Home Style&Culture Dylan Dog Fase 2: Ritorno al presente

Dylan Dog Fase 2: Ritorno al presente

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“Noi ce la mettiamo tutta per mantenerlo giovane, questo eterno trentenne. Sceneggiatori e disegnatori, e l’intera Casa editrice, sono costantemente impegnati per migliorare il livello delle storie” (Tiziano Sclavi, lettera di introduzione a Dylan Dog Numero 300 “Ritratto di Famiglia”, 2011).

Che Dylan Dog fosse un personaggio stanco, che si trascinava a malapena, ogni tanto visitando strade già note, altre allontanandosi fin troppo da casa, i fan di questo storico fumetto (creato nel 1986 da Tiziano Sclavi) se ne erano accorti già da un bel po’. Io stesso, che lo seguo dal lontano 1993, ormai da un po’ di anni finivo per comprare gli albi mensili quasi per inerzia, riponendoli su uno scaffale, e leggendoli a lotti di 5-6 in una qualche domenica dove non avevo di meglio da fare. Quando una storia superava di un pelino la sufficienza, era già una grossa emozione che comportava il telefonare a qualche amico per dirgli “dai, la storia di questo mese alla fine non era malaccio”.

Sarà l’avere avuto 10-15-20 anni in più, ma di certo non c’era la stessa trepidante attesa di una volta, di quando se tardavi di una settimana “mi dispiace, l’inedito è terminato”, di quando le storie ti rimanevano nel cuore e finivi anche per sognartele la notte. Ma se c’è stato un momento esatto in cui l’ho capito, è stato leggendo la lettera di Sclavi sul numero 300: una lettera fredda, forzata, di qualcuno che per questo personaggio forse ormai prova più odio che amore, che butta giù quattro righe di banalità terrificanti. Parole degne di una brochure aziendale: “sono costantemente impegnati per migliorare il livello delle storie”, che immensa tristezza vedere un genio come Sclavi non trovare di meglio da dire, per lo storico numero 300 della sua creatura.

Credo bisognasse essere molto distratti (o molto abitudinari, chi lo sa) per non accorgersi che Dylan Dog, per suscitare nuovo interesse, aveva bisogno di una bella scossa. Il citazionismo post-moderno di Sclavi, che prendeva a piene mani da cinema e letteratura ma sapeva bene come rielaborare il tutto, si era gradualmente trasformato in “prendiamo la sceneggiatura di quel film e mettiamoci Dylan al posto del protagonista”. L’esoterismo, il mistero e l’horror avevano lasciato spazio ad un poliziesco buonista con giusto qualche elemento straniante, una specie di Nick Raider con la camicia rossa e qualche turba psichica.

Quando ormai nessuno ci pensava nemmeno più, che roberto-recchioni-dyalndogsi potesse fare qualcosa in merito, è arrivata all’improvviso la rivoluzione. Non si sa bene come sia andata (o nel marasma di articoli, conferenze e dichiarazioni, forse me lo sono perso io): la Sergio Bonelli Editore, allarmata dal calare delle vendite, decide di fare qualcosa? Sclavi si accorge che Dylan ha ancora molto da dare e decide di fare qualcosa? Sclavi incontra qualcuno che gli sembra adatto a prendere in mano la situazione e lo investe di questo compito? (la versione pubblica credo sia più o meno quest’ultima). Chi lo sa, e che importa dopotutto.  Fatto sta che, ormai più di un anno fa, il curatore della testata cambia: dall’invisibile Giovanni Gualdoni al sovraesposto Roberto Recchioni.

Qualcuno ha detto che “quando fai le cose per bene, nessuno sospetterà che tu abbia fatto realmente qualcosa” (Futurama, 3ACV20 – Il Mestiere di Dio) ma non so quanto questo possa essere vero nel caso di Gualdoni: ha svolto per anni il suo compito di curatore senza mai intervenire veramente sulle sorti del personaggio, così “innocuo” da farci dimenticare quanto effettivamente l’operato di un curatore possa incidere su una testata. Al contrario, non credo di sbagliare (né di offenderlo) se dico che Roberto Recchioni sia l’autore Bonelli più (volontariamente) sovraesposto mediaticamente di tutti i tempi. Perennemente su Facebook a fare dichiarazioni, interagire coi lettori, postare anteprime, trovarsi in flame infiniti in cui partecipa attivamente, cercando di mantenere la calma (non sempre con successo, ma come biasimarlo). Insomma, un grosso inno al “bene o male, l’importante è che se ne parli”, che sembra funzionare alla grandissima: un rinascere diffuso dell’interesse verso Dylan Dog, che sembra cominci a riflettersi anche nei dati di vendita.

