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Andrea Buffa: il sogno di volare. La rivelazione del cantautorato italiano

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Andrea Buffa Il sogno di volareCi sono album che vanno oltre il normale schema asettico di un CD e una custodia di plastica. Album fatti di emozioni che scaturiscono da un bisogno di scrivere reale e capaci di rapirti sin dal primo ascolto.
E allora… a quel punto… è necessario scoprire lentamente ciò che si cela fra le tracce impresse su quel disco di silicio, cogliendone ogni particolare.. ogni sfumatura.

È questo il caso de Il sogno di volare, un album che ci ha rapito ed emozionato a tal punto, da metterci quasi in difficoltà. Una difficoltà positiva, intendiamoci. Perché quando ci si trova a recensire qualcosa di veramente bello, è sempre difficile rendere con le parole quelle emozioni che la musica suscita. E scrivere una normale recensione, con elenchi di canzoni e descrizioni tecniche, per questo album sarebbe stato davvero un errore.

Il sogno di volare, infatti, è qualcosa che va ben oltre la semplice composizione musicale. Andrea Buffa, Sonia Cenceschi e Gabriele Buffa (sono loro tre gli artefici di questa piccola opera d’arte) ci guidano per mano in un mondo fatto di morbidi arpeggi, parole e fisarmoniche incalzanti. Metriche capaci di disegnare nell’aria i contorni di un teatro, in cui ogni canzone si esibisce in un piccolo spettacolo.

Ed è proprio su questo palco fatto di note e parole che si susseguono le storie cantate da Andrea Buffa: un artista dalla voce Andrea Buffaavvolgente e capace di scrivere testi caratterizzati da un grande rispetto per le parole, dove ogni frase si trova al suo posto senza mai strafare. Una dimensione intima e profonda, che ricorda il cantautorato di un tempo… di quello che ormai sembra essersi perso lo stampo.

E non c’è certo da stupirsi se un grande scrittore come Carlo Lucarelli ha scelto come “colonna sonora” e titolo del suo prossimo libro, proprio una sua canzone. Stiamo parlando de Il sogno di volare, brano che rappresenta anche la title track dell’album. Lo stesso Lucarelli definisce questa canzone come “una delle canzoni con il testo narrativamente più bello che abbia mai sentito”. E, onestamente, anche secondo noi era davvero da tempo che non si sentiva un cantautore partorire dei testi così.

In particolare Il sogno di volare inizia lentamente, con un arpeggio appena pizzicato, e narra la storia di un giovane operaio extracomunitario. Tutto si svolge nell’arco di pochi istanti, quegli istanti in cui il giovane realizza il suo sogno di volare, ma cadendo da un’impalcatura al sesto piano. “Da giovane avevo un sogno, volare come un uccello; ma adesso che schiaccio l’aria col mio peso non mi pare bello. Io volo come un mattone, come un sasso, una chiave inglese; volare senza le ali è un problema, mi sembra palese”.

Uno spaccato di quella realtà che su troppi cantieri spesso viene taciuta e che nelle parole di Andrea Buffa ripercorre la vita di un uomo che a trent’anni vola incontro alla morte.

A riguardo ci piace citare una parte di un’intervista rilasciata da Buffa al sito Storiedilibri.it, in cui l’autore spiega le origini di questo brano. “E’ una canzone che ha avuto una genesi piuttosto lunga. Dentro di me ribolliva la questione delle morti sul lavoro: una ingiustificabile tragedia che macchia il nostro paese. Mentre, da cittadino, riflettevo su questa cosa, forse per guardarla un po’ da fuori, ho iniziato a scrivere. La canzone si è composta una frase per volta, risultato di tanti pensieri e tante domande e, mentre Andrea Buffa e Gabriele Buffa livescrivevo, si è arricchita di un tema drammaticamente contiguo: quello dell’immigrazione.

E continua dicendo: “Vediamo se riesco a spiegarmi: non volevo scrivere una canzone sull’immigrazione e sugli incidenti sul lavoro, avevo bisogno di esprimere come mi facevano sentire queste cose. Per farlo ho scritto una canzone, che è una storia, che ha anche una piccola radice di esperienza vissuta personalmente. È una canzone piuttosto centrale nel nostro repertorio, anche perché tocca questioni centrali nel nostro percorso di esseri umani, ed è diventata una delle storie principali del nostro spettacolo teatrale Come Api”.

L’intervista prosegue con altre domande interessanti, sia ad Andrea che agli altri componenti del gruppo (Sonia Cenceschi e Gabriele Buffa). Vi consigliamo vivamente di leggerla per conoscerli meglio :-)

Insieme a Il sogno di volare troviamo nell’album altre otto canzoni, tutte con una storia ed un’emozione da raccontare. Ci piacerebbe scrivervi di tutte un po’, ma forse riusciremmo solo marginalmente a trasmettervi le emozioni che testi e musiche riescono a suscitarci. Un’eccezione, però, la vogliamo fare per due brani. La Pazzia e Non so davvero, che insieme a Il sogno di volare sono un po’ i nostri pezzi preferiti.

