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Intervista a Ringo di Virgin Radio: direttore artistico, motociclista e dj rock dal cuore tenero

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Oggi sulle pagine di PausaCaffè abbiamo un ospite d’eccezione. Il suo nome è Rocco Anaclerio ed è certamente uno dei punti di riferimento per tutti gli amanti del rock in Italia. Come dite? Non avete capito di chi stiamo parlando? Ma certo che sapete chi è! Stiamo parlando del dj più rock del Bel Paese: Ringo! Proprio il direttore artistico di Virgin Radio ci ha accolti negli studios della radio Rock per eccellenza in Italia e con lui abbiamo scambiato qualche parola per conoscere più da vicino non solo il dj che conduce Revolver, ma anche la persona che sta dietro il dj.

Il risultato è stato davvero piacevole e interessante. Non solo perchè parlare con Ringo è un po’ come chiacchierare con un vecchio amico al bar, ma anche perchè abbiamo scoperto lati di lui e curiosità che probabilmente molti di voi non sapevano. Ad esempio: sapete perchè Ringo si chiama così? E perchè il suo programma si chiama Revolver? Beh, scoprirete questo e molto altro leggendo questa intervista a tu per tu con il buon Ringaccio: un grande dj Rock dal cuore tenero.

Ciao Ringo e grazie per essere con noi sulla pagine di PausaCaffe.net. Tu sei un punto di riferimento per il mondo Rock italiano e per gli ascoltatori di Virgin Radio. Ma come nasce Ringo? Quando ti sei guardato allo specchio ed hai detto: “farò il DJ Rock!”?
Quando ho capito che non riuscivo a fare un tubo con la musica come musicista (ride, ndr). Erano gli anni ’70, non era facile emergere, c’era il punk… ero visto come un disgraziato. Adesso si è abituati a tutto: ai tatuaggi, al piercing, ai colori; una volta quando eri con la cresta e tatuato ti guardavano male. Comunque avevo un sacco di dischi perché mio padre ed i miei zii erano noti consumatori di vinile ed io mi divertivo a sentirli sin da piccolo. Quindi mi sono detto ok, come musicista e come batterista non sono il massimo e allora cerchiamo di diventare un ottimo dj. A 14 anni cominciai a fare i primi pomeriggi da dj, una volta si usava uscire il sabato pomeriggio. Poi iniziai fra i 15 e i 16 anni a lavorare i martedì sera e da li via via ho cominciato a fare il dj… ed ora eccomi qua.

Ora sei direttore artistico di Virgin Radio e conduci un Ringo virgin radio intervistaprogramma che si chiama Revolver. Perché Revolver?
Revovler è un nome che mi ha accompagnato tanto nella mia carriera. Era il mio disco preferito dei Beatles, quindi quando iniziai a bazzicare la televisione e la radio, quando ho potuto, ho chiamato sempre i miei contenitori Revolver. È un nome che mi accompagna da tanti anni, mi piace: è un po’ come la mia copertina di Linus (ride, ndr), scusa se uso il nome Linus.

Quindi ti piacciono i Beatles?
Si, mi piacciono i Beatles e il mio soprannome, Ringo, deriva dal fatto che quando avevo 13 anni (negli anni ‘70) suonavo in una tribute band dei Beatles ed ero il batterista. Ai miei tempi si facevano le cover dei Beatles e tutti mi chiamavano Ringo, perché suonavo la batteria ed avevo i capelli a caschetto. E da allora mi chiamo Ringo…

Insieme alla musica, l’altro tuo grande amore è la moto. Quante moto hai avuto?
Ahhh, tante! Non proprio tutte mie, nel senso che ho guidato molte moto di amici e moto che anche costruivamo all’epoca. Da qualche anno, scrivendo su molti giornali come Super Bike Magazine, da giornalista testo e provo le moto. Quindi me le danno da provare, ne ho “avuto” tante, tantissime.

Ed ora che moto hai?
Adesso sto guidando una bellissima Guzzi California, l’ultima uscita 1400, quella che per lanciarla hanno usato come testimonial Ewan McGregor. È una bella moto, un po’ mastodontica, forse per la città un po’ particolare e non proprio il massimo perchè non riesco a fare tutti quegli zigzagamenti vari. Per il resto uso anche un KTM o anche Harley.

E sappiamo che fai anche gare, giusto?
Facevo, adesso è un po’ di tempo che ho appeso il casco al chiodo perché le fratture delle cadute sono tante, si fanno sentire e non voglio più rischiare. Farò qualche garetta ancora, ma molto più easy, niente mondiali, niente europei o gare importanti, perché per star dietro ai professionisti, anche per arrivare ultimi, bisogna avere una preparazione che in questo momento non ho purtroppo.

