplessi. Volete sapere chi ha vinto? Di certo non Renzi, che oltre a essere demagogico ha quell’aria da ragazzaccio che ha sempre un buon motivo per spegnerti la sigaretta sul collo. Non Bersani, relitto del passato utile alla satira di Crozza e al pubblico ludibrio. Non Vendola, clamorosamente inadatto al potere (e i tarantini ne sanno qualcosa). Non quegli altri due, di cui già ci siamo scordati nomi e facce, messi lì giusto per darci l’impressione di avere una gamma di scelta più ampia. L’illusione del potere elettorale.

In my honest opinion i vincitori sono due, e nessuno di loro era sul palco ieri sera. Il primo è l’hashtag twitteriano #csxfactor, con oltre 15 tweet al secondo e ancora stamani molto in voga. Il secondo è Re Monti, la cui filosofia di vita minimalista (ma solo per noi), come risulta evidente dal confronto, è stata adottata da quel ramo della politica che storicamente dovrebbe fare gli interessi del popolo. La domanda è: possiamo noi poveri diavoli risollevarci dal baratro votando uno di questi 5 X(factor)-Men? Yes, we can’t.

Eccovi un contributo video, di cui ringrazio il blogger Claudio Messora, per farvi un’idea:

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