Home Cinema e Serie TV Muccino fa flop con Quello che so sull’amore. Colpa del marketing?

Muccino fa flop con Quello che so sull’amore. Colpa del marketing?

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Arrivano tempi bui per il regista italiano trapiantato in America Gabriele Muccino, che dopo ben sette anni e tre film all’attivo negli States ha ricevuto la prima amara delusione dal pubblico a stelle e strisce.

Infatti, Muccino ha da poco debuttato (in malo modo) nelle sale americane il suo ultimo film intitolato Quello che so sull’amore, con un cast stellare che comprende fra gli altri Gerard Butler, Jessica Biel, Catherine Zeta-Jones, Uma Thurman e Dennis Quaid. La pellicola ha ricevuto pesanti critiche da parte della stampa, nonostante il regista romano venga da due precedenti successi: La ricerca della felicità (successo mondiale) e Sette anime (accolto con minor entusiasmo) entrambi interpretati e prodotti dall’attore di successo Will Smith.

Ma le delusioni non sono mai solitarie, perché il film ha fatto flop anche al botteghino segnando solo un sesto posto nella Top Ten settimanale e racimolando poco più di sei milioni di dollari. Sembra quindi che il pubblico americano abbia letteralmente snobbato il regista, preferendo invece pellicole come l’ultimo James Bond Skyfall (alla sua quinta settimana primo in classifica), o anche Le Cinque Leggende (film d’animazione al secondo posto d’avanti all’ultimo Twilight).

Gabriele Muccino si è detto scosso per l’accaduto, sostenendo che è andato a fare il gladiatore in un paese non attrezzato, aggiungendo che con Will Smith fare film era una passeggiata; con lui era libero di girare, con questo film invece ha compreso pienamente cos’è Hollywood, un’industria spietata, dove la gente racconta balle dalla mattina alla sera e dove contano i grafici, i test, il marketing, il profitto.

E’ proprio quest’ultimo aspetto, a detta gabriele muccino quello che so dell'amore 2012del regista, che sembra abbia indebolito il film. Infatti, il regista aggiunge che si è visto costretto a relegare la sua storia in canoni ben specifici per ragioni di “marketing”, applicando in maniera ferrea il protocollo di genere: commedia sentimentale.

Quindi a nulla è servito avere un gruppo di star al suo servizio e una macchina invidiabile, alla fine ha rovinato tutto il marketing. C’è da dire che detta in questi termini sembra la vecchia storia della volpe e l’uva. Quando le cose vanno per il verso giusto, non si grida al ”protocollo” o ai canoni di “genere”, quando invece vanno male l’industria diventa spietata.

Quale sarà quindi il futuro del nostro regista? Proseguirà la sua carriera negli USA? O ritornerà nella sua amata Patria, dove i cosiddetti canoni sono meno chiusi e limitati e dove però, al contrario, i film sono sempre gli stessi? Non si sa. Quel che è certo è che il regista romano, dopo sette anni e tre film, ha imparato molte cose sia come regista che come uomo.

 

 

 

 

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