Certo, ogni tanto spunta qualcuno che si dichiara deluso, offeso, rattristato, che dice che non leggerà più Dylan Dog perché rrobe (questo lo storico nick di Recchioni sul web) è insopportabile. Ma meglio questo, o l’indifferenza verso un personaggio che vendeva comunque le sue 100-120 mila copia per pura inerzia? Secondo me, assolutamente meglio questo: un rischioso vento di rinnovamento, che spazzerà via un po’ di cose. Ma chi vivrà vedrà e bisogna gioire del fatto che ci sia qualcosa da vedere, qualcosa per cui vale la pena andare in edicola e chiedersi cosa succederà questo mese al nostro eroe.

DylanDog-Spazio-PronfondoAppena nominato, Recchioni ha annunciato le due fasi del rinnovamento di Dylan Dog: un anno di “Fase 1” (dal 325 “Una Nuova vita” al 336 “Brucia strega… brucia!”), in cui sarebbero state “rimaneggiate” delle storie già in programma, per cominciare a riportare il mood delle storie a quello di un tempo, e Angelo Stano avrebbe cambiato totalmente la realizzazione delle copertine, avvicinandosi ad una splendida vena minimal-pop-art. Questa Fase è terminata ad Agosto 2014, lasciando spazio alla Fase 2, inaugurata con il numero 337 “Spazio Profondo”: un albo celebrativo interamente a colori, una storia “fuori serie” ambientata in un lontano futuro, ricca di metafore metafumettistiche sulla condizione del personaggio stesso.

Nel numero 338 (uscito il mese scorso, Ottobre 2014), inizia la rivoluzione vera e propria con uno storico cambiamento: l’ispettore Bloch ottiene finalmente la pensione che brama dal lontano 1986 (ma non sparirà dalla serie). E il futuro si prospetta ricco di altri cambiamenti: un nuovo ispettore (Carpenter) ostile a Dylan Dog, con un assistente musulmana, Groucho avrà uno smartphone (o qualcosa di simile) che costringerà Dylan ad avere a che fare con l’odiata tecnologia e, soprattutto, vedremo un nuovo nemico (John Ghost).

La novità più grande infatti non sta in questi dettagli “sensazionalistici” , john ghost dylan dogma nel fatto che d’ora in poi verranno seguiti degli archi narrativi: gli episodi mensili saranno fruibili singolarmente, ma ci sarà una sottotrama a collegarli tutti e formare delle macro-storie, simili alle saghe tanto popolari nel fumetto USA fin dagli anni ’60. Una bella novità, per un fumetto che da quasi 30 anni vive di microcosmi usa e getta che vengono creati un mese per morire il mese dopo (sono davvero poche le storie di Dylan Dog che possono essere “collegate” fra di loro a formare un universo coerente). L’universo del Dylan Dog pre-rivoluzione continuerà a vivere sul quadrimestrale Maxi (rinominato ora “Old Boy”), mentre a quanto pare lo speciale sarà dedicato al “what if” del “Pianeta dei Morti” di Alessandro Bilotta (saga distopica ambientata nel futuro, già apparsa in due Color Fest ed un albo Gigante, raccolte in uno splendido volume da fumetteria per l’editrice Bao) e l’almanacco conterrà una storia con protagonista Bloch.

Che dire, c’è chi gioisce del cambiamento, chi si lamenta perché Recchioni copia da questo o quel videogame o film (ma Sclavi faceva lo stesso, solo che i lettori non conoscevano tutti gli Horror in bianco e nero e la fantascienza di nicchia che lui amava citare, e quindi “rompevano” di meno), tutti di certo hanno un po’ paura: ma è giusto così, non si tratta pur sempre di un fumetto horror?

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