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Intervista a Giordano Sangiorgi: il #NuovoMEI2016, la musica indipendente e il suo futuro

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Il MEI torna con una nuova edizione, come sempre made in Faenza. Il #NuovoMEI2016 si terrà dal 23 al 25 settembre, con un’apertura decisamente fuori dal consueto. Infatti quest’anno, per la prima volta, ci sarà una giornata dedicata ai giornalisti musicali e più in generale a tutti coloro che scrivono di musica: un Festival del giornalismo musicale, quindi, che si incrocerà con la consueta vetrina dedicata alla nuova musica emergente del panorama italiano.

Una tre giorni unica, che ovviamente vedrà susseguirsi concerti, ma anche mostre fotografiche, una serie di eventi dedicati a Lucio Battisti e molto altro ancora.

Proprio per parlare meglio dell’edizione 2016 del MEI e per approfondire lo stato della musica indipendente del Bel Paese, abbiamo incontrato Giordano Sangiorgi da sempre patron del Meeting delle etichette indipendenti.

Innanzitutto ciao Giordano e benvenuto  sulle pagine di PausaCaffè.net. È un piacere ospitare uno dei punti di riferimento della musica indipendente italiana.

Dalla nascita del MEI sono cambiate molte cose nel mondo della musica indipendente italiana e più in generale anche nella musica a livello internazionale. Da musicista ricordo come negli anni ’90 l’idea del gruppo che suonava nei locali e promuoveva la propria musica dal vivo era una prassi diffusa da nord a sud. Ora i paradigmi sono cambiati, la musica passa sempre meno dalla dimensione live e più dal Web, declinato fra i vari Social network e piattaforme di video diffusione.
Come definiresti questo panorama musicale che si sta delineando per la musica indipendente?
Un panorama sempre più interessante dal punto di vista creativo, ma sempre più giordano sangiorgi intervista mei2016asfittico dal punto di vista degli spazi e delle risorse. Il web, infatti, è in mano a poche multinazionali della distribuzione e diffusione della musica che fanno il bello e il cattivo tempo sui (pochi) compensi da dare agli artisti e sui diritti (musicali) loro spettanti. Va invertita questa tendenza che fa avere pochi millesimi di euro a chi fa un click o una visualizzazione coi suoi contenuti per le grandi potenze multinazionali miliardarie dell’on line.

Per la prima volta quest’anno il MEI vedrà una sessione dedicata al mondo dei giornalisti e di tutti coloro che scrivono di musica. Come mai questa scelta e come mai solo ora?
Siamo i primi ad avere invertito l’abituale impostazione di un festival. Invece di invitare i giornalisti a vedere cosa accade, abbiamo per due giorni i giornalisti al centro di un Festival del Giornalismo Musicale che cercherà di rispondere alle domande sul futuro della musica nel nostro paese e sul futuro dell’informazione musicale. E’ un dibattito acceso tra i giornalisti e abbiamo voluto ufficiliazzarlo riscuotendo un grande consenso.

Con piacere ho visto che questa edizione 2016 del MEI nasce nel segno di Battisti. È una mia impressione, o nella scena indipendente italiana c’è una sorta di ritorno a Battisti e più in generale alla dimensione cantautorale degli anni passati?
Si, esattamente così. Ed è straordinario come Lucio Battisti, solo con il passaparola, perchè è noto che non si fanno celebrazioni per lui, sia riuscito ad arrivare alla terza generazione di ascoltatori con un crescente consenso. Oramai fa parte dei nomi della musica classica contemporanea, come i Beatles.

Mondo digitale e musicisti indipendenti: spesso queste due sfere si incrociano in modo sbagliato, dando più importanza all’immagine ed ai like sui social network, piuttosto che alla capacità di emozionare con la propria musica. Qual è la strada giusta da seguire (o comunque che consiglieresti) per chi vive la musica da indipendente e vuole attecchire anche sul mondo digitale?
Tutt’e due, se non la si vuole darla vinta da un lato solo a chi lavora sui like e dall’altra solo a chi propone musica piatta che non emoziona. Oggi bisogna presidiare e conquistare ogni spazio reale e virtuale.

Un classicone che non può mancare in un’intervista a Giordano Sangiorgi è: “cosa ne pensi del ciclone Talent show musicale?”. Insieme a questa domanda, però, mi piacerebbe chiederti una particolare sfaccettatura sull’argomento. Secondo te la partecipazione a questi talent può aiutare in qualche modo i musicisti indipendenti? O sono spesso un punto di non ritorno che porta alcuni anche a snaturare la propria identità?
Talent show tv musicali purtroppo ne penso molto male: hanno discriminato le band, hanno impostato tutto sulle cover e l’interpretazione, spesso hanno puntato su casi umani e storie familiari. L’unico obiettivo che hanno, legittimo dal punto di vista industriale, è quello di fare girare la canzonetta pop mainstream continuamente cambiando il nome di chi la esegue. Infatti, scarsa attenzione agli artisti e massima attenzione alla vendita del prodotto.Nonostante ciò io credo che se si apre una possibilità decente dove un artista indie può presentarsi nella sua vera natura, senza modificare in alcun modo la sua identità, debba cogliere l’opporuntià di partecipazione ad ogni evento che aumenti la notorietà della sua musica. Per questo spero che la presenza di Manuel Agnelli possa fare da apripista alla nuova musica indie italiana.