Cosa fa Ringo quando non è né in radio né sulla moto?
Bella domanda! Mmm… sono sempre in macchina, son sempre su un Italo o un FrecciaRossa, o un aereo. Ultimamente la radio comunque mi porta via davvero tanto tempo, perché dopo la radio ci sono poi le attività che facciamo. Come la partita del cuore a Firenze oppure il tour con Piero Pelù (che è appena finito), quindi quando son fuori dalla radio son sempre in giro. Però mi piacerebbe tanto avere un bel garage per chiudermici dentro e mettere a posto le moto vecchie, mangiando schifezze come piace a me: hamburger e patatine con la maionese.

Torniamo alla musica: la playlist di Ringo, quali sono i 3 artisti/gruppi che non possono mancare nel tuo lettore mp3?
Ahh, bella domanda anche questa. La mia personale? Beh, la mia band preferita sono i Ramones, quindi ci vuole un disco dei Ramones di sicuro per svegliarsi bene la mattina; poi un disco dei Beatles ci vuole assolutamente, io direi White Album, imperdibile. Se avessi detto Revolver sarebbe stato scontato (sorride, ndr); e una raccolta del grande Re del Rock’n’Roll Elvis Presley che è anche immancabile. Quando avete questi tre artisti, questi nomi, potete cominciare a scovare e scoprire gli altri artisti e gli altri gruppi della storia del Rock. Senza questi capi saldi non si può fare nulla.

Virgin è forse l’unica realtà in Italia che fa rock a 360 gradi in radio ed è diventata un punto di riferimento per chi ama questo genere. Ma come mai non è nata prima Virgin?
Tentai di farla nascere prima, negli anni ’90. Io ero l’unica voce di Rock FM negli anni ’90, ma era regionale ed era una radio di proprietà di Radio 101 all’epoca. Chiesi al patron di Radio 101 di farla diventare network, ma non mi diede fiducia. Per il resto all’epoca non avevo miliardi per aprire una radio da solo. Poi negli anni 2000, con il mio ritorno a 105 e con il presidente Alberto Hazan c’è stata questa possibilità. Io ho buttato li un’idea, c’era la voglia di fare una radio nuova, lui mi ha ascoltato e tutti insieme abbiamo formato una squadra. Però un network costa milioni di euro, non è una cosa così facile. Ci sono poi un sacco di radio che hanno aperto e che fanno musica più popolare, dall’hip hop all’r'n’b, dalla dance alla musica italiana. Evidentemente in Italia nessuno aveva il coraggio di affrontare un network a base rock: lo abbiamo fatto noi per primi e ci abbiamo visto giusto.

E Virgin oggi ha un gran seguito…
Ci vogliono evidentemente le persone giuste per fare questo tipo di radio, in molti non l’han fatta perché non ce le avevano. È la squadra, come in un gioco devi avere i giocatori giusti: noi evidentemente siamo riusciti a metterci sopra la squadra giusta ed eccoci qui.

Parliamo di rock made in Italy: ce n’ è? Ce n’è stato?
Ce n’è, va avanti… non ha fatto botti da “mille e una notte” perché penso che in Italia siamo più abituati a sentire il pop.

C’è qualche gruppo che salveresti?
Ma guarda, io non butto giù nessuno dalla torre. Ci sono un sacco di gruppi che passiamo: dai vecchi Afterhours ai Marlene Kunz, a gruppi nuovi come All about Kane e Plan de Fuga, cerchiamo di spaziare. Adesso stiamo passando Rhumornero, L’Invasione degli omini verdi, insomma diamo spazio. Ma non è facile. Molti pensano che non passiamo rock italiano, in realtà ne passiamo tanto, solo non sanno che quei gruppi sono italiani perché cantano in inglese.

Che consiglio daresti ad una band emergente che vuole farsi notare in Italia?
Di non farsi notare perché è l’approccio sbagliato. Molti gruppi pensano troppo alla copertina, al taglio di capelli, al vestiario, ad avere un manager, un road manager, avere una copertina fatta da un fotografo famoso, una modella famosa: tutto famoso! Tutto bello, ma poi quando esce la musica è di basso livello. Il mio consiglio è partite dalle canzoni, dalla musica, dalla pronuncia: perché l’altro problema è la pronuncia in inglese di molti gruppi italiani. La loro pronuncia si sente a chilometri, è molto maccheronica ed è un grave problema.
Perciò dico sempre: ragazzi pensiamo ai testi, se cantante in inglese pensate a migliorare la pronuncia, a migliorare i suoni e poi vengono tutte le altre cose. Spesso arrivano qua demo con indicato magari: “ehi, ho registrato il CD negli Abbey Road Studios di Londra”… e perché hai spesso tutti sti soldi? Era presto per fare una spesa del genere. Comincia a fare un prodotto valido tuo. Si tende troppo ad apparire in Italia e questo secondo me è sbagliato.

