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Einstürzende Neubauten: Haus der Lüge

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Il quinto LP di Blixa e compagni vede la luce nel 1989, un anno di svolta totale sia per la musica del gruppo sia, soprattutto, per la loro Germania.

È l’anno in cui il più famoso dei “Neubauten” (letteralmente “nuovi edifici”, il termine è usato per indicare le costruzioni posteriori alla seconda guerra mondiale) crolla: il rumore assordante del muro che viene abbattuto si porterà via anche gli estremismi degli Einstürzende, che faranno letteralmente Tabula Rasa, iniziando una seconda carriera più vicina alla forma canzone e al cosiddetto industrial.

Einstürzende NeubautenIl disco si apre con il Prolog in cui la voce impostata di Blixa disillude tanto i sospetti quanto le speranze del pubblico con una serie di “Non Crediate“, intervallato da rumori assordanti da segheria, e dopo due minuti è subito Feurio!: una cavalcata industriale dalla ritmica ossessiva, sorretta da tastiere pulsanti e percussioni sorde, nella quale l’inquietante “voce della coscienza” discolpa Marinus van der Lubbe dall’incendio del Reichstag (il parlamento tedesco) e inneggia al dio fuoco, invocato con l’urlo medievale Feurio! (Marinus , Marinus, mi senti?/Marinus, non eri tu era il re FUOCO !).

Poi l’incendio si placa e l’ascoltatore si gode il suo posto all’inferno, cullato dai battimani ubriachi della silente Ein stuhl in der Hoelle, con il suo mood da taverna dei pirati e il suo inquietante quadretto familiare (E cosa ti auguri per tua madre? / Dimmelo / Le auguro un posto all’inferno). Ma la sosta dura poco, è subito tempo di risalire, piano per piano, nella casa delle bugie, appunto la Haus der Lüge che da il titolo al disco.

La title-track è il punto cruciale del disco, l’episodio più inquietante: accompagnato da ritmiche cupe e metalliche, Blixa, più interprete teatrale che semplice narratore, disegna l’allucinante descrizione di un inferno dantesco, ma percorso al contrario, in cui ognuno è condannato a essere succube del mondo che gli è dato di percepire, restando ignaro delle menzogne in cui è portato a confidare, i cechi credono in quel che vedono, i sordi in quel che sentono, e i folli in ciò che riescono a toccare.

Mentre là fuori ognuno aspetta il cemento per costruirsi il suo piano di personali menzogne, nell’attico trovi l’inquilino più inaspettato: seduto in mezzo agli angeli morti, con un fucile in mezzo alle gambe e pronto a sparsi in testa, c’è Dio e il suo destino si compie fra i giochi di parole dell’ultima strofa (Dio si è sparato /Ora un nuovo tetto può essere costruito /Menzogne! Menzogne!).

Dopo il breve Epilog, dove troviamo il neubautennostro narratore relegato in un grembo materno “umido e sgradevole” , è subito la volta di un altro dei picchi del disco, la suite in 3 movimenti Fiat Lux (a. Fiat Lux – b. Maifestspiele – c. Hirnlego).

Il primo movimento è caratterizzato da una dolcezza che ci riporta alle atmosfere di un’altra Germania, quella del Krautrock dei primi anni ’70, le tastiere e i synth rarefatti fanno da sottofondo a Blixa che, dimenticati gli inferi, canta di qualche tipo di amore (Quando vieni, porti con te la luce/Vieni splendente[...]Quando te ne vai, domandi:/Chi di noi due credi sia l’amato?/Chi di noi due è l’amato?), per 7 minuti abbondanti la quiete e la luce regnano sovrane. Si percepisce una purezza assoluta che ricorda da vicino quella di opere come Hosianna Mantra dei Popol Vuh. Ma questo non è un mantra, questa è la casa delle bugie, e così cominciano a insinuarsi grida, sirene, urla e spari a svegliarci dal torpore fino ad arrivare allo stacco netto del terzo movimento. Il Lego Cerebrale, riecco i ritmi sincopati, riecco la materia che prende il sopravvento, riecco la voce che si fa ossessiva, perde quasi il controllo sulle sue parole, sembra farsi trasportare da esse, fino al taglio finale (Penso a me alla fine/Non posso non posso /Non posso fare diversamente/Allora prendo le forbici/E taglio la mia fine).

Il disco continua su toni industriali con i sussurri sensuali di Schwindel, con la sua atmosfera a metà fra l’amore più carnale e l’eccitazione chimica, e si conclude fra le nebbie di Der Kuss, pervasa dalle suggestioni a metà fra Kraut e India, fra colpi di pianoforte e sitar, fra sussurri inquietanti e sospiri da mantra.

Ed è così, nella calma apparente, che si chiude questa grande opera, quest’ultimo capolavoro troppo spesso sottovalutato, se non del tutto dimenticato, che segna la fine della prima parte della carriera degli Einstürzende Neubauten: caduto il muro, finiti gli anni ’80, andato via N.U. Unruh, niente sarà più lo stesso.

 

Tracklist:

Haus der Lüge1. Prolog
2. Feurio!
3. Ein Stuhl in der Hölle
4. Haus der Lüge
5. Epilog
6. Fiat Lux
7. Schwindel
8. Der Kuss

 


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