Di La Pazzia, oltre ad un testo stupendo, ci ha colpito la sua costruzione musicale. Chiudendo gli occhi, sembra davvero di essere in un teatro. A noi piace immaginare un’opera riflessiva, in cui a tratti dei personaggi vengono illuminati da un tenue cono di luce. A turno ciascuno interpreta i tratti della sua follia, quando all’improvviso una massa di persone irrompe sul palco.. inseguendo freneticamente coloro che dalla folla stessa sono additati come pazzi…

Non so davvero, invece, è una passionale canzone d’amore, di cui è davvero impossibile non rimanere affascinati e stregati. “Non so Sonia Cenceschi livese è la carne che ora fa male, dentro alla stanza gelida e muta. Con la mia mano che ansiosa ti cerca e disperata ritorna vuota. Non so se è la carne a dare dolore, un dubbio triste, scuro timore. Per quelle tiepide, poche carezze, donate come fosse un favore…

Insomma Il sogno di volare è un album che crediamo farà parlare molto di sé ed è destinato a diventare un successo nazionale. Il trio Andrea Buffa, Sonia Cenceschi e Gabriele Buffa riesce davvero a regalare emozioni in un modo unico e raro. Sia per i testi di Andrea che per le splendide composizioni musicali di Sonia e Gabriele.

E a dirla tutta, già guardando semplicemente la copertina del CD, ci si accorge subito che c’è qualcosa di diverso dai soliti dischi. Già, perché la copertina non è una fotografia di gruppo, una foto d’effetto o altro del genere. Ma un disegno. Si, proprio un disegno fatto a kina… da un certo Giacomo Michelon, disegnatore di Lupo Alberto e Cattivik tanto per intenderci. Piccoli particolari, che insieme concorrono a formare un grande album.

Curiosi? Bene, di seguito trovate la copertina del CD con accanto la tracklist:

01. Manca mezz'ora 02. I fantasmi di Bariano 03. Il sogno di volare 04. La pazzia 05. Storia 06. La più bella del reame 07. Non so davvero 08. Dell'amore in via del Campo 09. Luca e il fiume 2011Il Sogno di Volare

01. Manca mezz’ora
02. I fantasmi di Bariano
03. Il sogno di volare
04. La pazzia
05. Storia
06. La più bella del reame
07. Non so davvero
08. Dell’amore in via del Campo
09. Luca e il fiume
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Non ci resta che salutarvi, lasciandovi con un video live de Il sogno di volare e a seguire il testo. Buon ascolto ;-)

Andrea Buffa – Il sogno di volare

Da giovane avevo un sogno, volare come un uccello
Ma adesso che schiaccio l’aria, col mio peso non mi pare bello
Io volo come un mattone, come un sasso, una chiave inglese
Volare senza le ali, è un problema mi sembra palese
Volare senza le ali, è un problema mi sembra palese

E questa mattina alle sei, con il buio ed un vento gelato
Sfrecciavo con il mio ciao, sembravo un ghiacciolo impazzito
Non volevo far tardi, col capo che rompe i maroni
Ci paga tre euro e settanta, all’ora se stiamo buoni
Ci paga tre euro e settanta, all’ora se stiamo buoni

Cosi Fatima e Mohamed Roberto, stamane non ho salutato
Ieri sera ero davvero stanco, però un poco abbiamo giocato
Poi li ho guardati dormire, per un’ora coprendo la luce
han sorriso per tutto il tempo questa vita ancora gli piace
han sorriso per tutto il tempo questa vita ancora gli piace

E volo che volo lento
dal sesto giù al primo piano
e ho paura che mai più potrò
dire a mia moglie quanto la amo
quanto mi piace quando i capelli
raccoglie assieme sopra la nuca
che io il canto dell’universo
lo sento quando la vedo svestita..

E c’è qualcosa che non mi torna nel poco tempo che mi rimane
che fine ha fatto quel bel ragazzo, che una mattina ha preso il mare
Sopra una zattera assieme ad altri cento, per non morire di guerra o di fame
dentro una bara semi-affondata, sicuro soltanto di non tornare

Perché diciamoci onestamente, crepare a trent’anni è proprio un peccato
perché a quel punto almeno a quaranta, nel mio parse sarei arrivato
E questo senza prendere il mare, veder mio fratello morire annegato
e dopo poi venire rinchiuso senza aver mai commesso un reato
e dopo la fuga finire schiavo, tra i pomodori dal sole bruciato

E così adesso che il sole si spegne, sopra il cantiere ed il cielo tutto
sono incazzato ed ho molta paura, ma dire male mi pare brutto
voglio che l’ultimo dei miei respiri, si stringa attorno a ciò che ho di più bello
il viso di Laura… il riso dei bimbi…

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