edizione 2016 meiSe dovessi stilare un cronoprogramma che identifichi i passi da seguire per creare una nuova scena della musica indipendente in Italia, al passo col resto d’Europa e che guarda al futuro, magari con una “presenza istituzionale” più forte, che punti metteresti in primo piano?
Le quote in radio e tv per la nuova musica italiana e gli esordienti come in Francia, un Act Live che faciliti i live per i Club come in Inghilterra,  un sostegno costante alla filiera musicale unita per presentarsi come sistema musica Paese all’estero come fa la Catalogna,  e poi finalmente una Legge per la Musica e lo Spettacolo dal Vivo, recentemente presentata in Parlamento, che riconosca il lavoro del musicista popolare contemporaneo e lo integri con il sistema culturale italiano. Come ha fatto recentemente il Ministro dei Beni Culturali Franceschini patrocinando per la prima volta finalmente la Festa della Musica Europea anche in Italia.
Una battaglia europea dei Governi e del Mondo del Lavoro contro lo strapotere di YouTube e& C. che in pochi decidono le sorti delle risorse della musica in un totale regime di monopolio mondiale senza antitrust, senza concorrenza, senza identità nazionali ed europee che creino alternative. E poi la diffusione maggiore del tax credit per le opere prime, che è già attuata nel nostro paese ma pochi la conoscono, un radicale rinnovamento del Fondo Unico per lo Spettacolo e un servizio pubblico che dia in mano la parte di coordinamento musicale dei palinsesti musicali a chi proviene dal mondo indie. Cambierebbe un po’ il mondo musicale.

Spesso la musica indipendente è figlia, oltre che di una grande passione, anche – ahimè – di un budget limitato. Hai mai pensato con il MEI di creare una sorta di “borsa di studio” per aiutare i musicisti che si approcciano alla registrazione di un primo disco?
E’ un’ottima idea. L’abbiamo proposta alla Siae (oltre ad altre proposte che la Siae ha fatto propria come l’iscrizione gratuita per i giovani autori ed editori) che infatti sta assegnando ai festival e contest della musica giovanile molte borse di studio. Si può certamente aumentare ma la Siae sta crescendo questo suo impegno.

Quali sono oggi i pionieri della musica indipendente italiana? Se dovessimo consigliare ai nostri lettori degli artisti da ascoltare per capire come si sta muovendo l’underground musicale in Italia, quali nomi daresti?
Naturalmente prima andrei alle basi della nostra musica indipendente con gli Area ed Eugenio Finardi, poi ai mitici Anni Ottanta con i Litfiba e gli Skiantos, solo per citarne due per ogni periodo, ma poi ve ne sono tanti altri come il primo Alberto Camerini o i primi Avion Travel, per proseguire con il boom degli Anni Novanta con Subsonica, Afterhours, Massimo Volume e tantissimi altri compreso il boom delle Posse.

Oggi se dovessi fare qualche nome direi Motta, Giovanni Truppi, Nadar Solo, Sula Ventrebianco e Cortex. Ma potrei farne tanti altri.  Ma si possono trovare girando intorno a  questi.

Motta, Omar Pedrini, Finaz della Bandabardo’, Voina Hen, Leo Pari, Boo-Hoos, Avvoltoi, Folkabbestia, Collettivo Ginsberg, Chiara Dello Iacovo, Iacampo, Emidio Clementi, Ghali… questi sono solo alcuni dei nomi in programma per questa edizione del MEI. Ci puoi dare qualche anteprima su altri artisti in scaletta e sul big one?
Il Big One lo annunciamo il 10 settembre: è un grande cantautore romano che venne alle prime edizioni del MEI con un suo banchetto con la sua etichetta discografica indipendente e che con molta umiltà e passione si mise al servizio degli artisti e delle band  emergenti dei primi Mei a fine Anni Novanta/Primi Duemila con grande competenza. Fu per noi il primo esempio di “sdoganamento” dalla nicchia dell’indie rock alternative che cominciava a stare astretto al MEI: Suonerà gratis il 24 settembre per i 20 anni del MEI. Poi l’anteprima con Extraliscio il 23 settembre, imperdibile, è il punk da balera e l’incontro , che noi abbiamo spinto da alcuni anni, tra le orchestre del folklore romagnolo e gli artisti indipendenti. Il progetto Extraliscio di Mirco Mariani dei Saluti da Saturno , capo orchestra di Vinicio Capossela, insieme a Moreno Il Biondo e Mauro Ferrara ne è uno dei fulgidi esempi per una serata  da non perdere.  Domenica 25 settembre poi da non perdere la reunion dei Boo-Hoos, che suoneranno insieme agli Avvoltoi, storica indie band di culto della prima metà degli Anni Ottanta che tornano insieme dopo 30 anni. Da non perdere.  Ma poi tantissime altre cose come il 24 settembre la serata omaggio a Lucio Battisti in Teatro Masini e il Super Mei Circus coi Voina Hen la sera del 24 settembre, la presentazione al Museo Internazionale delle Ceramiche dei nuovi dischi del Collettivo Ginsberg e di Omar Pedrini, e il premio ai 20 anni di attività ai Folkabbestia insieme a Otello Profazio la domenica 25.

Concludiamo con un grande grazie Giordano, non solo per essere stato qui con noi sulle pagine di PausaCaffè.net, ma soprattutto per portare avanti – in un clima certamente non facile – la musica indipendente in Italia. Ci ritroveremo di certo a Faenza per il #NuovoMEI2016.
Grazie a voi per lo spazio che dedicate a me e questo appassionante mondo musicale pieno di passione, creatività, innovazione, qualità e competenza che meriterebbe un riconoscimento pieno da parte delle nostre istituzioni a ogni livello.

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