Qual è l’esperienza più bella nella tua carriera?
Ho dei bei ricordi, specialmente legati a delle interviste. Come quelle a David Bowie o a Lou Reed, lego i ricordi molto a questi artisti che sono personaggi della musica con cui sono cresciuto. Trovarmi questi idoli davanti è stato emozionante, potergli porre dei quesiti e vederli rispondere è stato fantastico. Mi sono messo a parlare di gruppi particolari che magari secondo me nessuno conosceva e loro mi han risposto dicendomi “ah, li conosci anche tu, grande!”.
Dico grandi artisti non perché ho voluto fare questi nomi per farmi bello, ma proprio perché mi han dato delle emozioni. Come mi han dato delle emozioni anche gruppi alternativi come gli Stray Cats o conoscere J Fontana (batterista di Elvis Presley) che a 84 anni è venuto qua, si è fatto intervistare e ha suonato la batteria con dei miei amici, un gruppo rockabilly della zona.
Anche dei gesti particolari mi hanno emozionato molto, come vedere Ben Harper che all’Heineken Jammin’ Festival si avvicina e mi fa “Ah, sei di Virgin, io ti devo ringraziare perché i miei amici italiani mi hanno detto che voi passate tantissimo i miei dischi. Ti ringrazio Ringo” – io sono rimasto con la bocca aperta.
E poi non so, rivedere al Festival di Sanremo David Bowie che si gira e ti dice “Ehi Ringo”: si è ricordato di me dopo che lo avevo intervistato qualche mese prima.
Per me questi sono degli idoli, né più né meno di come lo sono per chi ascolta la radio.

Un messaggio rock da un’icona del rock made in Italy. Spesso il rock viene associato a droga, alcool o vita vissuta per forza agli eccessi. Ma il rock è questo o non è solo questo?
Il Rock è tutto. Artisti che han fatto uso di droghe e non si sono intervista ringo virgin radiomai nascosti, artisti che si son suicidati come Kurt Cobain e artisti che invece fanno una vita normalissima. Ma penso che sia anche così nella vita normale no? Ci sono delle persone normalissime che si drogano che fanno i banchieri e i politici, come anche nella musica è capitato.
Il Rock è la vita. Io stesso quando mi vedono in giro ne sento di tutti i colori. L’altro giorno, ad esempio, ero con mio fratello in un bar ed io ho ordinato la colazione: cappuccio e brioche. Mio fratello si è allontanato per andare a prendere delle altre brioches. Vicino, fra me e lui, c’erano tre persone che parlavano di me e mio fratello ha buttato l’orecchio, sentendo i loro discorsi del tipo: “Eh… guarda Ringo, già drogato al mattino“. Questo perché io sono allergico, soffro tantissimo il polline e quindi avevo gli occhi rossi.
Ed è così sai, ti vedono col giubbotto di pelle, la moto, rockettaro e sono convinti che tu sia così. Io invece non bevo alcool perché sono allergico all’etanolo, bevo solo acqua, non fumo neanche e sono abbastanza salutista. Però la gente mi vede coi capelli tinti di biondo e magari mi prende per pazzo o drogato. È così e il mondo va così. L’importante è fare i fatti e vivere la propria vita. Ognuno è adulto e sceglie di portare avanti la propria vita come vuole. Chi fa del male o fa qualcosa di negativo ne paga le conseguenze e chi invece non lo fa, porta la sua vita avanti. È il mondo, va vissuto così!

Escludi un ritorno al Ringo musicista?
Ma no guarda (ride, ndr) sono veramente un cane di batterista. Mi diverto a canticchiare qualcosa, ma… (riflette qualche istante, ndr) Ecco mi piacerebbe fare un album con tutti gli amici, seguendo magari le orme un po’ di Ringo Star in “With a little help from my friends” e chiamare tutti i musicisti italiani e non per cantare tutti i pezzi della mia carriera da dj. Lo farei per divertimento e per beneficenza, per aiutare qualcuno.

