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Il Blue Note riapre con Chick Corea e Gary Burton: sold out per una magia senza tempo

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Il Blue Note ha riaperto le sue porte agli amanti del jazz e lo ha fatto con un grande concerto d’eccezione: il live di Chick Corea e Gary Burton. Due serate, quelle dell’1 e 2 settembre, che hanno segnato l’inizio di una nuova stagione, stagione che avrà come sempre tanti nomi di grandi artisti nella scaletta dei live in programma. Per saperne di più sui prossimi concerti del mese di settembre, vi rimandiamo a questo post , in cui trovate l’elenco puntale del day-by-day musicale firmato Blue Note.

E torniamo ora alle due serate d’apertura. Il locale sa come accogliere i suoi avventori, con quel clima caldo e professionale che ricalca in pieno lo stile del club made in New York. L’appuntamento comincia con un’ordinata fila all’ingresso e una meno ordinata “camminata veloce” per accaparrarsi i posti migliori. Se non siete mai stati al Blue Note vi diciamo che il locale si compone su tre livelli: uno più basso sotto il palco, uno appena rialzato a pochi metri dalla scena live e infine il balconcino rialzato al livello superiore. A meno che non abbiate una voglia matta di stare sotto i musicisti, vi consigliamo di non stare proprio sotto il palco: ne guadagnerete in acustica e godimento della scena.

L’ingresso di Chick Corea e Gary Burton viene accolto con un grande applauso e vedere Chick-Corea-GAry-Burtondue leggende della musica jazz li, ad un palmo dal proprio naso, bisogna dire fa un certo effetto. Chick si presenta in uno stile sportivo e colorato: scarpe da tennis dal colore acceso e una camicia variopinta tendente all’hawaiano. Mr. Corea scioglie subito il ghiaccio facendo una battuta su un accordatore dalla forma particolare che i due musicisti hanno su pianoforte e vibrafono, definendolo come un oggetto alieno proveniente da Marte. La risata del pubblico è d’obbligo. E’ poi il turno di mr. Burton: più composto e dall’abito più sobrio (a tinte di nero e grigio).

Il concerto prende il volo e siamo tutti davanti a due mostri sacri del jazz: certamente segnati in viso dal tempo, ma con delle mani che sanno muoversi sui rispettivi strumenti con l’agilità di una gazzella che scorrazza libera nella savana. Il pubblico è rapito, come chi vi scrive, e ascoltando ad occhi chiusi il duo jazz sembra quasi di essere davvero su un altro pianeta. I brani sono per lo più tratti dalla loro ultima fatica discografica - Hot House - in cui ritroviamo personalissime rivisitazioni di grandi classici, che spaziano dalle composizioni di Thelonious Monk e Bill Evans a quelle di Lennon e McCartney.

Lo stile di Chick Corea è assolutamente unico e a volte ci si chiede se siano solo due mani a suonare o qualcuna di più, dato che in alcuni brani le note sembrano dipingere nell’aria una sinusoide priva di interruzioni di alcun tipo. Avvolgente è il termine che certamente più incarna il concerto dei due musicisti, ma al tempo stesso leggero, con suoni mai invasivi, capaci nella loro leggerezza di riempire ogni spazio del Blue Note.

Il risultato finale è un concerto da 10 pieno, che avrebbe meritato la lode se solo i due musicisti si fossero dati un poco di più all’improvvisazione. Non sappiamo se Chick Corea e Gary Burton passeranno ancora da Milano, ma se avrete in qualsivoglia luogo la possibilità di ascoltarli dal vivo, state certi che non ve ne pentirete.

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