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Google glass e il dilemma della privacy: dati sensibili in pericolo

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Dopo i recenti scandali in ambito privacy resi noti dal caso “datagate”, numerosi sono coloro che si chiedono fino a quale punto gli occhiali del futuro proteggano i dati sensibili delle persone che ci circondano, i quali rientrerebbero nello spazio visivo dei Google glass e perciò scrutati nel profondo del loro animo (il tutto reso possibile grazie alla sofisticata tecnologia adottata sul dispositivo, con la quale saremo capaci non solo di fotografare e girare piccoli video, ma anche avere un itinerario dei nostri movimenti, merito del gps installato nell’asta delle lenti).

Un vero e proprio smartphone sulla punta del naso. Alcuni però corrono ai ripari: stiamo parlando dei ricercatori giapponesi in cerca della soluzione anti-Google, semplici lenti che permettono di proiettare una luce contro la telecamera montata sugli “occhiali a realtà aumentata” e impedire in questo modo di eseguire il riconoscimento facciale.

Le preoccupazioni, però, non diminuiscono: le autorità per la google glass caratteristicheprivacy hanno espresso tramite una lettera inviata alla multinazionale californiana sullo sviluppo di Google glass preoccupazione riguardo all’impatto privacy che può derivare dall’uso dei suddetti occhiali e forti timori sul possibile futuro uso di sistemi di riconoscimento facciale.

Un sintomo questo che porterebbe non solo gravi disagi legati alla possibilità di essere riconosciuti o fotografati senza il minimo sforzo, ma soprattutto allo spostamento dell’attenzione verso una realtà ulteriormente modificata dalle logiche informatiche; un elemento da non sottovalutare, in quanto causerebbe un graduale isolamento verso una radicale indifferenza nei rapporti sociali con i vari componenti della nostra vita.

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