Dacci qualche anteprima su Virgin…
Ah guarda, siamo radio ufficiale di festival che arriveranno tra giugno, luglio ed agosto. Siamo la radio ufficiale del Rock in Roma, del Rock in Idro a Bologna, dell’unico concerto italiano degli Aerosmith il 25 giugno, Radio ufficiale dei due concerti dei Pearl Jam (20 giugno a Milano e 22 giugno a Trieste). Sai, noi non siamo tanto per apparire molto sui giornali, sui poster. Noi abbiamo investito sui concerti e sui festival. Siamo una radio così: è inutile mettere sui giornali le foto da bei figaccioni, non serve a nulla!
Siamo radio ufficiale poi del mondiale SuperBike, dell’EICMA Custom (quella con le Harley), alla Partita del Cuore non manchiamo mai. Queste sono le cose che ci piacciano, quelle vere. Diamo sempre una mano, appoggiamo tante campagne: pro animali, pro essere umani, pro balene… quello in cui crediamo è questo. La stessa Paola Maugeri è una vegana convinta e ha fatto un libro che ha chiamato Las Vegans, la aiutiamo nel suo percorso, magari io non sono vegano ma l’aiuto comunque. I cani e gli animali ci sono molto vicini, una volta abbiamo fatto una campagna per difendere i delfini, le balene.
La stop vivisection contro la vivisezione del 2013, cerchiamo insomma di schierarci a 360 gradi. Adesso stiamo dando una mano con la Partita del Cuore a Gino Strada ed Emergency per aiutare a raccogliere fondi per i suoi ospedali nel mondo. Dire che ci schieriamo, ovviamente, non vuole dire andare a spada tratta e dire “noi siamo così e lotteremo fino alla morte così”. Cerchiamo semplicemente di dare una mano agli amici. Poi io posso essere animalista o no, vegano o no, Hippi o no, verde o no. Abbiamo fatto anche la campagna pro rettili, per non comprarli da piccoli (quando sono belli) e poi abbandonare pitoni di tre metri in mezzo alla strada o nei parchi: non fatelo! Abbiamo fatto una campagna pro animali esotici, per lasciarli dove devono stare.

Se Ringo fosse una canzone chi la canterebbe e che canzone sarebbe?
Ca..o che domanda! (sorride, ndr) Già mi metti in difficoltà con chi la canterebbe, pensa con che canzone sarebbe. Guarda, oggi sentivo George Harrison con While my guitar gently weeps e Here comes the sun, pur essendo un fanatico dei Ramones ed essendo la mia canzone per antonomasia Sheena is a punk rocker. Quando sono nervoso ascolto questa, quando sono dubbioso e titubante, per farmi tornare il buon umore ascolto Here comes the sun di George Harrison (che era il mio Beatle preferito). Però ce ne sono tante altre eh!
Diciamo che queste sono le prime che mi sono venute in mente, ma ce ne sono tante che mi hanno accompagnato e godo ancora nel risentirle. Ce n’è anche un’altra di Elvis che mi piace tantissimo che è In the ghetto. Non necessariamente una canzone deve essere a 360 all’ora per me. Mi piacciono le parole, le melodie e le emozioni che mi dà una canzone.

Quindi la tua canzone potrebbe essere anche una ballade?
Ma si, certo! Possiamo anche prendere per esempio le ballate di Jonny Cash che mi piacciono tantissimo. La voce di Jonny Cash mi dà davvero forti emozioni.

Hai una carriera spettacolare alle spalle, sei direttore artistico di Virgin Radio. Ma Ringo ha ancora un sogno nel cassetto?
Sogni nel cassetto penso che bene o male li abbiano un po’ tutti. Un po’ perché non si riesce a consumarli e un po’ perché speri di consumarli un giorno. Guarda, io sinceramente gli ultimi anni di vita vorrei tornare in California. Lì ho abitato per 5 anni e vorrei tornare in California per fare un po’ di surf, i miei giri in moto nel deserto, trasmettere magari il mio programma Revolver dalla California in diretta qua in Italia. Già sarebbe un bel sogno nel cassetto.
E poi potrei dirtene tanti da essere umano, da hippie (quel 10% di hippie che c’è in me). Ad esempio mi piacerebbe tantissimo non vedere la mia nazione che va così in basso giorno dopo giorno. Vedere ancora che ci sono dei bambini che soffrono, che con pochi soldi si potrebbero aiutare e la mia nazione non fa nulla per trovare magari dei vaccini, degli ospedali per curarli. Questa la trovo davvero una grande vergogna, per la mia nazione che è l’Italia, ma anche per il mondo.
Io sono un papà quindi me ne rendo ancora più conto: è ingiusto vedere ancora dei bambini in tutto il mondo che soffrono e piangono. Il loro sogno nel cassetto è anche il mio sogno nel cassetto: se stanno bene loro vuol dire che noi li abbiamo fatti star bene. Quindi da hippie questo mi piacerebbe tantissimo.
Io nel mio piccolo cerco di fare qualcosa. Collaboro con i Rezophonic per aprire dei pozzi in Africa per i bambini. Però, veramente, a me dei grandi non importa molto, lo dico proprio apertamente, li rispetto – ma un grande ha le sue gambe e può camminare per i fatti suoi. Quello che posso e voglio fare io è dedicare parte del mio tempo per aiutare i bambini e gli animali, che sono indifesi.
Ecco questo è il mio sogno nel cassetto: lavorare bene in un posto che mi piace, avere la mia donna, la mia moto e i bambini che sorridono. Questo sarebbe già un sogno nel cassetto enorme!

Grazie Ringo per il tempo che ci hai dedicato…
Grazie a te Andrea!

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